Oggi l’incontro interministeriale a Palazzo Chigi per definire dettagli fondamentali e poter poi approvare entro la giornata dei lavoratori il provvedimento che aumenta le tutele
Stipendi, giovani, donne.
Sono i 3 principali capisaldi del mondo del lavoro per i quali il Governo ha annunciato di voler aumentare le tutele attraverso il cosiddetto “decreto 1° Maggio”, che punta al contrasto del lavoro povero e al sostegno delle famiglie, rispondendo nel contempo anche alle esigenze delle imprese.
Per il provvedimento, l’Esecutivo ha scelto una data-simbolo per i lavoratori, le cui aspettative sono al centro delle misure.
Oggi è previsto un incontro che coinvolgerà i Ministeri interessati, ovvero quelli dell’Economia, del Lavoro e del Sud. Intanto, sono emerse le prime anticipazioni sui possibili contenuti, con un ampio ventaglio di possibili misure ipotizzate.
Le premesse del decreto
A determinare la situazione d’urgenza richiesta per intervenire con un decreto è la situazione di crisi internazionale, dalla quale stanno derivando pesanti ricadute per il mondo del lavoro.
Anche se è chiaro che i recenti sviluppi vanno ad inserirsi nel solco di un contesto problematico già sul piano strutturale per quanto riguarda dignità del lavoro e potere d’acquisto dei salari.

A tal fine è già stato previsto uno stanziamento di circa 500 milioni, anche se l’obiettivo è quello di riuscire a raddoppiare le risorse. Il tema centrale, anche per la trasversalità dei lavoratori coinvolti, è quello della garanzia di un “salario giusto” ai lavoratori, con il contrasto al lavoro povero. “L’obiettivo – specifica il Ministero del Lavoro in un comunicato – è quello di costruire un mercato del lavoro più inclusivo, sicuro e dinamico”.
Il “salario giusto” e il ruolo dei contratti collettivi
Un obiettivo definito “comune”, visto che il Ministero ribadisce che “il dialogo con le parti sociali resta imprescindibile”, quello di arrivare a un sistema “capace di trasformare la crescita occupazionale in benessere sociale diffuso per l’intero Paese”. Una volontà di confronto confermata dal fatto che il Governo ha lasciato decadere la delega prevista nello schema di decreto legislativo sulla contrattazione.
Accogliendo l’appello delle parti sociali, l’Esecutivo ha cioè accantonato l’idea, per la determinazione di una retribuzione minima giusta e dignitosa come previsto dalla Costituzione, del riferimento ai contratti “più applicati”.
Il punto di riferimento, come richiesto da sindacati e parti datoriali, sarebbero invece i cosiddetti “contratti leader”.

Si tratta dei contratti firmati dalle associazioni sindacali “comparativamente più rappresentative”, come già previsto all’interno del cosiddetto “Jobs Act” del 2015, al quale potrebbe essere fatto espressamente un richiamo all’interno del decreto.
Gli interventi strutturali per giovani e donne
Per quanto riguarda i giovani, il decreto dovrebbe rendere strutturale il bonus per le assunzioni a tempo indeterminato degli Under 35, attivo dal 2025 sotto forma del taglio dei contributi (tra il 70% e il 100%, con un tetto massimo di 500 euro mensili, che salgono a 650 nelle regioni della Zes) dovuti dalle aziende e rinnovato (sia pure solo fino al 30 aprile 2026 e con risorse limitate) attraverso il decreto Milleproroghe.
Lo stesso Milleproroghe ha esteso fino al 31 dicembre 2026 le agevolazioni per l’assunzione di donne svantaggiate, che prevedono un esonero di contributi previdenziali per un ammontare massimo di 650 euro mensili. Anche in questo caso, la misura potrebbe diventare strutturale, visto che, intervenendo in Parlamento, la premier Giorgia Meloni ha inserito l’occupazione femminile tra le priorità.

Gli altri possibili contenuti del decreto
Tra le altre tematiche allo studio, il Governo punta anche al rafforzamento delle tutele dei lavoratori digitali, a partire dai rider, pagati tra i 2 e i 4 euro a consegna, con la principale novità della presunzione di rapporto contrattuale subordinato con una piattaforma digitale in presenza di determinati requisiti.
Altre norme dovrebbero riguardare la sicurezza sui posti di lavoro, con maggiori tutele e un rafforzamento del contrasto a sfruttamento e caporalato.
Tra le possibili proroghe, dovrebbe essere confermato il taglio del cuneo fiscale, con la riduzione dei contributi a carico dei lavoratori, mentre si stanno valutando quelle sulla cedolare secca per gli incrementi retributivi dei rinnovi contrattuali, sulla detassazione dei premi di produttività e sull’aliquota forfettaria al 15% per indennità di turno e lavoro notturno o nei festivi.
Alberto Minazzi



