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Missione Hormuz: Italia e altri 5 Paesi in campo per la sicurezza delle navi

Missione Hormuz: Italia e altri 5 Paesi in campo per la sicurezza delle navi

Sottoscritta una dichiarazione d’intenti: possibile intervento, sotto l’egida dell’Onu, in una missione politica e non militare. Ma l’Iran risponde con una minaccia: “Li riterremo complici dell’aggressione”

L’Italia, insieme al Regno Unito, alla Francia, alla Germania, ai Paesi Bassi e al Giappone, è pronta ad attivarsi, sotto l’egida dell’Onu, per contribuire a mettere in sicurezza lo stretto di Hormuz, garantendo un passaggio sicuro alle navi e dunque la ripresa dei traffici commerciali.
Una missione tutta da definire, ma riguardo alla quale il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e quello della Difesa, Guido Crosetto, hanno già chiarito che non significherà in alcun modo un ingresso in guerra del nostro Paese. La dichiarazione di intenti appena sottoscritta, annunciata da un comunicato di Downing Street, è infatti un documento dal carattere esclusivamente politico e non militare.

Le mosse di Europa e Giappone per Hormuz

Chiediamo all’Iran di cessare immediatamente le minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e ogni altro tentativo di bloccare lo stretto alla navigazione commerciale”, scrivono i leader dei 6 Paesi ricordando anche che “la libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale, sancito anche dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”.

Hormuz

C’è dunque “profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto” e una ferma condanna alle azioni delle forze iraniane che hanno determinato la “chiusura di fatto” dello stretto di Hormuz, visto che le “interferenze con la navigazione internazionale e l’interruzione delle catene di approvvigionamento energetico globali costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali”. Non ci sono però, al momento, dettagli in merito a come la disponibilità a intervenire dei Paesi firmatari della dichiarazione di intenti si potrà tradurre concretamente in quello che il premier britannico, Keir Starmer, ha definito “un piano realizzabile”. In ogni caso, l’atteggiamento espresso dai leader di Francia, Germania e Olanda è improntato alla massima prudenza, escludendo un intervento finché non sarà superata la fase più calda del conflitto.

L’Italia ribadisce la sua posizione

Anche l’Italia è su questa linea, continuando a escludere un coinvolgimento diretto nel conflitto. “Ho letto interpretazioni totalmente errate – ha scritto Crosetto in una nota – sul documento approvato oggi da alcune nazioni europee e non, tra cui l’Italia. Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa”. “Non siamo parte della guerra – ha ribadito Tajani – e non vogliamo essere parte della guerra. Per Hormuz bisogna arrivare a una soluzione pacifica, che permetta di far passare i mercantili che portano fonti energetiche ma anche fertilizzanti. E dobbiamo impegnarci per questo obiettivo lavorando a livello diplomatico, per trovare il modo di concludere almeno questa parte di conflitto”. Il ministro della Difesa ha intanto anche auspicato un’iniziativa dell’Onu: “Siamo consapevoli dell’importanza per tutti di lavorare per la riapertura in sicurezza di Hormuz e riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale per raggiungere questo obiettivo”.

missione Hormuz
Il ministro della Difesa Guido Crosetto

Mosse e reazioni internazionali: la minaccia dell’Iran

Proprio l’Onu, nelle ultime ore, attraverso il proprio segretario generale, Antonio Guterres, a margine del Consiglio europeo cui ha partecipato, ha sottolineato la “cooperazione esemplare” con l’Unione Europea, attribuendole un ruolo “assolutamente centrale negli sforzi per creare un ordine internazionale basato sullo stato di diritto”. Il “lavoro a stretto contatto per trovare un passaggio sicuro per le navi attraverso lo stretto di Hormuz” tra Ue e Onu è stato confermato anche dall’Alto rappresentante europeo per la Politica estera e la Sicurezza, Kaja Kallas, sottolineando come il blocco al transito di petrolio, gas, fertilizzanti e alimenti sia “un problema soprattutto per l’Asia e anche per l’Africa”.
Proseguono, nel frattempo, anche con la Nato i vertici che vedono coinvolti i leader dei principali Paesi europei, mentre il presidente Usa, Donald Trump, ha commentato la firma dell’accordo a 6 ammettendo la maggior disponibilità mostrata dagli alleati, ma affermando anche che però “è troppo tardi”.
A preoccupare, in ogni caso, è soprattutto il messaggio del ministro degli Esteri iraniano, Seyyed Abbas Araghchi, in una telefonata con l’omologo giapponese, Toshimitsu Motegi. L’Iran, infatti, ha avvertito che considererà qualsiasi partecipazione di altri Stati al tentativo di rompere il blocco dello stretto una forma di “complicità nell’aggressione e negli efferati crimini commessi dagli aggressori”.

Alberto Minazzi

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Tag:  guerra

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