Dal 95% delle decisioni inconsapevoli alla leadership empatica: un’imprenditrice veneta lancia “Let’s Experience” per dimostrare che il vero vantaggio competitivo delle aziende è l’energia umana
L’evento si chiama “Let’s Experience” ed è organizzato dal team tutto femminile dell’agenzia Giova Experience di Montebelluna (Tv), guidato da una giovane imprenditrice veneta con un background nel mondo degli eventi e marketing sportivo. Un appuntamento concepito per stimolare una nuova visione strategica attraverso il confronto tra grande industria, scienza, sport e alta cucina.
“Non siamo macchine pensanti che si emozionano, ma macchine emotive che pensano – spiega Elisa Giacon -.Per troppo tempo ci hanno insegnato a separare la ragione dal cuore ma la scienza e la storia d’impresa dimostrano esattamente il contrario. Il 95% delle nostre decisioni – afferma l’imprenditrice – nasce a livello non consapevole, guidato da intuizioni, empatia e sfide che accendono il coraggio. L’emozione è la vera leva strategica dietro ogni scelta che conta, l’azione è ciò che trasforma quell’energia in fatturato, innovazione e cultura aziendale”.
Let’s Experience, che si tiene oggi al Centro Porsche di Treviso, vede alternarsi sulla scena i big dell’imprenditoria, (da Federico Zoppas a Silvia Moretto D.B. Group con un focus sull’empatia come barriera competitiva e Giovanni Denaro (Coca Cola), l’astronauta Paolo Nespoli e lo chef doppio stellato Michelin Lionello Cera.
Un percorso tra visione aziendale, space economy, resilienza sportiva e cucina d’autore con anche gli interventi di Vincenzo Russo, Aldo Serena, Nicola Amoruso e Nadia Battocletti.
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Elisa Giacon, partiamo da una provocazione: per anni abbiamo pensato che, per essere credibili nel lavoro, bisognasse mettere da parte le emozioni e affidarsi ai numeri. Lei propone di ribaltare questa convinzione. Perché oggi abbiamo bisogno di riportare le emozioni dentro il mondo degli affari?
Perché le neuroscienze cognitive hanno definitivamente dimostrato che il mito della decisione puramente razionale non esiste: senza risposta emotiva, la scelta diventa biologicamente impossibile. Per decenni ci hanno raccontato che la leadership richiedesse distacco e freddezza, ma la realtà del mercato globale dimostra il contrario. I bilanci e i KPI misurano soltanto il passato, ciò che accende il futuro di un’azienda è la “Human Energy” – l’unico vero asset competitivo che non subisce inflazione -. Riportare l’emozione negli affari non significa abbandonare il rigore o i dati, ma capire che l’emozione è la leva strategica che accende la decisione, mentre l’azione è ciò che la trasforma in fatturato, innovazione e cultura aziendale”.

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Può raccontarci una situazione concreta in cui un’emozione, un’intuizione o una passione hanno cambiato una decisione e prodotto un risultato misurabile?
Sul nostro palco portiamo storie aziendali dove l’emozione viscerale si è convertita in dinastie industriali ed eccellenza globale. Un esempio è la nascita di un’icona mondiale da una folgorazione spaziale (Tecnica Group): Il 20 luglio 1969, mentre il mondo assisteva allo sbarco sulla Luna, Giancarlo Zanatta fu catturato dall’emozione collettiva di quel momento e dalla forma degli scarponi degli astronauti. Quell’intuizione “folle” fu protetta con un rigore manifatturiero assoluto, dando vita al Moon Boot: non un semplice prodotto da neve, ma un’icona del design esposta al MoMA di New York e motore di un gruppo internazionale. E ancora: la “sartorialità delle relazioni” nel lusso (Kiton). Quando Kiton deve consegnare un abito su misura a leader mondiali del calibro di Mark Zuckerberg, non effettua una semplice spedizione. Organizza una cena privata con uno chef 3 stelle Michelin a casa del cliente: trasforma una transazione commerciale in un momento memorabile che entra nella memoria emotiva, creando una fedeltà di marca e una reputazione che nessun algoritmo potrà mai replicare. Un altro esempio? L’energia umana nella logistica globale (D.B. Group): Silvia Moretto ha applicato la leadership empatica a un settore tradizionalmente rigido e numerico come quello dei trasporti e dei magazzini. Coltivare l’entusiasmo e la motivazione delle oltre 1.000 persone del team si è rivelato il fattore differenziante per garantire precisione operativa millimetrica e performance in 79 uffici nel mondo”.

