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Cento giorni senza piogge, l’Italia sempre più a secco

Cento giorni senza piogge, l’Italia sempre più a secco
Delta del Po

Il Po ai livelli più bassi degli ultimi 30 anni. Il lago di Como pieno solo al 5,9%

L’inverno che finirà domenica resterà negli annali come uno dei più secchi della storia.
È il nord della penisola a soffrire maggiormente per la mancanza di piogge e nevicate e per le temperature particolarmente miti rispetto alle abituali medie stagionali.
Tra fiumi che si svuotano, laghi che si prosciugano e centrali idroelettriche che riducono drasticamente o addirittura sono costrette a interrompere la produzione, le ricadute, non solo per agricoltura e allevamento, rischiano di essere pesanti anche nei prossimi mesi.
Ecco perché il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, ha lanciato l’allarme sull’urgenza di un intervento di “previsione, prevenzione e gestione dell’emergenza acqua”, implementando i sistemi di approvvigionamento idrico.

Italia a secco: i dati delle precipitazioni

Curcio ha parlato in occasione dell’incontro sul clima “Sapiens Tecnologici”, nel corso del quale è stato sottolineato come i periodi di mancanza di piogge, in Italia, siano passati in media da 40 a oltre 150 giorni l’anno.
I dati dell’Associazione italiana di scienze dell’atmosfera e meteorologia parlano di un 80% di piogge e di un 60% di neve in meno tra dicembre e gennaio. E solo nel primo mese dell’anno sono venuti meno circa 5 miliardi di metri cubi d’acqua.
La media invernale di precipitazioni ha fatto segnare un -50% in Veneto, addirittura un -72% a gennaio in Sardegna. E, secondo le agenzie regionali per l’ambiente, inverni così miti e secchi non si erano mai verificati negli ultimi 30 anni su Lombardia e Piemonte.
Un indicatore di tutto ciò è dato dal livello dei laghi. Il lago Maggiore è pieno solo al 30%, il lago d’Iseo addirittura al 6,4% e si scende al 5,9% per il lago di Como. E anche il numero di incendi, nel confronto tra gennaio 2022 e gennaio 2021, è quadruplicato.

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Lago di Como

Fiumi a secco

L’Osservatorio Anbi sulle Risorse idriche non esita definire ormai compromessa la situazione in alcune regioni. A partire dalla Valle d’Aosta, dove la Dora Baltea ha registrato un -75% nella portata, così come Adda e Ticino.
Non stanno meglio le altre regioni del bacino padano, dal Piemonte all’Emilia settentrionale, dal Veneto sud-orientale alla Lombardia, le cui risorse idriche registrano un deficit del 56,8% e il manto nevoso è inferiore del 68% rispetto alla media.
Il Po ha raggiunto infatti i livelli più bassi degli ultimi 30 anni, con oltre 100 milioni di metri cubi d’acqua in meno e livelli inferiori di quelli di ferragosto.
Del resto, tra gli affluenti, Trebbia, Secchia e Reno sono ai minimi storici degli ultimi 50 anni, il Tanaro a febbraio era a -65% di portata e il Sesia al -80%.
Dopo 100 giorni di assenza di precipitazioni, tutti i corsi d’acqua sono comunque in difficoltà. Ad esempio, in Veneto, la siccità ha colpito anche i bacini degli altri fiumi principali, dall’Adige al Piave, dal Brenta al Livenza. E si fa sentire anche il problema del cuneo salino, con la risalita dell’acqua salata dai mari.

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Siccità e conseguenze

Va detto che la siccità non è un fenomeno insolito, in Italia. Una delle più gravi, negli ultimi anni, fu quella tra il 1988 e l’inizio del 1990, con un’intensità mai registrata nei 250 anni precedenti soprattutto tra settembre 1988 e marzo 1989.
Se ne conoscono bene, dunque, conseguenze e rischi. Sono praticamente certe le difficoltà per gli agricoltori, in particolare quelli di riso e mais, che richiedono molta acqua, per irrigare i campi fin dall’inizio della stagione.

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Un altro impatto importante riguarda le 4.654 centrali idroelettriche italiane, che garantiscono il 17,6% del fabbisogno energetico nazionale.
Già la produzione è ai minimi degli ultimi 20 anni e molte, se non dovesse piovere ancora a lungo, potrebbero anche fermarsi.
Ultimo ma non ultimo, specie nella prospettiva dell’arrivo dell’estate, potrebbe presentarsi anche un rischio di approvvigionamento idrico non solo per le campagne, ma anche per le industrie e per gli usi domestici.

L’Italia capovolta e le prospettive

Se il nord boccheggia, non tutto il sud ha in questo momento problemi di siccità. Danni per le poche piogge, oltre che per la già citata Sardegna, si registrano anche in Lazio, parte della Toscana e Sicilia sud-orientale. Ma vi sono regioni, come le Marche, con valori assolutamente in linea con le medie. E altre, vedi Puglia e Basilicata, con disponibilità idriche in crescita.

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lago Fiastra. Marche – centrale idroelettrica

Ciò non toglie che, come sottolineato dall’Associazione nazionale dei consorzi di bonifica su dati del Consiglio nazionale delle ricerche, vi sia un diffuso rischio di inaridimento su una parte rilevante dei terreni agricoli. Il fenomeno riguarda soprattutto la Sicilia, coinvolgendo il 70% dei suoli.
Nel corso di “Sapiens Tecnologici” si è provato a prospettare alcune iniziative concrete, come la realizzazione di 2 mila nuovi invasi in tutta Italia, il recupero delle acque reflue e la dissalazione dell’acqua marina, senza dimenticare la drastica riduzione delle perdite di rete.
Nel breve periodo, però, la soluzione è solo una, che non dipende dall’uomo: la pioggia. Che, anche se le previsioni dovranno essere confermate, potrebbe tornare tra fine mese e inizio aprile.
I meteorologi intravedono infatti la possibilità che si apra la cosiddetta “Porta dell’Atlantico”, ovvero quella condizione che consente alle perturbazioni oceaniche di spingersi fino all’Italia.

Alberto Minazzi

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