I 216 anni di Daniele Manin, primo presidente di Venezia

Nella foto in alto: L’arrivo delle ceneri di Daniele Manin a Venezia

Il patriota più amato dalla città

Il 13 maggio compie gli anni una delle figure più emblematiche e apprezzate degli ultimi due secoli nella città di Venezia: Daniele Manin.
216 anni fa, infatti, in Sestier San Polo, vicino a Campo Sant’Agostin, nasceva questo illustre eroe romantico. Cresciuto tra gli studi di Russeau, Condillac, Locke e Soave, Daniele Manin fu per Venezia il patriota per eccellenza.
In un momento storico come la prima metà dell’Ottocento italiano, tra le ferite delle rivoluzioni e delle guerre per liberare e unificare l’Italia, lui scelse infatti di adottare un approccio diverso.
Non fu un rivoluzionario violento.
Fu un uomo capace di creare legalmente un’opposizione, finendo per riuscire nel suo intento anti-austriaco.
Daniele Manin è la testimonianza storica di quello che un popolo unito può fare nel nome della libertà e dell’unità. Non si risparmiò per questo la galera e tantomeno la fuga.
Ma tant’è.

Daniele Manin

Il primo e unico Presidente della Repubblica di Venezia

Nel 1847, Daniele Manin scrisse una lettera che riassumeva bene il suo pensiero anti-asburgico.
Dichiarava l’illegittimità del controllo austriaco su Venezia e sulla terraferma italiana e richiedeva l’immediata costituzione di un governo autonomo che avrebbe ristabilito la sovranità dei veneziani sulla laguna e su ciò che decenni prima avevano perduto. La sua attività patriottica e rivoluzionaria gli costò un periodo di carcere, che trascorse con Niccolò Tommaseo (rappresentato nella statua di Campo Santo Stefano).
Fu in quel momento che la città accolse le sue idee e si ribellò al potere asburgico formando una nuova repubblica che ebbe Daniele Manin come presidente.
Ovviamente non passò molto, prima che le fila nemiche si riorganizzassero e prendessero d’assedio la città.
Ma il suo gesto rimane indelebile nella storia.

I funerali a Venezia

Esiliato dagli Asburgo, visse i suoi ultimi anni a Parigi, dove morì nel 1857.
Le sue ceneri tornarono a Venezia solo il 22 marzo 1868, due anni dopo l’annessione di Venezia al neonato Regno d’Italia. Come testimoniano le foto dell’occasione, il suo ritorno fu accolto con tutti gli onori cittadini.

Il popolo ai funerali di Daniele Manin, a San Marco

È possibile, infatti, vedere come la funzione, svoltasi in Piazza San Marco, sia accompagnata da una gran folla di persone.
Non essendo più vincolati dalle vecchie imposizioni austriache, i veneziani risposero chiaramente all’arrivo in patria di colui che li aveva condotti verso la rivolta più riuscita dell’ultimo secolo.
Per ciò che aveva patito, gli fu concesso il diritto di una sepoltura nel luogo più iconico della città: la Basilica di San Marco. La tomba, che inizialmente era stata disposta all’interno della chiesa, dovette cambiare locazione sia per le proteste dei conservatori, che non apprezzavano la scelta della posizione, sia per le disposizioni napoleoniche, che vietavano le sepolture all’interno degli edifici pubblici. Il problema fu risolto spostando la tomba all’esterno della basilica in una delle esedre laterali che guardano verso nord.

Il Monumento Funebre

Come per i grandi eroi, anche per Daniele Manin fu realizzato un  monumento funebre che ne ricorda le gesta.

A dare un volto al primo presidente di Venezia fu, nel 1868, lo scultore di Vittorio Veneto Luigi Borro.
Collocato nel campo che poi prese il nome di Daniele Manin, il monumento fu inaugurato  
il 22 marzo 1875 (data in cui le sue ceneri arrivarono in città). 

È un monumento che riassume perfettamente la figura di questo patriota: Manin è ritratto su un alto piedistallo, fiero. Con lui,  il leone alato, simbolo della città per cui si è battuto e le palle di cannone.
Il campo che oggi gli è dedicato precedentemente era chiamato Campo San Paternian per l’omonima chiesa del XII secolo, abbattuta alla fine dell’Ottocento per dare la possibilità di costruire il monumento. La figura bronzea di Manin è rivolta verso un edificio rosso affacciato sul Rio di San Luca, identificato come la casa dove abitò il patriota.

La casa di Daniele Manin a San Luca, Venezia

Il Ricordo

Oltre al monumento di Luigi Borro, i veneziani dedicarono a Manin anche la targa commemorativa della sua nascita, applicata alla casa in Campo Sant’Agostin dove nacque e dove possiamo ammirare il rilievo bronzeo che lo ritrae.

La targa dedicata a Daniele Manin a Sant’Agostin, a Venezia

A Palazzo Loredan, in Campo Santo Stefano, nel Panteon Veneto (spazio contenente  ritratti e medaglioni riferiti alle figure più illustri della città e non solo), è ovviamente ricordato anche lui grazie a un busto del 1898 realizzato da Emilio Marsili.

Il busto di Daniele Manin nel Panteon Veneto

Tuttavia, la sua figura fu così iconica da essere ricordata anche in altre città oltre a Venezia.
Targhe e monumenti che ricordano il veneziano Daniele Manin si trovano infatti anche a Treviso, Torino e Firenze.

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