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Il Papa omaggia Gaudì, il primo architetto che sarà beato

Il Papa omaggia Gaudì, il primo architetto che sarà beato

Nel suo viaggio in Spagna, Leone XIV inaugura la torre che fa della Sagrada Familia di Barcelona la chiesa più alta al mondo

Investito da un tram a Barcelona il 7 giugno 1926, mentre rientrava dalla chiesa di Sant Felip Neri dove si era recato per confessarsi, Antoni Gaudì morì 3 giorni dopo all’Hospital de la Santa Creu dove era stato ricoverato, scambiato per un mendicante e identificato da alcuni collaboratori solo in un secondo tempo.
Da quel 10 giugno è passato giusto un secolo.
E Papa Leone XIV, che sta compiendo in questi giorni il suo quarto viaggio apostolico, proprio in Spagna, ha scelto non a caso la data per rendere omaggio a quello che fu chiamato “l’architetto di Dio” e, non a caso, è destinato a diventare il primo architetto beato.
Il Pontefice ha infatti presieduto alla messa nella Sagrada Familia, la chiesa-simbolo di un personaggio che ha interpretato l’arte come una missione di annuncio religioso.
E, in occasione della celebrazione ha inaugurato la Torre di Gesù Cristo, ultima e più alta (con i 172,5 metri) guglia della basilica, divenuta ora la chiesa più alta del Mondo.

gaudi

La Sagrada Familia: un’opera “in cammino” verso il completamento

Più che di un’eterna incompiuta, riferendosi alla grande basilica Papa Leone ha parlato di un’opera “in cammino”.
La sua storia inizia infatti nel 1882, con l’idea di costruire una chiesa dedicata alla Sacra Famiglia di Nazareth.
A lavori già iniziati, l’anno successivo Gaudì accettò di assumere la direzione dei lavori.
E il progetto, da quello iniziale di un edificio neogotico, si trasformò in un tempio in cui ogni elemento architettonico assume un significato spirituale.
Il nuovo progetto dell’architetto si ispirò alle forme della natura e ai simboli cristiani, per rendere le pietre una sorta di organismo vivo, capace di parlare della fede con una catechesi visiva.
La Sagrada Familia divenne il centro della vita di Gaudì, che ridusse progressivamente ogni altro incarico per dedicarsi quasi esclusivamente alla sua realizzazione, stabilendosi in modo semplice accanto al cantiere e dedicandosi alla preghiera, al lavoro e all’interiorità spirituale.
Dalla morte di Gaudì, di cui la basilica rappresenta il simbolo perfetto della sua eredità, il progetto proseguì senza mai fermarsi, diventando una sorta di opera collettiva che ha unito nei decenni generazioni di architetti, artigiani e fedeli. E questo nonostante una serie di grandissime difficoltà, come la perdita di molti disegni durante la Guerra civile spagnola e una serie di interruzioni e successive ricostruzioni. Ancora oggi, caso unico nella storia, l’edificio è in costruzione.

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La simbologia di torri e facciate della basilica

È già previsto che i lavori interni, con il completamento di alcuni elementi e decori, proseguiranno fino al 2028.
I volumi architettonici, però, sono ora terminati, proprio con l’installazione, a inizio 2026, della Torre di Gesù Cristo, che ospita al suo interno l’Agnus Dei dell’italiano Andrea Mastrovito.
Simbolo della centralità di Gesù nella fede cristiana e nella storia dell’umanità rappresenta anche la luce che illumina il Mondo e l’ascensione dell’uomo verso Dio.
In cima alla torre, la Croce, lunga 17 metri e ampia oltre 13, vuol essere un punto di riferimento spirituale e simbolico, segno visibile della fede che si innalza sopra la città.
Realizzata in vetro soffiato e ceramica smaltata, con 24 raggi in foglia d’oro che diffondono la luce naturale e artificiale, segue la geometria a doppia torsione tipica di Gaudì.

La guglia più alta si aggiunge alle altre 17: 1 dedicata alla Vergine Maria, 4 agli evangelisti e 12 per gli apostoli.
Il significato teologico e simbolico emerge anche dalle facciate, che raccontano ciascuna un momento della vita di Cristo. L’ultima a essere completata, insieme all’ingresso su Carrer de Mallorca, è quella “della Gloria”, che rappresenta la risurrezione e la vita eterna. C’è poi la facciata “della Natività”, dedicata alla gioia della nascita e della creazione. E la facciata “della Passione”, simbolo di dolore e di sacrificio.

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Gaudi, il venerabile “architetto di Dio”

Leone XIV è il terzo Papa che si è recato a visitare la Sagrada Familia.
Fondamentale, nel 2010, fu la consacrazione da parte di Benedetto XVI, che la definìun dialogo tra fede e architettura”, parlando di Gaudì come “architetto geniale e cristiano coerente”. Riconoscimento che risultò determinante per il passo compiuto, il 14 aprile 2025, da Papa Francesco, che approvò il decreto che ne riconosce le “virtù eroiche”, conferendogli il titolo di “venerabile”.
Antoni Gaudì, che divenne “servo di Dio” in base al processo diocesano aperto dall’arcivescovo di Barcelona nel 1998, sarà dunque il primo architetto a essere ufficialmente “beato”, quando la Chiesa Cattolica riconoscerà ufficialmente un miracolo attribuito alla sua intercessione. E potrà anche diventare “santo” qualora venga riconosciuto un secondo miracolo avvenuto dopo la beatificazione. La fama di santità dell’architetto catalano, del resto, crebbe già in vita.
Una vita che iniziò il 25 giugno 1852, probabilmente a Reus, e fu segnata fin dalla gioventù da una sensibilità artistica fuori dal comune. E già 1878, appena divenuto architetto, nel “Manoscritto di Reus” espresse la visione dell’architettura religiosa come arte capace di parlare della fede attraverso la bellezza.
La spiritualità di Gaudì crebbe poi fino agli ultimi anni, in cui visse in una piccola stanza, dedicandosi alla Sagrada Familia, alla Bibbia e al canto gregoriano.

sagrada familia

Il viaggio apostolico di Papa Leone in Spagna

Barcelona, dove il Pontefice si è trattenuto per 2 giorni, è stata la seconda tappa principale (le ultime sono alle Canarie: a Las Palmas e Santa Cruz de Tenerife) del viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna, 15 anni dopo quello compiuto da Benedetto XVI. Iniziato il 6 giugno da Madrid, prevede 12 discorsi, 5 saluti e 5 omelie.
Il motto del viaggio, che si concluderà il 12 giugno, è “Alzad la mirada”, ovvero “Alzate i vostri occhi”, tratto dal Vangelo di Giovanni.
Nella capitale, dove è stato tra l’altro il primo Papa a visitare il Parlamento spagnolo, Leone si è trattenuto per 3 giorni. Particolarmente significativo il vero e proprio bagno di folla lungo le strade e allo stadio “Bernabeu”, dove erano presenti 80 mila persone. Alle quali il Pontefice ha rivolto lo sprone a “non disperderci e non chiuderci ciascuno nel gruppo o nella realtà in cui già si sente sicuro” e a “ imparare nuovamente l’arte spirituale dell’attenzione”.
Un altro messaggio è stato lanciato poi anche da Barcelona, proprio in occasione della messa alla Sagrada Familia, davanti a 4 mila fedeli, con altrettanti assiepati all’esterno. “Non possiamo credere in Gesù e fare guerra”, ha ammonito Leone XIV con uno sguardo alla difficile situazione internazionale. “Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria”.

Alberto Minazzi

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