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La guerra ci costa 500 milioni al giorno. E domani scade il taglio delle accise

La guerra ci costa 500 milioni al giorno. E domani scade il taglio delle accise

L’analisi della presidente della Commissione Europea von der Leyen dopo i primi 60 giorni di conflitto in Iran. Attese per oggi le mosse del Governo sul fronte carburanti

È il costo dell’energia la principale variabile attraverso la quale la guerra in Iran sta facendo sentire i suoi effetti in Occidente, a partire dall’Europa e dall’Italia.
Un impatto che, dopo i primi 2 mesi di conflitto, è stato quantificato dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in 27 miliardi di euro. Ovvero quasi 500 milioni di spese aggiuntive ogni giorno per le importazioni di combustibili fossili.
In questo quadro, il Governo italiano ha provato ad ammortizzare, almeno in parte, le ricadute sui consumatori con il taglio delle accise sui carburanti. Una misura, già prorogata, che però è prossima alla nuova scadenza. La notte tra il 1° e il 2 maggio, infatti, il provvedimento terminerà di produrre i suoi effetti. Ecco perché per oggi, giovedì 30 aprile, è atteso un nuovo intervento del Consiglio dei ministri.

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Taglio delle accise: a che punto siamo

Il Governo è al lavoro per limare i dettagli sul nuovo decreto. Che, a differenza di quanto avvenuto finora, a quanto emerge non avrà lo stesso ambito di applicazione. Dal 18 marzo, lo “sconto” è stato infatti identico, pari a 24,4 centesimi al litro, per benzina e il gasolio. Ma l’andamento differenziato dei prezzi in questo periodo, con il diesel cresciuto del 24% e la “verde” al +6%, sembra spingere, come ha ammesso la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, verso un taglio di accise che intervenga soprattutto sul primo.
C’è anche l’idea di riservare i vantaggi solo ad alcune fasce più esposte, attraverso cioè agevolazioni per chi ha redditi più bassi, insieme a misure per gli autotrasportatori. Altro tema delicato su cui Palazzo Chigi deve prendere una decisione è poi la durata del nuovo taglio, che dipende dalle risorse a disposizione. L’orientamento sembra quello di puntare su 2 settimane, che costerebbero alle casse pubbliche circa mezzo miliardo contro gli 800 milioni richiesti per una misura mensile, che andrebbero ad aggiungersi al miliardo di mancate entrate fiscali già avvenuto.

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Il prezzo di benzina e diesel: cosa rischiamo

L’aggiornamento quotidiano del prezzo di benzina e gasolio sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy indica, alle ore 8 del 30 aprile, un valore medio tra gli 1,74 e gli 1,76 euro per la prima e tra i 2,05 e i 2,06 per il secondo. In Veneto, per esempio, la benzina in modalità self service è attestata a 1,739 euro al litro e il diesel, sempre con il “fai da te” a 2,039. In autostrada, invece, si sale rispettivamente a 1,801 e 2,114.
Dopo il primo taglio delle accise di marzo, la misura è stata del resto in gran parte neutralizzata dai rincari dei prezzi del petrolio.
Dall’inizio della guerra, la benzina ha fatto registrare un aumento medio di circa 7 centesimi al litro e il diesel di ben 33. Dunque, nell’ipotesi che il Governo non intervenisse con un nuovo decreto, si calcola che, da sabato 2, il prezzo alla pompa arriverebbe a quasi 2 euro per la “verde” e attorno ai 2,3 per il gasolio. Nel quadro generale, non vanno infine dimenticate le criticità sul fronte cherosene per gli aerei, per i quali, ha affermato il vicepremier, Matteo Salvini, le riserve italiane garantirebbero un’operatività fino a fine maggio.

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Von der Leyen: “Dobbiamo potenziare la nostra offerta di energia pulita”

È chiaro che solo un accordo definitivo tra Usa e Iran potrebbe risultare decisivo. Del resto, nemmeno la prospettiva di un aumento della produzione di petrolio legato all’uscita degli Emirati Arabi dall’Opec ha sortito gli effetti sperati. Anche perché, con l’annuncio di Donald Trump di un prolungamento del blocco di Hormuz, lo stretto attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale, la quotazione del barile è schizzata in alto, toccando i 120 dollari. E Ursula von der Leyen ha ammesso che le conseguenze del conflitto “potrebbero farsi sentire per mesi o anni a venire”.
Del resto, ha ricordato la presidente della Commissione Ue intervenendo al Parlamento europeo, siamo in presenza della seconda grande crisi energetica nel breve arco di 4 anni. Una situazione che, per von der Leyen, ha evidenziato come “la lezione dovrebbe essere chiara per tutti: in un mondo turbolento come il nostro, non possiamo semplicemente essere eccessivamente dipendenti dall’energia importata. La strada da percorrere è quindi ovvia: dobbiamo potenziare la nostra offerta di energia pulita, a buon mercato e prodotta in casa.”.

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Bruxelles apre agli aiuti di Stato

La presidente ha quindi ribadito l’impegno dell’Unione per la fine della guerra, la piena riapertura dello Stretto di Hormuz e un accordo di pace che includa il nucleare iraniano. Nucleare che, insieme alle rinnovabili, “nel pieno rispetto della neutralità tecnologica” dovrà far parte anche di una strategia europea coordinata, per esempio anche per quanto riguarda il riempimento degli stoccaggi nazionali di gas e delle riserve di carburante a partire da gasolio e cherosene, che punti all’indipendenza energetica.
Intanto, la Commissione ha deciso di attenuare le regole sugli aiuti di Stato, consentendo di ricorrere a un nuovo quadro di misure destinate a pesca, agricoltura trasporti terrestri e marittimi a corto raggio. È prevista, cioè, per gli Stati membri, la possibilità di compensare, con un tetto massimo di 50 mila euro per soggetto, fino al 70% dei costi aggiuntivi legati all’aumento dei prezzi di carburanti e di fertilizzanti provocato dalla crisi e determinato da ciascun Paese sulla base della differenza tra prezzo di mercato di riferimento e un prezzo di riferimento storico applicabile.

Alberto Minazzi

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