Il mistero dell’isola scomparsa. Riprende a Venezia la ricerca di Metamauco

Malamocco

Forse non tutti lo sanno, ma anche la laguna di Venezia ha la sua Atlantide.
Un’isola scomparsa nel nulla, di cui però restano testimonianze e leggende.
Proprio come sulla mitica isola che, secondo Platone, si trovava oltre le colonne d’Ercole e sarebbe stata inghiottita dagli abissi per intervento di Poseidone.
L’Atlantide di Venezia si chiama Metamauco.
Scomparsa nel XII secolo, risucchiata dal mare, come ci indicano fonti storiche e leggendarie, si trovava nei pressi dell’isola del Lido – ricorda il capitano di lungo corso Roberto Padoan, pronto a partire alla ricerca di Metamauco con un nuovo progetto –  Quest’isola è un luogo fondamentale per la nascita di un insediamento come quello della Venezia delle origini, perché costituisce uno dei primi nuclei”.

I misteri di Venezia

Caparbio, interessato, appassionato a ciò che fa da una vita, pronto a spendersi anche oggi, in un momento difficile come la convivenza con una malattia, Roberto Padoan di progetti in cantiere ne ha diversi.
Il più noto, è quello della ricerca della Terza Colonna di San Marco .
Ma ce ne sono altri.  Il gruppo di cui fa parte sta lavorando infatti anche sui misteri dei Templari dell’isola di San Giorgio in Alga e, appunto, dell’antico insediamento insulare di Metamauco.

Le basi per la ricerca

L’Associazione MARVE (MARINE ARCHAEOLOGY RESEARCH) si sta già muovendo in questa direzione. Formata da archeologi, sub, storici e scienziati, è pronta a scandagliare i fondali melmosi al largo dell’attuale Malamocco.
Nonostante sulla localizzazione della misteriosa isola scomparsa siano state fatte negli anni diverse ipotesi dagli studiosi, il nuovo gruppo di studio e di ricerca è convinto che, come dimostrerebbero anche alcuni ritrovamenti avvenuti negli anni ’90 durante dei lavori di ristrutturazione, l’antica Metamauco fosse proprio laddove oggi si trova Malamocco.

La chiesa del borgo di Malamocco, al Lido di Venezia
La chiesa del borgo di Malamocco, al Lido di Venezia

Metamauco tra storia e leggenda

Le cronache raccontano che Metamauco fu fondata verso la metà del Quattrocento dai Padovani in fuga da Attila.
Il suo nome, infatti, deriverebbe da Medoaco, come nell’antichità si chiamava il fiume Brenta.
In epoca romana divenne un importante porto marittimo e fu dal 743 all’ 810 città ducale.
Metamauco imponeva per questo una sua supremazia sulle altre isole.
Fu uno dei primi bersagli dei franchi. Distrutta da Pipino, vide i suoi abitanti rifugiarsi nelle isole di Rialto, dove cercarono di arrivare anche le navi avversarie, che però si incagliarono nelle secche della laguna e vennero incendiate.
Metamauco sopravvisse fino al 1105. Con meno potere e meno spessore politico per la perdita della sua supremazia, durò ancora un solo anno governata da un podestà.
Nel 1106, infatti, fu inghiottita dalle onde di un terrificante maremoto.
Nasce da questo momento la leggenda.

Metamauco e la paura dei pescatori

Fino agli anni ’60, i racconti sulle anime di Metamauco che vagavano inquiete nella profondità del mare, generarono molti timori nei pescatori nelle notti di luna piena. Chi era uscito con il suo peschereccio affrontando la paura ritornava spesso tramortito, raccontando che le reti, in un preciso punto, si erano incagliate. Chi invece non le aveva lasciate là invertendo immediatamente la rotta per rientrare, aveva avuto modo di constatare che, tanto erano state trattenute da uscire dal mare rotte.
Accadeva sempre nello stesso luogo, motivo per il quale si pensò fosse quello in cui giace sommersa l’antica Metamauco. Fu chiamato per questo “Tegnue“.

Nel 1966, il mistero delle reti trattenute fu svelato grazie alle prime ricerche di archeologia subacquea che interessarono l’area.
Un mistero, le “Tegnue”, in effetti, lo nascondevano. Ma non aveva nulla a che fare con le anime arrabbiate degli antichi abitanti di Metamauco o con vecchie mura e campanili che trattenevano le reti.
Le “tegnue” nascondevano infatti un vero e proprio tesoro dal punto di vista biologico.

L’antica isola da ritrovare

“Dobbiamo partire da dati storici, dalle informazioni che ci sono state tramandate dai cronisti, da documenti veri – dice Roberto Padoan anticipando la nuova avventura – Il grande problema di questa indagine è sicuramente il fondale. Come spesso succede nei luoghi dal fondale melmoso (come il Nilo o il Gange, per citarne alcuni) la ricerca risulta particolarmente ostica”.
Per questo, come sarà fatto nell’area antistante al Bacino di San Marco per la ricerca della Terza Colonna, sarà utilizzato uno strumento brevettato dallo stesso Padoan per rendere limpide le acque circoscritte.
Le ricerche dell’eterogeneo team MARVE saranno aperte alla partecipazione volontaria dei giovani. Una volta ottenute le autorizzazioni del caso, saranno infatti organizzati dei campus.

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