Supercelle, vento oltre i 90 km/h e allagamenti: il Veneto conta i danni mentre gli esperti avvertono che il peggio potrebbe non essere ancora passato
Sembrava dovesse arrivare il primo assaggio d’estate.
Invece l’Italia si è ritrovata nel mezzo di un gigantesco flipper atmosferico: grandine grossa come palline da golf, vento da tempesta, nubifragi improvvisi e perfino neve fuori stagione sulle Alpi.
Le immagini più pesanti arrivano dal Veneto, dall’Emilia-Romagna e dalla Lombardia orientale, dove campi devastati, vigneti distrutti, tetti scoperchiati e strade allagate stanno lasciando dietro di sé una lunga scia di danni.
In Veneto, soprattutto tra il Veneziano e il Trevigiano, le grandinate hanno colpito vigne, mais e frutteti con perdite che in alcune aree arrivano fino al 100%. In Emilia-Romagna il ghiaccio ha piegato raccolti e serre nel Modenese, mentre nella pianura bresciana si contano aziende agricole allagate e colture distrutte.
Il peggio deve ancora arrivare
E il peggio, secondo gli esperti, non è ancora passato.
“Può andare peggio di così? Purtroppo la risposta è sì”.
Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, non usa mezzi termini nel descrivere quello che sta per accadere sull’Italia. Una nuova perturbazione atlantica è pronta infatti a colpire il Paese proprio mentre fiumi, terreni e sistemi fognari sono già messi sotto pressione da giorni di piogge quasi ininterrotte.

Il rischio maggiore è quello idrogeologico.
Quando il terreno assorbe troppa acqua in poco tempo, infatti, perde stabilità: è in queste condizioni che possono verificarsi frane, smottamenti e allagamenti improvvisi, soprattutto nelle aree collinari e lungo i corsi d’acqua minori.
“L’Italia si prepara ad affrontare un‘ulteriore e severa ondata di maltempo che andrà a colpire terreni già saturi, aggravando sensibilmente il rischio idrogeologico con possibili allagamenti e frane”, anticipa Tedici.
In arrivo la tempesta perfetta
A rendere ancora più esplosiva la situazione sarà il vento.
Nelle prossime ore arriverà una violenta libecciata, cioè un intenso flusso di vento caldo e umido proveniente da sud-ovest, capace di far impennare il moto ondoso sul Mar Ligure fino a onde di 4 o 5 metri.
“Ci aspetta un’altra “sberla” da parte di Eolo – dice ancora il meteorologo – venti oltre i 90 km/h spazzeranno il Mar Ligure e i crinali appenninici, la neve si spingerà fino a 1300 metri e, soprattutto, avremo un elevato rischio di grandinate in Pianura Padana”.
Le supercelle che preoccupano agli esperti
Ma il termine che sta attirando l’attenzione di meteorologi e Protezione Civile è soprattutto uno: supercelle.
Le supercelle sono i temporali più violenti e organizzati che esistano.
A differenza dei classici rovesci estivi, al loro interno si forma una gigantesca corrente ascensionale rotante — chiamata mesociclone — che fa letteralmente ruotare il temporale su se stesso. È proprio questa struttura a renderli così pericolosi: possono produrre chicchi di grandine enormi, raffiche distruttive e, nei casi più estremi, persino tornado.

Veneto in ginocchio: campagne devastate e tetti scoperchiati
L’area più esposta sarà ancora una volta la Pianura Padana centro-orientale, con il Veneto tra le regioni osservate speciali.
Qui il maltempo ha già lasciato il segno.
Tra l’11 e il 13 maggio raffiche fino a 116 chilometri orari, piogge torrenziali e grandinate hanno colpito diverse province, costringendo la Regione Veneto a dichiarare lo stato di emergenza regionale.
I Vigili del Fuoco hanno effettuato oltre 90 interventi in poche ore per alberi caduti, tetti scoperchiati e strade allagate.
Il conto dei danni è ancora in aggiornamento, ma il settore agricolo parla già di perdite pesantissime.
Secondo le prime ricognizioni di Coldiretti Venezia, nelle zone tra Ceggia, Noventa di Piave, Annone Veneto e San Stino di Livenza i danni a vigneti e colture di mais oscillano tra il 35% e il 100%. Colpite duramente anche le campagne del Trevigiano, soprattutto tra Conegliano, Oderzo e Susegana.
Freddo record e neve fuori stagione
E mentre il Nord combatte con nubifragi e grandinate, sulle Alpi torna addirittura la neve.
“Il quadro meteorologico subirà un ulteriore tracollo venerdì 15 maggio con un drastico calo termico che spingerà le massime sotto la soglia dei 14-15 gradi anche sulle regioni centrali, consegnandoci una metà di maggio tra le più fredde degli ultimi decenni”, informa Tedici.

Che aggiunge: “la quota neve scenderà in modo anomalo fino a 1200 metri sulle Alpi”.
Tra venerdì e sabato il maltempo continuerà a colpire gran parte della Penisola con un’alternanza quasi schizofrenica di sole improvviso e temporali violentissimi. È il classico comportamento delle perturbazioni primaverili più dinamiche: masse d’aria fredda in quota incontrano aria più mite e umida nei bassi strati creando enormi quantità di energia atmosferica.
Dopo il 20 maggio cambia tutto
Poi, però, potrebbe cambiare tutto. Secondo i modelli meteorologici, già da domenica l’anticiclone inizierà lentamente a conquistare il Mediterraneo riportando stabilità e temperature in forte rialzo.
“A partire da domenica 17 maggio avremo un miglioramento con un graduale ingresso di un solido anticiclone che garantirà sole prevalente e temperature in sensibile, netto aumento“.
“Considerando il trend climatico degli ultimi anni, potremmo quasi scommettere sull’inizio di una lunghissima e ininterrotta fase termica calda e sopramedia, destinata a durare dalla seconda decade di maggio fino a metà ottobre -scommette il meteorologo -. Quando in piena estate dovremo fare i conti con l’afa asfissiante, minime notturne di 23-24°C e massime diurne oltre i 34°C, finiremo sicuramente per rimpiangere queste grigie giornate in giacca a vento”.



