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Pensionati in culla: un tesoretto che parte dalla nascita

Pensionati in culla: un tesoretto che parte dalla nascita

Il governo valuta un nuovo “cassetto previdenziale” per i neonati, con un contributo dello Stato da far crescere negli anni. L’ipotesi potrebbe rientrare nella prossima legge di Bilancio

Iniziare a costruire la pensione fin dal giorno della nascita. Con il sostegno dello Stato.
Una strada che, da sola, non è in grado di risolvere tutti i problemi del sistema pensionistico. Ma, al tempo stesso, una strategia di previdenza complementare che può contribuire a garantire fin dalla culla un minimo grado di sicurezza economica nella terza età.
E il cosiddetto cassetto previdenziale personale per i nuovi nati è un’idea tutt’altro che campata in aria. Non solo perché, dal 2025, è in atto una sperimentazione in tal senso in Trentino Alto Adige.
Il ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone, ha infatti confermato l’interesse a prendere in considerazione questa misura forse già nella prossima manovra.
Oltre al modello del Trentino Alto Adige, c’è anche un “modello tedesco”, citato tra l’altro dal presidente COVIP ((l’autorità che vigila sulla previdenza complementare) Mario Pepe, al quale si sta guardando.
E’ quello della “fruhstart-rente” tedesca, che prevede 10 euro al mese versati dallo Stato dai 6 ai 18 anni in un fondo previdenziale individuale, lasciando poi il capitale investito fino alla pensione.

Per ora il cassetto previdenziale per i nuovi nati in Italia è solo un’ipotesi “avanzata”:  non sono emerse cifre né durata dell’investimento statale ma il progetto sembra piacere, tanto che anche il presidente dell’Inps Gabriele Fava avrebbe ipotizzato in tal senso la costruzione di un “terzo pilastro” italiano ( dopo la pensione pubblica obbligatoria e la previdenza complementare legata al lavoro) basato sulla capitalizzazione, perché un versamento fatto a 0 anni o a 1 anno può restare investito per 60-70 anni.

La sperimentazione del Trentino Alto Adige

L’esperimento avviato nella regione autonoma si basa su un ben preciso meccanismo.
Fin dalla nascita, viene aperta la posizione di previdenza complementare intestata al minore.
È qui che l’ente pubblico versa un contributo iniziale di 300 euro, aggiungendo poi 200 euro per ciascuno dei 4 anni successivi, sempre che la famiglia ne versi almeno 100 all’anno.
Si crea così un capitale di 1.500 euro che, ipotizzando un rendimento annuo del 5%, diventano quasi 3.300 al compimento della maggiore età e quasi 36 mila al raggiungimento dell’età pensionabile di 67 anni.
Il meccanismo è simile a quello su cui si potrebbe basare il cassetto previdenziale nazionale secondo le prime ipotesi.

Le idee nazionali

L’idea del ministro, mirata alla promozione della cultura previdenziale e al rafforzamento della previdenza complementare, sembrerebbe infatti essere quella secondo cui lo Stato verserebbe nel fondo previdenziale aperto alla nascita una somma iniziale, ipoteticamente anche fino ai 18 anni di età, con la possibilità di aggiungere altri contributi volontari.
Rispetto al modello tedesco, dunque, si partirebbe con sei anni d’anticipo: il disegno di legge approvato ad agosto in Germania prevede che dal 1° gennaio 2027, lo Stato versi 10 euro – e i genitori ne possono aggiungere altri 20 – al mese dai 6 anni ai 18 anni di età.

Una misura tutta da definire

La simulazione citata da Pepe, basata su un rendimento annuo vicino al 7%, indica come il capitale possa arrivare, a 65 anni, a circa 160 mila euro. Il tutto senza calcolare eventuali ulteriori versamenti effettuati una volta che la persona sia entrata nel mondo del lavoro, in quanto il cassetto rimarrebbe sempre aperto a successive integrazioni volontarie.
Va però precisato che, allo stato attuale, resterebbero numerose le questioni da chiarire: dall’entità dei versamenti statali (con anche l’alternativa tra un importo universale e uno legato al reddito della famiglia), ai rapporti con il sistema pensionistico pubblico e la previdenza complementare già esistente, agli strumenti finanziari e la loro gestione, all’eventuale possibilità di ritirare il capitale.

Un provvedimento già in manovra?

Il tema non è inedito. Nel Regno Unito, dal 2005 al 2011, è stato per esempio operativo il programma “Child Trust Fund”, conto di risparmio individuale riservato ai bambini con un versamento iniziale dello Stato. E, in Canada, è attivo il simile “Canada Learning Bond”.
Ma anche in Italia già l’anno scorso era stata proposta l’istituzione presso l’Inps di un fondo di previdenza complementare per nuove nascite, riscattabile dai 18 anni.
Il tema era entrato anche nella discussione sulla Legge di bilancio. Ed è proprio in sede di manovra che, adesso, potrebbe essere riproposto, insieme a misure per aumentare il reddito disponibile delle famiglie, come la minor tassazione delle tredicesime e il taglio dell’Irpef per il ceto medio (innalzando a 60 mila euro la soglia dell’aliquota del 33%), e una maggiore flessibilità per andare in pensione su base volontaria a 64 anni.

Alberto Minazzi

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Tag:  manovra, pensioni

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