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I templari e il “mistero” di San Giorgio in Alga

I templari e il “mistero” di San Giorgio in Alga
Serigrafia San Giorgio in Alga

Sono tante, nella Laguna di Venezia, le isole che pochi degli stessi Veneziani conoscono. E ce n’è una, tra la Giudecca e Fusina, che può contare su un misterioso passato legato a somma spirtualità e una cultura di livello elevato. Il piccolo lembo di terra di San Giorgio in Alga, isola ora abbandonata, fu infatti un centro monastico da cui uscirono grandissime figure del Cristianesimo. Si insediarono qui infatti i templari, uno dei primi ordini religiosi cavallereschi cristiani del Medioevo.

Il simbolo dei Canonici di San Giorgio in Alga

Alla riscoperta di San Giorgio in Alga

A concentrare l’attenzione su questa piccola isoletta della Laguna veneziana è stato l’avvocato Danilo Riponti, veneziano ora trapiantato nel Trevigiano. Riponti, appassionato di storia e di Venezia in particolare, ha lanciato un progetto di ricerca finalizzato alla pubblicazione di un saggio dedicato a San Giorgio in Alga.
«L’oggetto dello studio che stiamo portando avanti con i miei collaboratori – spiega – è cercare di capire come una piccola congregazione nata a fine Trecento, istituita formalmente nel Quattrocento e sciolta nel 1668 possa aver generato tante figure della Cristianità ad un livello così elevato».

San Giorgio in Alga, com’era in alcuni disegni

Il “mistero” di San Giorgio

La congregazione di San Giorgio in Alga era infatti numericamente molto esigua, con solo una quindicina di canonici. E confinata in un piccolo isolotto della Laguna. Eppure fu capace di generare alcune tra le più grandi figure della spiritualità veneziana. Si formarono qui Lodovico Barbo, futuro abate di Santa Giustina, grande riformatore del monachesimo dell’epoca. E poi il santo veneziano per antonomasia, San Lorenzo Giustiniani, primo Patriarca di Venezia. Fu canonico regolare nell’isola dalla prima ora, dando un fondamentale contributo allo sviluppo del raffinato pensiero teologico dei Templari. Altra figura di primissimo piano la cui formazione parte da San Giorgio è quella di Gabriele Condulmer, cioè Eugenio IV, il cosiddetto grande “Papa Crociato”.
Una concentrazione di “eccellenze” che potrebbe secondo Danilo Riponti essere legata al fatto che la congregazione fosse protetta da Papa Gregorio XII, Angelo Correr.  Anche suo nipote Antonio, cardinale di Bologna, uno dei più grandi teologi della storia, fu confratello a San Giorgio in Alga.

L’isola San Giorgio in Alga

I Templari a Venezia

Per capire un po’ di più, è necessario fare un passo indietro e allargare la prospettiva.
Il punto di partenza è proprio la presenza dell’ordine dei Templari a Venezia.
«La nostra città – sottolinea Riponti – è stata tra le protagoniste dell’età crociata, con un ruolo strategico fondamentale negli equilibri geografici, politici e diplomatici. Era quindi inevitabile che vi si insediasse la presenza degli ordini monastico-militari, una delle più tipiche di quell’epoca».

A Venezia, così, nel XII secolo si insediarono molto presto e in modo molto importante i tre grandi ordini: Giovanniti, Templari e Teutonici.

La prima casa dei Templari a Venezia

La presenza della prima sede dei Templari a Venezia è ben documentata dalle fonti. Sorgeva nelle adiacenze di Piazza San Marco, più o meno dove oggi sorgono l’Harry’s Bar e l’hotel Luna Baglioni, là dove il bacino di San Marco si tramuta nel Canal Grande.  Si chiamava “Santa Maria in Capite Brolio” e fu realizzata anche grazie a una serie di concessioni del Governo Serenissimo, che vedeva di buon occhio la presenza dell’ordine in città. La grande potenza e influenza dell’Ordine del Tempio fece destinare la casa all’ospitalità dei diplomatici provenienti dall’Occidente latino, che qui potevano trascorrere il loro soggiorno in completa sicurezza, in considerazione della grande reputazione dei Templari a Venezia. E qui furono strette importanti collaborazioni, visto che uno degli scopi di questi ordini era proprio quello di intrecciare relazioni e trovare finanziamenti per le guerre crociate.

