Il Consiglio supremo di difesa: “Forte preoccupazione per il moltiplicarsi dei conflitti. Ma l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra come ha ribadito il Presidente del Consiglio in Parlamento”
L’Italia è vigile, segue con apprensione e grande preoccupazione l’evoluzione in corso in Medio Oriente e pone al centro dell’attenzione la sicurezza degli italiani all’estero e dei militari in missione nei territori coinvolti dall’escalation della guerra.
Sottolinea l’importanza di lavorare con Francia, Germania e Regno Unito per coordinare la difesa, la sicurezza economica ed energetica e per intercettare eventuali minacce come lo sono stati i missili lanciati verso Cipro e verso la Turchia.
Ma resta fuori dalla guerra: non ci sarà alcuna partecipazione diretta, solo supporto logistico e addestrativo degli alleati, nel rispetto degli accordi internazionali.
Al termine del Consiglio Supremo di Difesa convocato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la posizione già espressa dal Governo in Parlamento viene ribadita dal documento finale del vertice.
L’Italia punta sulla diplomazia
“Il Consiglio ha constatato con preoccupazione che la crisi dell’ordine internazionale, incentrata sull’ONU, con la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema multilaterale anche di fronte a sfide comuni come le effettive ragioni di sicurezza legate al rischio di realizzazione di armi nucleari da parte dell’Iran, quelle relative alla sicurezza di Israele e dei suoi cittadini, alla condanna del regime di Teheran e delle sue disumane repressioni – si legge nel documento -. Nell’attuale contesto di instabilità – irresponsabilmente aperto dall’aggressione della Russia all’Ucraina – con le progressive lacerazioni della pacifica convivenza internazionale, l’indebolimento delle istituzioni multilaterali e le numerose violazioni del diritto internazionale, l’Italia è impegnata a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica”.
I timori ci sono tutti: l’allargamento del conflitto, il rischio di armi nucleari, gli attacchi ai civili, l’aumento di terrorismo e la guerra ibrida.
Ma proprio per questo, viene precisato, “l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra, come ha ribadito il Presidente del Consiglio in Parlamento”.
L’uso delle basi come da accordi bilaterali
Ribadendo che l’uso delle basi militari americane sarà garantito “nel rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti che include fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico” (ma non cinetiche), la nota ripete che “eventuali richieste che dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli accordi citati saranno sottoposte al Parlamento“.
In relazione alla situazione in Libano, il Consiglio invita Israele a non reagire in maniera spropositata agli attacchi di Hezbollah e sulla missione UNIFIL a guida italiana, dove la priorità resta proteggere la popolazione civile e le Forze Armate locali.
Condanna fermamente poi sia gli attacchi ai civili “di cui troppo sovente sono vittime bambini come nel caso della strage della scuola di Minab”, sia l’aggressione ai nostri militari a Erbil, in Iraq.
L’importanza di proteggere chi rischia in aree instabili
Espressa vicinanza e gratitudine ai nostri soldati che “con professionalità rappresentano l’Italia nelle operazioni in patria e all’estero”, il Consiglio ha confermato il massimo “impegno per la messa in sicurezza delle migliaia di cittadini italiani presenti nella regione e della decisione di fornire sostegno e assistenza ai Paesi del Golfo, amici e importanti partner strategici dell’Italia, a tutela dei numerosi militari italiani presenti in quelle aree, in base a missioni in atto e già autorizzate dal Parlamento”.
Non a caso, ancora prima delle decisioni del vertice odierno, le operazioni di rientro delle nostre truppe dislocate nell’area del conflitto è già iniziata.
L’inizio del ritiro delle truppe italiane dal Medio Oriente
A spingere l’accelerazione del Governo verso la decisione di far lasciare ai nostri soldati l’Iraq è stato l’episodio della scorsa notte, quando un drone ha colpito la base di Camp Singara a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Una mossa che, nella serata di giovedì, ha registrato una parziale retromarcia, visto che l’Esecutivo ha escluso un’immediata completa smobilitazione del nostro contingente, presente fin dal 2003, lasciando almeno al momento un presidio e continuando sia pure in forma ridotta a collaborare alla missione di addestramento dei militari curdi, evitando in tal modo anche frizioni con gli alleati. L’organizzazione del rientro degli italiani, in ogni caso, è già iniziata.

A Erbil erano rimasti 141 militari dopo la prima riduzione, precedente all’attacco aereo, dagli iniziali 300 uomini, di cui 75 sono stati spostati in Giordania e altri 102 rimpatriati con velivoli militari decollati dal Kuwait. Del contingente residuo, per 25 soldati sarebbe previsto già per le prossime ore il rientro via terra, in camion scortati prima dalle forze armate curde e poi dall’esercito turco, per raggiungere l’Anatolia, da dove partiranno in volo verso l’Italia. Almeno temporaneamente, poi, sarà ridotto anche il personale diplomatico dell’ambasciata di Baghdad e del consolato di Erbil, così come il contingente dislocato in Kuwait.
