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L’ISS lancia l’allarme: potrebbero esserci ancora molti cimeli radioattivi nelle case italiane

L’ISS lancia l’allarme: potrebbero esserci ancora molti cimeli radioattivi nelle case italiane
Emanatore Biodoros (@iss.it)

Dai ciondoli “curativi” agli emanatori al radio, l’Istituto Superiore di Sanità allerta: quei cimeli venduti come dispositivi di benessere tra gli anni ’20 e ’40 sono pericolosi

Per anni sono stati venduti come oggetti di benessere rivoluzionari capaci di “attivare” l’acqua e migliorare la salute.
Oggi sono cimeli d’epoca, spesso custoditi in vecchi cassetti o tra le foto di famiglia in una scatola.
E tornano alla ribalta, non tanto per collezionismo quanto perché, avverte l’Istituto Superiore di Sanità, potrebbero contenere materiale radioattivo ancora attivo.
L’annuncio è stato fatto nel corso della ricorrenza del
 40° anniversario, lo scorso 26 aprile, della peggior tragedia nucleare di tutti i tempi, quella di Chernobyl ed è stato amplificato attraverso un podcast.
“Una persona – vi racconta Barbara Caccia, del Centro nazionale per la protezione dalle radiazioni e fisica computazionale – ci ha contattati dopo aver rinvenuto, proprio in casa, un vecchio cimelio di famiglia, simile ad un ciondolo, conservato per anni e improvvisamente, divenuto fonte di preoccupazione”.

L’Emanatore Biodoros: un pericolo

Sulla parte superiore dell’oggetto, infatti, i proprietari hanno notato l’incisione della parola “radiogeno”.
Il ciondolo, rimasto per decenni in una stanza in cui per un mese, tra l’altro, ha dormito una bambina di appena un anno, è stato subito esaminato dal personale del laboratorio radiazioni dell’Iss, che vi hanno riconosciuto il marchio “Biodoros”, una ditta di Milano attiva tra gli anni ’20 e ’40 dello scorso secolo. Tra i suoi prodotti più diffusi, il cosiddetto “Emanatore Biodoros”, corrispondente all’oggetto appena rinvenuto. Ovvero un contenitore, spesso in ceramica o metallo, che doveva essere riempito d’acqua e al cui interno doveva essere immersa per una notte una piccola quantità di radio.
Potrà sembrare strano, ma un tempo la radioattività non era temuta e anzi, le si riconoscevano addirittura proprietà benefiche.

La “cura” radioattiva: quando il radio era medicina

Come spiega l’Iss, la mattina successiva all’operazione, l’acqua risultava in tal modo arricchita di un gas radioattivo, ovvero il radon, prodotto dalla trasformazione del radio, attraverso il processo tecnicamente chiamato “decadimento”. Questa acqua radioattiva, erano le indicazioni, andava bevuta in quanto in grado di constrastare varie malattie, tra cui reumatismi, stitichezza e ipertensione.
A sostenere questa pratica era la teoria della cosiddetta “ormesi da radiazioni”, che aveva preso piede quando a livello scientifico era ancora limitata la conoscenza degli effetti delle radiazioni ionizzanti. Si riteneva cioè che un’esposizione a bassi livelli di radiazioni, come quelle prodotte dal radon disciolto in acqua, non solo non fosse dannosa, ma addirittura benefica per l’organismo, associandone il consumo a vitalità, energia e rigenerazione.
Per questi motivi, ricorda l’Istituto, vennero commercializzati numerosi dispositivi destinati a rendere l’acqua radioattiva: contenitori e brocche arricchite di radio, ma anche oggetti, come il ciondolo-emanatore ritrovato dalla signora.
Di quei ciondoli ne furono prodotti e venduti, in farmacia e nei negozi di forniture mediche, numerosissimi esemplari, come oggetti pensati per il benessere personale.

Oggetti radioattivi in casa (@iss.it)

Oggetti radioattivi in casa: come identificarli

Stimare quanti di questi oggetti siano ancora presenti sul territorio italiano, ammette l’Iss, è impossibile “ma esiste diffuso consenso sul fatto che si tratti di almeno qualche migliaio di dispositivi”. Anche se allora considerati un lusso, come testimonia anche il design ricercato e moderno per quegli anni, non è dunque impossibile che qualcosa di simile riemerga anche nelle nostre abitazioni. L’Istituto, dunque, fornisce alcune indicazioni da seguire qualora ciò accadesse.
In primo luogo, gli oggetti, pur non essendo sempre facile, vanno riconosciuti. Si tratta principalmente di dispositivi per contenere acqua o per essere immersi in essa, tra cui brocche in ceramica, infusori metallici o filtri con pastiglie.
Ma potrebbe trattarsi anche di oggetti per la cura della persona, come spazzole per capelli, creme per il viso, fanghi termali, cinture lombari e compresse scaldanti.
In generale, poi, possono aiutare incisioni ed etichette, spesso in italiano, latino o francese, ricercandovi parole considerate esemplificative come “radiogeno”, “radioattivo”, ma anche “emanazione”, “attivatore” o “revitalizzatore”, perché tali erano considerati questi oggetti. In alcuni casi, poi, veniva espressamente segnalata la presenza di componenti radioattivi attraverso icone di fulmini, soli splendenti o figure umane stilizzate che irradiano energia.

I comportamenti da seguire

“Qualora si scoprisse, o anche solo si ipotizzasse, di avere uno di questi oggetti in casa – prosegue l’Iss – l’indicazione è quella di non tentare in alcun modo di aprirli o manometterli, magari per investigarne il contenuto, e di non gettarli nella spazzatura comune”. La condotta consigliata è invece quella di conservarli all’interno di un locale poco frequentato, meglio se ben aerato.
“Nel caso in cui l’oggetto risultasse fessurato, deteriorato in qualche sua parte, o contenesse delle porzioni in matrice porosa polverizzabile – continua l’Istituto – è opportuno chiuderlo in un sacchetto di plastica sigillato”. Per conoscere le modalità di smaltimento e le corrispondenti procedure da seguire, va infine contattato il nucleo Nbcr dei Vigili del Fuoco, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente competente o l’Istituto Superiore di Sanità.

Alberto Minazzi

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