Nel giorno dell’inaugurazione, il 9 maggio, 10 mila persone hanno visitato l’Esposizione Internazionale “In Minor Keys”, che sarà aperta fino al 22 novembre
A un anno dalla morte della sua curatrice, avvenuta il 10 maggio 2025, è stata inaugurata la Biennale Arte “In Minor Keys” di Koyo Kouoh, la critica d’arte camerunense, naturalizzata svizzera, nominata direttrice artistica della 61^ Esposizioni Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, prima donna africana a ricoprire questo incarico.
La “sua” Biennale, perché così come lei l’aveva voluta è stata realizzata dal team da lei stessa selezionato, ha ora ufficialmente aperto i battenti a Venezia, dislocata tra i Giardini e l’Arsenale e si potrà visitare fino al prossimo 11 novembre. I numeri delle prime giornate promettono bene. Nel giorno dell’inaugurazione, sabato 9 maggio hanno affollato le location 10 mila persone, come anche nella giornata di domenica 10 già una mezz’ora prima dell’apertura dei cancelli c’erano lunghe file di persone alle biglietterie e agli ingressi.

Tanti accreditati e + 10% di pubblico nella giornata inaugurale
In questi giorni i Giardini e l’Arsenale stanno registrando un flusso continuo i visitatori, con un incremento, sabato 9 maggio 2026, del 10% di pubblico in più rispetto alla giornata inaugurale della Biennale Architettura dello scorso anno. Molti sono stati anche gli accreditati alle giornate di preapertura dedicate alla stampa. I giornalisti accreditati sono stati 3.733 di cui ben 2.641 appartenenti alla stampa estera, il 70% del totale contro il 30% italiana. Complessivamente, dal 5 all’8 maggio hanno visitato “In Minor Keys” 27.935 persone con una crescita del +4% rispetto alla Biennale Arte del 2024. Numeri che hanno portato un effetto positivo anche sul fronte alberghiero e della ristorazione con hotel quasi tutti esauriti, in particolare quelli di fascia medio-alta, e ristoranti pieni, soprattutto nelle vicinanze delle location della mostra

Quest’anno in Biennale vota il pubblico
Con l’apertura al pubblico dell’Esposizione d’Arte 2026, e dopo le dimissioni della Giuria ufficiale, sono state aperte le votazioni per i Leoni dei Visitatori di “In Minor Keys” che possono essere espressi per un artista partecipante alla Mostra e per una Partecipazione Nazionale. Il voto è aperto per tutta la durata della manifestazione. Per il Leone destinato a un artista partecipante, i collettivi di artisti sono identificati come singoli partecipanti, mentre per il Leone della Partecipazione Nazionale concorrono tutte le Partecipazioni Nazionali presenti alla 61^ Esposizione, come da lista ufficiale.

Possono votare i titolari di biglietto che hanno visitato entrambe le sedi della Mostra, ai Giardini e in Arsenale, vista comprovata dal tracciamento effettuato dal sistema di biglietteria. All’esito della verifica dell’utilizzo del biglietto per le 2sedi dopo 24 ore dal secondo accesso, la Biennale invierà via email il link per esprimere il proprio giudizio, con garanzia dell’anonimato di voto. Il titolare del biglietto può esprimere un solo voto per ciascuno dei due premi, in un’unica sessione.
La Mostra che ascolta le tonalità minori
“In Minor Keys” esplora le “tonalità minori” come metafora di resistenza, fragilità, memoria e rigenerazione. Ecco che esplorando i vari padiglioni e scoprendo le opere esposte si nota che Koyo Kouoh ha voluto privilegiare voci sommesse, relazioni umane e pratiche artistiche comunitarie rispetto a grandi narrazioni. Ha osservato realtà attive a Salvador, Dakar, San Juan, Beirut, Parigi e Nashville immaginando come l’ingegnosità e la tensione sperimentale di ciascuno possa incontrarsi con quella di altri artisti e movimenti.

