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Gas, il prezzo vola. Lo spettro di un nuovo 2022

Gas, il prezzo vola. Lo spettro di un nuovo 2022

Al Ttf di Amsterdam quotazioni vicine di nuovo ai 100 euro al Mwh. Cosa può succedere alle le nostre bollette

È un “primato” di cui avremmo fatto volentieri a meno. Tanto più adesso che è arrivato il primo freddo e abbiamo iniziato ad accendere gli impianti di riscaldamento.
Al Ttf di Amsterdam, il mercato di riferimento continentale, il prezzo del gas è tornato a sfiorare i 100 euro al megawatt/ora. Una quotazione che in Europa non si raggiungeva da fine 2022.
Ed è proprio il riferimento a 4 anni fa a fare maggiormente paura. Perché il raggiungimento di quei livelli da parte del metano determinò la pesante crisi energetica in seguito all’esplosione del conflitto in Ucraina.
E anche se il picco del 26 agosto 2022, con il record storico di 340 euro al Mwh, è per ora fortunatamente ancora lontano, torna ad aleggiare lo spettro di un inverno di grande difficoltà.

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Il prezzo del gas e il peso dell’inverno

Il confronto dei prezzi attuali con quelli di inizio anno, infatti, è inquietante.
Se a gennaio il gas all’ingrosso si pagava in Europa circa 28 euro al Mwh, gli ultimi dati, aggiornati alle 8.45 di oggi, mercoledì 28 ottobre 2026, fissano il prezzo a 97,95 euro, con un ulteriore aumento rispetto alla chiusura di ieri, avvenuta a quota 96,061. In 10 mesi, insomma, si è registrato un aumento che supera il 230%. E, secondo gli esperti, la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare.
Non viene infatti escluso il rischio di raggiungere anche i 150 euro al Mwh. L’ipotesi è ritenuta purtroppo realistica. E il suo realizzarsi dipenderà dalla combinazione di una serie di fattori. Una prima variabile determinante sarà quella del clima.
Se il prossimo freddo sarà particolarmente freddo, aumenterà infatti la domanda di metano e ciò spingerà ulteriormente i prezzi. Con una serie di reazioni a catena.
L’impatto prodotto dall’aumento dei prezzi del gas inizierebbe cioè a manifestarsi con il rincaro delle bollette (sia del gas che della luce) delle famiglie, ma anche da quelle delle imprese. A loro volta, queste aumenterebbero i prezzi dei prodotti industriali. Con un’ulteriore accelerazione dell’inflazione, ma anche un rallentamento della crescita economica.
Un quadro che, addirittura, potrebbe influenzare anche le decisioni della Banca Centrale Europea.

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Le scorte ridotte

Ancor più preoccupanti, perché basate sugli attuali dati reali, sono le considerazioni sulle scorte di metano in Europa, ai minimi per questo periodo dell’anno. La situazione è aggravata dalle difficoltà negli approvvigionamenti per il blocco delle forniture dal Medio Oriente, che potrebbe anche registrare ulteriori tagli.
Nell’ultimo aggiornamento della Gas Infrastructure Europe, il riempimento degli stoccaggi di gas nell’Ue si attesta al momento a circa 845 terawatt/ora.
Si tratta di una quantità pari a circa il 74,6% della capacità totale. È però un valore decisamente inferiore non solo al 98,5% del 2023, ma anche alla media, dell’86%, registrata a fine ottobre negli ultimi 5 anni.
Quanto meno, con l’89,9% (circa 183 Twh), l’Italia è messa meglio di altri grandi Paesi come Francia (87,7%) e Germania (61,2%). Un vantaggio però relativo, visto che il mercato di riferimento per la formazione del prezzo del gas è quello dell’Unione nell’insieme.
Già se le forniture dal Medio Oriente ripartissero a inizio 2027 e se l’inverno non fosse particolarmente rigido, la società di ricerca energetica Wood Mackenzie calcola che a fine marzo le riserve di metano potrebbero scendere a una quota tra il 17% e il 20%. Con un quadro peggiore, uno dei rischi sarebbe allora quello di protrarre la crisi anche in primavera, quando ripartirà la corsa al ripristino delle scorte da parte dei vari Paesi.

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Potrebbe servire un taglio del 7% dei consumi

Ana Maria Jaller-Makarewicz, responsabile per l’Europa dell’analisi energetica presso l’Institute for Energy Economics and Financial Analysis, ha sottolineato che potrebbe servire in questo inverno una riduzione del 7% nei consumi. Tagli che dovrebbero essere attuati anche dalle famiglie per contenere la spesa per il riscaldamento. Jaller-Makarewicz consiglia per esempio di abbassare il termostato di un grado, risparmiando così fino al 10% della bolletta.
Ancora, aiutano a contenere la spesa la riduzione della temperatura dell’acqua calda e un migliore isolamento delle abitazioni dalle correnti d’aria. Bisogna infatti considerare che, con costi di gas nei contratti futures pari oggi a quasi 3 volte quelli dello scorso inverno, la componente energetica della bolletta potrebbe spingere rincari stimati nell’ordine di 6-700 euro per un nucleo che consuma 10 mila Kwh nell’arco dell’intero inverno.

La dipendenza energetica dell’Europa

L’Europa, nonostante la volontà di cambiare rotta dopo la crisi del 2022, non è ancora riuscita a intervenire efficacemente per ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia.
Una condizione che rende il continente ancora vulnerabile agli shock internazionali.
E un problema particolarmente sentito in Italia, che importa circa il 75% dell’energia consumata.
Se è avvenuto, insomma, un ripensamento sul piano dei Paesi fornitori, anche una quota dell’8% sul totale del gas importato in Europa come quella del Qatar, interessato dalla chiusura dello stretto di Hormuz, può risultare sufficiente, a fronte di un blocco come quello in atto da maggio, per mettere sotto pressione il mercato. Senza dimenticare che, nel 2027, scatterà il divieto di importare in Ue gas prodotto dalla Russia, che rappresenta ancora un 20% del totale.

Alberto Minazzi

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Tag:  caro energia, gas