 

Le altre case Templari

Anche le altre case realizzate dai Templari a Venezia avevano funzioni diplomatiche.
La seconda è quella di “San Giovanni del Tempio”, nota anche come “dei Furlani” o “di Sant’Antonin”, sempre nei pressi di Piazza San Marco.
L’immobile, che oggi ospita la sede priorale dell’Ordine di Malta, svolgeva in realtà un compito leggermente diverso: quello di “ospedale”. Termine, questo, da intendersi in maniera leggermente diversa, rispetto all’accezione moderna. Nel medioevo, infatti, gli ospedali non si dedicavano solo alle cure dei malati. Offrivano anche alloggio ai pellegrini, assistenza ai forestieri, a chi transitava nel suo pellegrinaggio verso Gerusalemme e a chi voleva aggregarsi ai Crociati.
La funzione di “San Giovanni”, insomma, era parallela a quella di “Santa Maria”

I Templari e le case delle leggende

Anche in questo caso, le fonti archivistiche offrono documentazioni sufficientemente precise. Riguardo alle altre due case templari a Venezia, invece, ci si deve affidare soprattutto a leggende e spunti, non infrequenti nelle grandi capitali dell’epoca.
Una terza casa si ipotizza sorgesse a San Biagio, sull’isola della Giudecca, nei pressi della chiesa di Sant’Eufemia. In pratica, vicino all’attuale Molino Stucky. Pur senza certezze, non mancano le fonti che ne richiamano l’esistenza. La sua funzione sarebbe stata esclusivamente per ospitare il passaggio dei pellegrini verso l’Oriente latino.

La quarta “casa” a San Giorgio in Alga

Per la quarta casa templare, quella di San Giorgio in Alga, siamo infine nel campo delle pure leggende. «Ma talmente interessanti, coerenti e consolidate nei secoli – commenta lo studioso – da essere diventate in pratica una tradizione storica». In questo caso, la casa avrebbe avuto una funzione completamente diversa. Sarebbe cioè stata utilizzata come punto di smistamento dei grandi bastimenti templari provenienti dalla Terra Santa che non potevano entrare in città.
Una sorta di “offshore” ante litteram, si potrebbe dire, visto che le merci venivano scaricate su barche più piccole per essere portate al destinatario.

San Giorgio in Alga oggi

Passarono pochi decenni, dopo la sospensione dell’Ordine del Tempio decisa nel 1312 con la Bolla Clementina, prima che a San Giorgio si formasse una congregazione di religiosi. Un luogo dove i rampolli delle più importanti famiglie veneziane (dai Querini, ai Correr, ai Condulmer) potevano trascorrere momenti di vocazione religiosa molto profondi.

San Giorgio in Alga, installazione militare della II Guerra Mondiale

Il progetto si compone di 9 parti. La prima va dalle origini alla costituzione sull’isola della congregazione monastica, la seconda si incentra sulla vita della congregazione, la terza parla dell’isola dopo lo scioglimento della congregazione. Vi sono poi 5 parti dedicate alle principali grandi figure legate a San Giorgio in Alga. L’ultima si incentra invece sull’eredità spirituale lasciata dall’isola veneziana al pensiero religioso e teologico.

Il progetto su San Giorgio in Alga

Gli studi che confluiranno nella pubblicazione sono già iniziati e Riponti conta di arrivare a pubblicare presto un saggio che racconti non solo la costituzione, sull’isola, della congregazione monastica, la sua configurazione e il suo scioglimento ma ricostruisca anche le grandi figure legate a San Giorgio in Alga e l’eredità spirituale lasciata dall’isola veneziana al pensiero religioso e teologico.
«Abbiamo intenzione di approfondire con grande cura tutti gli aspetti legati alle vicende di quest’isola- sottolinea – . Io sono orgogliosissimo della mia venezianità e ritengo che questo possa essere un dono utile alla mia città. Perché Venezia ha fatto cose straordinarie, ma anche altre che sono state un po’ dimenticate».
La stessa San Giorgio in Alga, del resto, è oggi un isolotto abbandonato, quasi inaccessibile, di cui si è persa la memoria. E pure le stesse vicende legate alla sua proprietà (dopo l’acquisto da parte del Patriarcato nel 1961, l’isola fu ceduta al Comune nel 1973) sono tutt’altro che lineari.

In parallelo al libro, c’è l’intenzione quindi di portare avanti, compatibilmente con il reperimento delle risorse necessarie, anche un approfondimento archeologico.
«Sono stato contattato – racconta l’avvocato – dal gruppo di ricercatori coordinato da Roberto Padoan che si sta occupando del progetto archeologico legato alla terza colonna di Piazza San Marco». Padoan si è offerto di portare avanti insieme al suo team, con la stessa metodologia, la ricerca di testimonianze templari nell’isola. San Giorgio potrebbe infatti aver giocato un ruolo fondamentale nell’arrivo a Venezia delle tre colonne.

 

 

18 commenti su “I templari e il “mistero” di San Giorgio in Alga

  1. Cin molto piacere gradirei esser tenuto aggiornato dei vostri studi e pubblicazioni.
    Paul Pattinson


    • Con un passato così ricco di storia peccato che questa isola sia finita abbandonata e dimenticata.Onore al merito a Riporti per il suo impegno a riportare a nuova vita San Giorgio un’alga.


  2. bibliografia fonti certe solo sentito dire almeno in questo articolo. Prima del 1300 dell’isola non si conosce nulla, le colonne sono giunte a Venezia attorno al 1170.


    • Buongiorno Franco,
      è proprio a questo che dovrebbe servire lo studio di cui diamo notizia. Nel momento in cui sarà concluso, con tutte le fonti del caso, non esiteremo a dare notizia dell’esito.


