L’allarme di Onu e Organizzazione meteorologica mondiale: Terra nella zona di pericolo del clima estremo
Non ci sono solo i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale, a rendere il clima sempre più torrido.
El Niño, l’importante fenomeno climatico periodico che comporta il riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centrale e orientale, ha raggiunto “proporzioni gigantesche”, lancia l’allarme il segretario dell’Onu, Antonio Guterres. “Il mondo si trova nella zona di pericolo delle condizioni meteorologiche estreme”, aggiunge.
E non finisce qui.
L’agenzia delle Nazioni Unite per il clima stima che il fenomeno durerà fino a febbraio, diventando “molto intenso”, forse il più intenso degli ultimi 1.000 anni, stima il “Guardian”. E, così, con tutta probabilità, il 2027 supererà i record del 2024, diventando l’anno più caldo mai osservato.
Le conseguenze dello straordinario El Niño
La segretaria generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, Celeste Saulo, descrive un quadro attuale già critico, tra sconvolgimenti e devastazione causati da siccità e inondazioni.
Gli incendi boschivi in Indonesia e Sud-est asiatico si stanno aggravando, le piogge monsoniche in India si stanno indebolendo (-16% ad agosto). E il Programma alimentare mondiale sottolinea che lo scorso mese El Niño rischia di aver spinto circa 50 milioni di persone in una situazione di fame acuta.
E se sull’Atlantico tropicale l’ambiente appare meno favorevole agli uragani, la previsione è, se possibile, ancor più drammatica: secondo Saulo, questi impatti sono destinati ad aumentare in proporzione all’intensificazione del fenomeno. E lo faranno a livello globale, con un maggior rischio di incendi in Australia e inondazioni più intense in Sudamerica. “El Niño ha il potenziale di infliggere un colpo devastante alle comunità e alle economie di tutto il mondo”, afferma.
Caldo: l’Europa, l’Italia e il futuro
Quanto agli impatti in Europa, dove l’influenza di El Niño è più indiretta, ancora non è possibile parlare di chiari segnali. Per sapere se la sua impronta diventerà realmente riconoscibile, bisognerà dunque attendere l’espressione massima del fenomeno, attesa con l’avvicinarsi dell’inverno.
Al momento, per quanto riguarda l’Italia, quello con cui fare i conti è ancora l’anticiclone africano che, secondo le previsioni di iLMeteo.it., provocherà la 6^ ondata di calore da oggi a mercoledì 9 settembre.
Nel frattempo, ad aumentare la preoccupazione per il futuro, c’è anche il nuovo rapporto pubblicato dall’Unep, l’agenzia Onu per l’ambiente. La previsione per i prossimi anni indica infatti una crescita della temperatura globale media di almeno 1,8 gradi rispetto al periodo preindustriale, tra il 1850 e il 1900.
Con un conseguente aumento di ondate di calore, siccità, alluvioni e uragani insieme a un innalzamento del livello dei mari.
Alberto Minazzi



