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La caccia all’oro blu: è emergenza acqua in Italia

La caccia all’oro blu: è emergenza acqua in Italia

Alcune regioni verso il razionamento. Presto il decreto siccità

Temperature molto al di sopra della media stagionale, assenza di precipitazioni, laghi a secco e il mare che sconfina, risalendo lungo il corso dei fiumi rendendo la loro acqua inutilizzabile per l’irrigazione.
Il cuneo salino, arrivando fino alle falde, provoca infatti danni enormi alle colture e alla biodiversità.
E’ allarme siccità in Italia.
Nel Paese primo in Europa e tra i primi al mondo per consumo d’acqua (ogni abitante ne  consuma 245 litri al giorno: per ogni minuto di doccia si consumano 15/16 litri, 150 per riempire una vasca da bagno, 7,5 per lavarsi i denti) l’oro blu comincia a essere un lusso.

Lombardia e Piemonte agli sgoccioli

“Abbiamo acqua ancora per 10, massimo 15 giorni”, ha denunciato il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana. “La situazione è più drammatica di quello che possa apparire”.
Lo sanno bene in Piemonte, dove sono ben 145 i comuni in allerta.
Dal Novarese all’Ossolano, nella Bergamasca e nella zona di Parma l’oro blu scarseggia da diversi giorni, tanto che la regione aveva chiesto aiuto alla Val d’Aosta, che però non è in grado di garantire l’approvvigionamento richiesto.

Veneto

La situazione è comune al Veneto, dove in alcuni comuni si sta discutendo di razionamento: dalla chiusura dei rubinetti durante la notte alle piscine da non riempire fino al 20% in meno d’uso dell’acqua nelle campagne.
Da ottobre, quando inizia l’anno idrico, a oggi, in Veneto c’è stato il 40% in meno di piogge, facendo registrare il valore più basso alla media storica 1994-2021.
E il cuneo salino nel Po ha raggiunto i 21 chilometri.
Le regioni sono pronte a chiedere lo stato di emergenza e, tra una conferenza Stato-Regione, gli incontri con la Protezione Civile e i vertici dei governatori con la ministra Mariastella Gelmini, il governo si appresta ad approvare, entro fine giugno, un nuovo decreto: quello sulla siccità.

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Il Fiume Po

L’agricoltura

La risalita del cuneo salino e la scarsità d’acqua creano problemi soprattutto all’agricoltura.
“E’ una crisi idrica la cui severità si appresta a superare quanto mai registrato dagli inizi del secolo scorso”, ha rilevato Ettore Prandini, di Coldiretti.
La conferma arriva dal ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli, secondo il quale lo stato di emergenza “è inevitabile”.
La stessa Autorità di bacino del Po ha dato l’allarme, definendo questa situazione “l’emergenza più grave da quando se ne ha memoria”.
Le prime stime di Confagricoltura sulle conseguenze sono implacabili: “raccoglieremo, sia per quanto riguarda il mais, sia per i foraggi, dal 30 al 50% in meno”, ha anticipato il presidente lombardo Riccardo Crotti. Due i miliardi di danni finora messi in preventivo.

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Le misure in ballo

Sul fronte, quanto a misure di contenimento dell’emergenza, ci sono le Regioni, che provvederanno a stabilire gli interventi  più idonei per far fronte al problema coordinandosi con la Protezione civile.
In alcuni casi, il razionamento è già in corso: a Frosinone e Latina, per esempio, l’acqua non c’è dalle 12 alle 18. Altrove l’irrigazione nelle campagne è stata ridotta del 20%.
In altri comuni si sta pensando a un’erogazione per zone a turni, allo stop notturno, al divieto di irrigare i giardini e di riempire le piscine private.

Il Governo, da parte sua, provvederà con il decreto siccità ai ristori per le aziende agricole a rischio e a garantire l’intervento di autobotti laddove si rendesse necessario. Probabilmente, come richiesto dalle regioni, ci sarà anche uno stanziamento dei fondi del Pnrr per consentire la realizzazione di nuovi invasi.

Consuelo Terrin

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