    • Anamaria Beccaris

      Molto interessante!


  3. Tiziano Inguanotto

    Articolo molto interessante. Gradirei essere tenuto informato sugli sviluppi. Grazie


  4. Molto interessante non si finisce mai di scoprire cose interessanti su Venezia e la sua storia


  5. Raffaello Truccolo

    Sempre prodigo di insegnamenti capitano grazie molto interessante


    • Molto interessante, sono sempre curioso nel leggere informazioni su quest’isola. Parte della mia famiglia, tra cui anche mio papà, sono stati gli ultimi abitanti di San Giorgio in Alga, prima che venisse definitivamente abbandonata. Seguo con interesse le evoluzioni di questo progetto. Grazie


  6. Molto interessante, gradirei essere informato sull’ eventuale proseguo dell’ opera libraria


  7. I miei complimenti per lo studio e la ricerca…Venezia è e sarà sempre un’autentica miniera di notizie molto interessanti che svelano lo splendore e la grandezza di una grande Civiltà.


  8. Interessante anche la foto dell’ attacco aereo, verosimilmente britannico (forse si potrebbe anche recuperare la data e i responsabili: a me sovviene l’ operazione Bowler Hat che colpì anche la Marittima, con ingenti danni). Quello che si scorge è il lancio di razzi aria-superficie, verosimilmente da parte di cacciabombardieri degli Alleati, forse Kittyhawks o Mustangs III – prodotti americani sotto bandiere inglesi – mentre le postazioni c.a. dovrebbero essere quelle raffigurate da picoli terrapieni a ferro di cavallo. Il potere distruttivo di un razzo del genere si potrebbe equiparare ad una granata di artiglieria da 5″, con gli effetti che ben si possono immaginare! Non è improbabile che S. Giorgio in Alga ospitasse qualche ente o scuola della Marina Repubblicana o della Kriegsmarine germanica.
    Cordiali saluti e complimenti
    Bruno Fanton
    Treviso


  9. Probabilmente i reparti aerei attaccanti appartenevano al 239° Wing della Royal Air Force e la data era il 21 marzo 1945. Non mancarono i Caduti appartenenti anche alla popolazione civile.
    Nuovamente
    Bruno Fanton


  10. Bellissimo articolo, complimenti. Sarei molto interessato sugli sviluppi del progetto.
    Grazie
    Fabio Marchesan


  11. Maria Rita Furlotti, ordine architetti.Parma

    Ho condotto parziali ricerche su congregazione s. Giorgio in Alga a Parma ed il beato architettoTiiberio da Parma.


  12. Molto interessante. Vada avanti. Grazie.


  13. Ringraziando per l’articolo e per la minuziosa ricerca storica, mi sento di suggerire una ulteriore indagine sugli insediamenti Templari in Venezia, volta a prendere in considerazione il sestiere Castello, in particolare li dove si trova La Scuola Dàlmata dei Santi Giorgio e Trifone, detta anche Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, che è un edificio di Venezia situato proprio li, nel Sestiere di Castello. Facendo particolare attenzione all’impianto costruttivo esterno, soprattutto sul lato destro, dove si trovano evidenze notevoli simboliche iconografiche che traspaiono ancora sotto gli interventi di ripulitura e restauro della calle chiusa affiancata all’antica chiesa, con particolare attenzione alle mura perimetrali dell’edificio ecclesiale e del palazzo di fronte ad esso, nei dettagli soprattutto delle trasparenze sotto lo strato di nuova pittura e sulla disposizione delle finestre del lato destro con relativi evidenze in pietra e sul muro frontale, con grande Croce Patente rossa, visibilissima sotto l’imbiancatura recente. A me appaiono con evidenza tracce preesistenti di un insediamento ospitaliero dell’ordine con annessa, appunto la cappella o chiesa detta, in seguito, di Sangiorgio degli Schiavoni. Ovviamente la pianta dell’edificio é mutata nel tempo e li dove si trova ora la piccola calle chiusa, sembra esservi stata in precedenza una navata o corridoio. So peraltro con certezza, che all’interno dell’attuale chiesa dove sono presenti le Opere di Carpaccio, erano presenti fino a una quindicina di anni fa, ben riposte e conservate, molti documenti su pergamena e carta attestanti carteggi commerciali e altro con sigilli e miniate dell’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo, i Templari appunto. I documenti, da me allora visti su gentile concessione di chi soprintendeva alla cura del luogo, sono a tutt’oggi probabilmete inaccessibili o scomparsi. Nello scusarmi per la lunghezza del commento e grato della Vs. Cortesia nel leggermi, sottolineo il mio interesse per quel luogo affascinante e sul suo percorso storico che merita di essere ricostruito in relazione anche alle Vs. ricerche. Gradirei, se fossi riuscito ad interessarVi, essere informato degli sviluppi dell’eventuale ricerca a mio indirizzo mail: fuffix@yahoo.it o al mio cellulare (anche via WhatsApp} 3356798449. Distinti saluti e complimenti, Federico Bartuli.


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