Come il titolo della 61^ Esposizione Internazionale d’Arte suggerisce, “In Minor Keys”, il pensiero di Kouoh è che la missione civilizzatrice appiattisce tutto con un disprezzo condiscendente e nell’epoca contemporanea intere società ed ecologie sono trattate come danni collaterali nella corsa ostinata alla crescita, sorretta da spietatezza e avidità. Da qui il messaggio arriva chiaro: è giunto il momento di ascoltare le tonalità minori, di sintonizzarsi sottovoce sui sussurri e sulle frequenze più basse, di scoprire le oasi, le isole dove si tutela la dignità di tutti gli esseri viventi. Per la curatrice, il nucleo concettuale di “In Minor Keys” non ruota attorno a un principio astratto, ma si costruisce attraverso opere selezionate per la loro capacità di suscitare una risposta che sia insieme emotiva e razionale.
Passeggiando tra i Padiglioni ai Giardini e in Arsenale
L’Esposizione coinvolge oltre 100 artisti internazionali e si sviluppa su un percorso diffuso tra installazioni, video, performance e opere site-specific. Il percorso espositivo si snoda tra le Corderie dell’Arsenale e i Giardini, che ospitano i Padiglioni delle nazioni ospiti.

Tra questi non può mancare una visita al Padiglione Italia alle Tese delle Vergini con il progetto “Con te con tutto”, realizzato dall’artista Chiara Camoni, con la curatela di Cecilia Canziani. L’esposizione riflette sul dialogo tra esseri umani, natura e pratiche condivise, proponendo un itinerario tra installazione collocate in penombra, realizzate in argilla e arricchite con materiali naturali e scarti di plastica e opere partecipative.

Al Padiglione dell’Arabia Saudita Dana Awartani, tra i principali nomi di questa Biennale, presenta “Mai si asciughino le lacrime che piangi sulle pietre”, un’installazione monumentale composta da oltre 29 mila mattoni di argilla. L’opera a pavimento si ispira ai motivi dei mosaici arabi legati a siti culturali millenari, oggi minacciati da conflitti.
Le cartoline del Padiglione Spagna, l’Escape Room della Grecia e i bambolotti da portare con sé del Giappone
Non mancano quest’anno alcuni padiglioni particolarmente insoliti e curiosi. Ai Giardini, il Padiglione della Spagna presenta “Los restos”, un progetto dell’artista Oriol Villanova che trasforma l’intero grande spazio in uno pseudo museo, un puzzle basato sull’accumulazione ossessiva di migliaia di cartoline raccolte in vent’anni. Il colpo d’occhio è davvero sorprendente, uno sguardo sui “resti” o frammenti del passato. Alle pareti sono appese le più varie immagini, migliaia, collezionate da Vilanova nei mercatini dell’usato, riassemblate senza gerarchie per creare una narrazione alternativa alla memoria.

La Grecia incuriosisce con “Escape Room”, un ambiente immersivo che trasforma il Padiglione in una “caverna platonica” contemporanea, esplorando il paradosso dell’edificio storico e la post-verità. Andrea Angelidakis, noto per le sue ricerche su architettura, rovine contemporanee e ambienti digitali con “Escape Room” analizza il padiglione stesso, inaugurato nel 1934, anno segnato dall’incontro a Venezia tra Hitler e Mussolini e dall’inizio delle persecuzioni naziste, come una “grotta coloniale e fascista congelata”, sfidando il visitatore a fuggire dalla narrazione propagandistica e da populismo. L’ambiente interattivo fonde reale e virtuale, strutturando la realtà come un gioco, in linea con l’approccio dell’artista che unisce storia e tecnologia.

Un altro Padiglione curioso è quello del Giappone con “Grass Babies, Moon Babies” che offre un’esperienza partecipativa consegnando ai visitatori un bambolotto di circa 5-6 kg da portare con sé durante la visita.
Silvia Bolognini