Il Consiglio di difesa dovrà invece esprimersi sul destino dei nostri mezzi schierati in Iraq, a partire dai droni e dai 4 elicotteri presenti a Erbil, nella struttura di Camp Paterna, sull’idea di un rafforzamento delle due navi impiegate nelle missioni Aspides e Atalanta e sull’eventualità di un piano di evacuazione anche per la missione Unifil in Libano.
L’attacco aereo a Camp Singara: si approfondiscono i dettagli
Sta intanto proseguendo la ricostruzione dell’attacco aereo dell’altra notte, definito “deliberato” dal ministro Crosetto all’uscita del question time in Senato. E questo in considerazione del fatto che il contingente italiano è inserito all’interno di una base Nato, condivisa fianco a fianco con gli statunitensi, che secondo l’intelligence sarebbero stati i veri bersagli insieme alle truppe britanniche. Non a caso, secondo la Difesa, il personale presente sarebbe stato preavvisato della possibilità di un possibile attacco. E questo ha consentito di evitare vittime, visto che tutti i nostri connazionali hanno fatto in tempo a rifugiarsi nei bunker. Solo nell’ultima notte, come ha dichiarato il governatore locale, l’area militare adiacente all’aeroporto di Erbil, dove trova posto anche la base italiana, sarebbe stata del resto fatta oggetto del bombardamento di 17 droni. Il lancio dei droni è stato rivendicato, in un video, dal gruppo delle “Brigate dei guardiani del sangue”, formazione di guerriglieri sciiti iracheni, ma fedeli a Teheran, le cui basi erano state colpite negli ultimi giorni dagli americani.
Quello caduto sulla base italiana, che sarebbe stato un nuovo modello in grado di volare velocissimo a bassa quota, ha centrato, nello specifico, l’area del “fortino”, che ospita il ristorante-bar della base, mandando in fiamme un paio di mezzi parcheggiati nei pressi.
La paura arriva dal cielo
La base del contingente internazionale, del resto, è presa di mira quotidianamente, anche se in precedenza si erano registrati danni prevalentemente all’aeroporto e ai terminal, con la caduta al suolo solo di schegge e rottami di velivoli intercettati dalla contraerea. Erbil è del resto uno degli obiettivi primari, nel Kurdistan iracheno, che secondo gli esperti sarebbe stato finora bersaglio di oltre 300 tra droni e razzi. Subito prima dell’attacco alla base italiana, per esempio, era stato colpito un centro congressi utilizzato dalle autorità curde. E ieri almeno due nuove ondate di droni avrebbero colpito l’aeroporto di Erbil, con feriti tra gli americani, secondo quanto riportato da alcuni funzionari britannici. Un maresciallo francese, come annunciato in prima persona dal presidente Emmanuel Macron, è invece morto in seguito a un attacco avvenuto proprio nei pressi della città del Kurdistan e sei soldati sono stati feriti. I fronti, comunque, restano numerosi, con gli Usa che continuano i bombardamenti sull’Iran e Teheran che ha risposto lanciando nella sola giornata di ieri contro gli Emirati Arabi 10 missili e 26 droni, peraltro tutti intercettati.
In Veneto, Nordest in “allerta” per i due Eurofighter alzatesi in volo da Istrana nella notte
Una condizione di estrema allerta che ha ripercussioni anche nel nostro Paese dove, nella notte tra mercoledì e giovedì, due Eurofighter del 51º Stormo sono decollati rapidamente dalla base di Istrana, nel Trevigiano, per intercettare un velivolo che aveva violato lo spazio aereo nazionale senza seguire le procedure di identificazione e autorizzazione previste.
Alcune testate locali hanno riportato che il velivolo sarebbe stato un aereo militare “saudita” in arrivo dalla Francia, mentre altri giornali hanno aggiunto che l’aereo aveva la radio spenta al momento dell’ingresso nello spazio aereo italiano.
I residenti della zona hanno segnalato boati e sirene riconducibili al decollo rapido dei caccia.
Tuttavia, non ci sono nel momento in cui scriviamo conferme ufficiali da parte del Ministero della Difesa, dell’Aeronautica Militare o di agenzie di stampa nazionali riconosciute sulla nazionalità del velivolo o sulla dinamica esatta dell’intercettazione, e le informazioni attualmente circolanti restano quindi non verificate.
Alberto Minazzi