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Come si riconosce un’esperienza che lascia davvero un segno da una che, pur essendo spettacolare, si esaurisce nel momento in cui finisce?
La differenza risiede tutta nel nostro claim: “Beyond emotion. Into action.”. Un evento spettacolare fine a se stesso crea una scintilla momentanea, ma si spegne non appena si spengono i riflettori. Un’esperienza autentica, invece, si riconosce perché si traduce in un’azione concreta, modificando la prospettiva e il comportamento di chi la vive. Non ci limitiamo ad affascinare la platea con storie o scenografie: integriamo le evidenze scientifiche con il rigore organizzativo, quella che chiamiamo “ingegnerizzazione dell’azione“. Quando l’emozione tocca il cuore e viene subito agganciata a strumenti di leadership, la persona non torna in azienda come prima: trasforma quell’ispirazione in decisioni, fiducia per il proprio team e valore economico di lungo periodo”.
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Il programma mette insieme grandi imprenditori, scienziati, astronauti, campioni sportivi e protagonisti dell’alta cucina. Che cosa hanno in comune persone che lavorano in mondi apparentemente così lontani? E che cosa può imparare da loro una persona che gestisce una piccola azienda, lavora in ufficio o sta semplicemente cercando di migliorare nel proprio mestiere?
“Il filo rosso che unisce mondi all’apparenza distanti è la disciplina della prestazione a “errore zero“, la cultura del fare e l’ossessione per il dettaglio. Sia che si debba garantire la sicurezza dei moduli della NASA diretti verso la Luna, servire un piatto da due stelle Michelin durante un servizio frenetico, gestire il pit stop in Formula 1 o piazzare l’allungo vincente in una finale olimpica, il principio sottostante è identico: il talento puro non basta, serve un metodo rigoroso e la capacità di sincronizzare la Human Energy verso un obiettivo comune. Da queste testimonianze, chiunque guidi un team o lavori in ufficio impara tre lezioni fondamentali. La prima rifiuto degli alibi ed estrema adattabilità: chi si adatta al cambiamento vince, chi cerca scuse rimane a terra. Numero due: la disciplina dei dettagli quotidiani: i grandi traguardi non nascono da isolati colpi di fortuna, ma dalla costanza dei piccoli gesti di ogni giorno. Terza l’umiltà del lavoro di squadra: anche nei contesti più tecnologici o individuali, il singolo brilla soltanto se l’intera squadra funziona con lo stesso battito”.

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Colpisce la presenza di Paolo Nespoli e il riferimento all’Overview Effect, il cambiamento di prospettiva che alcuni astronauti raccontano dopo aver visto la Terra dallo spazio. Che cosa può insegnare questa esperienza a chi deve prendere decisioni sulla Terra, magari in un’azienda, in una squadra o nella propria vita?
“L’Overview Effect rappresenta la forma più alta di visione d’insieme. Quando un astronauta guarda la Terra dallo spazio, i confini geografici scompaiono e rimane soltanto la percezione di un unico sistema fragile e interconnesso. Per un imprenditore o un manager, questa esperienza insegna a superare i “silos” e gli individualismi aziendali per riscoprire il valore di “fare sistema”. Nello Spazio, dove la sopravvivenza dipende dalla fiducia totale riposta in ogni singolo bullone e in ogni compagno di missione, si comprende che la tecnologia più avanzata è nulla senza la sincera coesione umana. Applicare l’Overview Effect alla quotidianità significa alzare lo sguardo dai problemi contingenti a corto raggio, prendendo decisioni coraggiose guidate da una visione strategica ad ampio respiro”.
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Perché ha scelto proprio il Centro Porsche Treviso come cornice? Che cosa aggiunge un luogo associato all’ingegneria, al design e alla performance a un evento che vuole parlare di emozioni, leadership e relazioni?
Abbiamo scelto il Centro Porsche Treviso perché rappresenta il tempio in cui la passione si trasforma in precisione ingegneristica e design iconico. Per questa serata, la struttura e i suoi spazi cambieranno pelle trasformandosi in una galleria d’arte a quattro ruote, con quattro Porsche leggendarie dislocate in modo altamente scenografico lungo tutto il percorso dei nostri ospiti. Nella sala principale d’accoglienza: una mitica Porsche 550 RS Spyder da collezione – un capolavoro di storia dell’automobilismo portato dal nostro partner Azimut – per dare un benvenuto mozzafiato. Poi l’anima competitiva: una Porsche Racing firmata Garbellotto, simbolo della ricerca esasperata della prestazione in pista. Nella sala conferenze: due vetture posizionate ai due poli dello spazio – una proprio accanto al palco e l’altra sul lato opposto della sala – per avvolgere la platea in un’atmosfera immersiva a 360 gradi. La presenza di queste quattro icone non è un semplice ornamento, ma un preciso messaggio visivo: dietro ogni dettaglio capace di far battere il cuore non c’è mai soltanto fredda metallurgia, ma una storia fatta di visione, ingegno umano e cura maniacale della relazione. Ospitare un summit dedicato alla “Human Energy” dentro un tempio della performance d’eccellenza dimostra che la tecnologia più avanzata e la bellezza estetica non sono l’alternativa al cuore, ma la sua forma più alta di realizzazione sul campo”.















