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Siccità. La pianura padana in "zona rossa"?

Siccità. La pianura padana in "zona rossa"?

In attesa dello stato di emergenza, il governo al lavoro su un decreto ad hoc

“Nelle prossime settimane non ci sarà un’inversione di tendenza”.
Fabrizio Curcio, il capo della Protezione civile, lo dice senza mezzi termini: la siccità incombe e non saranno i temporali attesi in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e parte di Piemonte e Trentino Alto Adige a cambiare la situazione.
Il ricorso allo stato di emergenza sembra oramai inevitabile e questo consentirebbe al governo di utilizzare lo strumento del Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri), già visto nella prima fase della pandemia Covid, che prevede un iter più snello rispetto al decreto legge.
In ogni caso, l’Esecutivo dovrebbe definire una “zona rossa”, con possibili razionamenti, a partire da Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, le regioni più colpite.

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Il Fiume Po

Più potere alla Protezione civile

Sul fronte dell’approvvigionamento idrico, invece, dovrebbe essere attribuito alla Protezione civile il potere di emettere ordinanze per attingere acqua dagli invasi, con il razionamento, declinabile in varie forme (dal divieto agli usi urbani non domestici, allo stop alle fontane pubbliche, alla sospensione dell’erogazione notturna) possibile anche su scala regionale.
Quanto infine alla salvaguardia del comparto agricolo, sarà possibile proclamare lo stato di eccezionale avversità atmosferica, con gli indennizzi attivabili, come suggerito dalle Regioni, qualora il danno provocato superi il 30% della produzione lorda vendibile.
Le Regioni hanno anche avanzato la richiesta di attingere ai fondi del Pnrr per creare nuovi invasi e ammodernare gli impianti esistenti ai fini della riduzione degli sprechi.

Dalla sofferenza idrica, alle altre misure

Nell’attesa, i provvedimenti relativi all’emergenza-acqua continuano a succedersi su scala locale.
La prima Regione a firmare lo “stato di sofferenza idrica”, che anticipa lo stato d’emergenza, è stata il Friuli Venezia Giulia.
Sempre più Comuni hanno invece emesso ordinanze per limitare l’uso dell’acqua potabile, impedendo ad esempio il lavaggio dei veicoli o l’irrigazione dei giardini, o sospendere l’erogazione dell’acqua nelle ore notturne.
Si va dai circa 250 comuni con acqua razionata del Piemonte (con 145 in allerta) ai divieti contro lo spreco dell’acqua potabile in Valtellina e alle sospensioni notturne nel Bergamasco o a Ronzo-Chienis in Trentino.
Razionamento
idrico anche in 40 comuni del Veronese, limitazioni all’uso dalla valdostana La Salle a Vicenza, da Pordenone a 13 comuni in provincia di Imperia, da Lavagna a Pistoia, Livorno e Scandicci.
A Tenno, in Trentino, chiuse le fontane pubbliche. A Pesaro è arrivata un’ordinanza per il risparmio idrico. Ad Avezzano, in Abruzzo, è vietato temporaneamente prelevare acque a scopo irriguo. In Lazio, dopo l’annuncio del presidente Zingaretti dello stato di calamità naturale, i razionamenti riguardano soprattutto i Colli Albani le province di Frosinone, Viterbo e Latina.

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L’Emilia Romagna, il Po e l’invasione degli insetti

La prima Regione a firmare la dichiarazione di stato d’emergenza è stata l’Emilia Romagna, che ha registrato anche i primi stop alla produzione idroelettrica.
Gli acquedotti maggiormente in sofferenza sono quelli di Ferrara e Imola, dove è stato vietato il prelievo di acqua per usi non domestici, il lavaggio degli automezzi e l’irrigazione di orti e giardini dalle 8 alle 21.
La situazione del Ferrarese, come quella di Ravenna e provincia, si ricollega al minimo storico degli ultimi 70 anni del livello del Po, con il cuneo salino risalito fino a 21 km dalla fonte. Non a caso, l’Autorità di bacino ha chiesto un calo del 20% dei prelievi per poter continuare l’irrigazione.
Dalle secche straordinarie, unite alle temperature elevate, sta derivando anche la proliferazione degli insetti.
Si va dalle cimici asiatiche che attaccano i frutteti proprio di Ferrarese e Ravennate, al ragnetto rosso del pomodoro nel Piacentino, dalle cavallette nel Forlivese e in Sardegna, al coleottero “Popilia japonica” in Piemonte, dove c’è un’invasione di zecche nel Cuneese. Cimici e forbicine, infine, si stanno moltiplicando un po’ ovunque.

Alberto Minazzi

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