Il governo accelera sul collegamento tra Sicilia e Calabria, ma nel “Decreto Ponte” entrano anche altre grandi opere e la Laguna di Venezia
La Camera ha approvato definitivamente il cosiddetto “Decreto Ponte” aprendo ufficialmente una nuova fase per il Ponte sullo Stretto di Messina.
Formalmente il Decreto riguarda “Commissari straordinari e concessioni” ma concretamente mette assieme le strategie per sbloccare e accelerare il percorso che dovrebbe portare alla costruzione del ponte tra Sicilia e Calabria.
Non è però soltanto una legge sullo Stretto.
Riguarda anche importanti interventi sulla Laguna di Venezia, il traforo del Gran Sasso, le autostrade A24 e A25 e la Metro C di Roma.
Un pacchetto di opere considerate strategiche su cui il governo vuole correre, tagliando tempi burocratici e rafforzando i poteri commissariali.
Il Ponte sullo Stretto entra nella fase decisiva
Il cuore politico del decreto è tutto nell’articolo 1.
È lì che il governo rimette mano all’iter del Ponte sullo Stretto per evitare nuovi stop amministrativi.
Negli ultimi mesi il progetto era finito al centro di rilievi tecnici, dubbi e contestazioni sui controlli della Corte dei conti.
Con il “Decreto Ponte” arriva così un nuovo impianto normativo che ridefinisce alcuni passaggi autorizzativi, rafforza il ruolo del Ministero delle Infrastrutture e prepara la strada alla nuova delibera del CIPESS, il comitato che dovrà dare il via libera economico definitivo.

Un’opera gigantesca che continua a spaccare il Paese
Il problema è che il Ponte continua a dividere profondamente politica, tecnici e opinione pubblica.
Da una parte c’è chi lo considera il simbolo di un Sud finalmente collegato alla rete europea, capace di attrarre investimenti, migliorare la logistica e creare lavoro.
Dall’altra ci sono le accuse di chi vede nell’opera un rischio enorme sotto il profilo economico, ambientale e amministrativo.
Al di là delle rilevazioni poste dalla Corte dei Conti sulle procedure (come la scelta di riattivare una gara assegnata quasi vent’anni fa senza bandire un nuovo appalto europeo), il problema riguarda infatti anche i costi.
Le ultime stime parlano di circa 13,5 miliardi di euro.
Una cifra che, tra inflazione, rincari dei materiali e opere accessorie, rischia di aumentare ulteriormente.
Il progetto previsto è colossale: una campata centrale superiore ai 3 chilometri, traffico ferroviario e automobilistico insieme, torri alte quasi 400 metri. Se realizzato, il Ponte di Messina diventerebbe uno dei ponti sospesi più imponenti al mondo.
Nel decreto entra anche Venezia
Tra i punti meno discussi ma più delicati del provvedimento ci sono anche le misure urgenti dedicate alla Laguna di Venezia.
Il decreto interviene infatti sugli strumenti commissariali e sulle procedure legate agli interventi di salvaguardia lagunare e al sistema MOSE, il gigantesco progetto nato per proteggere Venezia dall’acqua alta.
Qui il contesto è completamente diverso rispetto al Ponte, ma altrettanto cruciale.
Venezia oggi è uno dei territori italiani più esposti agli effetti della crisi climatica: innalzamento del livello del mare, eventi estremi e fragilità strutturale della Laguna stanno aumentando la pressione sulla città.
Con il nuovo decreto il governo punta ad accelerare manutenzioni e interventi urgenti per evitare rallentamenti burocratici su opere considerate ormai essenziali.

Dal Gran Sasso alla Metro C: il modello dei “super commissari”
Nel testo trovano spazio anche misure urgenti per il traforo del Gran Sasso (fondamentale per la sicurezza idrica e autostradale del Centro Italia), per le autostrade A24 e A25, da anni al centro di polemiche sulla manutenzione e sulla gestione delle concessioni e per la Metro C di Roma.
Tutti dossier bloccati da anni che, con l’affido di maggiori poteri ai commissari straordinari, potrebbero veder presto il via libera ai cantieri.
Con il rischio, secondo le opposizioni, di ridurre il sistema dei controlli pubblici e concentrare troppo potere decisionale nelle mani di poche figure nominate dall’esecutivo.
In ogni caso, i tempi saranno ancora lunghi.
Per il Ponte sullo Stretto, per esempio, serviranno ulteriori passaggi tecnici e aggiornamenti progettuali prima di arrivare all’approvazione economica definitiva, dovranno esser effettuati gli espropri. Ma il decreto adesso è legge e ora si potrà capire davvero se resterà un progetto sulla carta o diventerà il più grande cantiere di questi anni.
Consuelo Terrin





