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Cani e gatti, gli insospettabili confidenti della nostra quotidianità

Cani e gatti, gli insospettabili confidenti della nostra quotidianità

Lo dice uno studio sul rapporto tra benessere e interazioni con gli animali domestici: quando parliamo, quasi 1 volta su 10 lo facciamo con loro

Li chiamiamo per nome, raccontiamo cosa stiamo facendo, facciamo domande e perfino programmi per il futuro.
A volte raccontiamo la nostra giornata, altre gli chiediamo quasi un parere.
E poco importa che dall’altra parte ci sia un cane che scodinzola o un gatto che ci accoglie sulla soglia: quando parliamo in casa, quasi una volta su dieci stiamo parlando proprio con loro.
Lo rivela uno studio dell’Università dell’Arizona, pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychiatry, che ha analizzato migliaia di frammenti audio per capire quanto spazio occupino davvero cani e gatti nelle nostre conversazioni quotidiane.
E il risultato racconta qualcosa di curioso sul posto che gli animali domestici hanno conquistato nelle nostre vite: non sono più soltanto compagnia, ma interlocutori a tutti gli effetti: in media, il 9,2% delle conversazioni casalinghe avvengono con il proprio cane o gatto.

cani

I nostri “colloqui” con cani e gatti

Nel loro lavoro, i ricercatori dell’ateneo statunitense hanno sviluppato il primo sistema standardizzato per codificare e analizzare il linguaggio quotidiano diretto agli animali domestici, chiamato Aural-Pet. E lo hanno applicato retrospettivamente a 5.072 brevi frammenti audio, provenienti da 240 persone, all’interno di 4 precedenti studi. Da qui è emerso che, quando queste persone parlavano, quasi 1 volta su 10 si stavano rivolgendo al proprio animale. E questo avviene, oltretutto, nel 35,7% dei casi in presenza di un’altra persona e nel 14,1% davanti a più persone.
I temi di questi colloqui, prosegue lo studio, sono estremamente variegati.
Non ci si rivolge a un cane, spesso utilizzando soprannomi e in alcuni casi utilizzando un tono particolare, solo per dare ordini o per commentare quel che sta facendo l’animale. Ma lo facciamo anche per commentare quel che noi stiamo facendo e perfino parlare del tempo, raccontare programmi futuri, parlare di appuntamenti o impegni o addirittura fare vere proprie domande. Un coinvolgimento in cui, in molte situazioni, l’animale sembra diventare una sorta di interlocutore sostitutivo.

Il “baby talk”: cani e gatti come bambini

I ricercatori, utilizzando Aural-Pet, hanno approfondito anche il tema del cosiddetto “baby talk”. Ovvero la modifica del registro vocale, utilizzando un tono più alto, un ritmo diverso o una maggiore modulazione delle vocali, che attuiamo quando parliamo con gli animali. Un comportamento con caratteristiche simili a quello che mettiamo in pratica quando ci rivolgiamo ai bambini piccoli, riguardo al quale il nuovo sistema è stato utilizzato proprio per cercare di distinguere queste caratteristiche anziché trattarle come un’unica variabile.
La nuova ricerca si inserisce nel solco di precedenti studi.

Uno, del 2017, aveva dimostrato come il registro vocale che usiamo con i cani ha soprattutto un tono più alto, ma suscita una maggiore risposta comportamentale solo nei cuccioli, con effetti molto meno evidenti negli esemplari adulti.
Un altro studio del 2022, concentrato sui gatti, ha riscontrato che in questo caso la voce umana si fa mediamente più acuta. E un altro lavoro dello stesso anno ha mostrato che i nostri felini distinguono il modo in cui il proprietario si rivolge loro rispetto a quello utilizzato con altri uomini adulti.

I possibili effetti benefici del rapporto con gli animali di casa

L’obiettivo che si sono posti gli autori del nuovo studio, pur senza ancora dimostrare scientificamente possibili benefici psicologici, è provare a chiarire se e come gli stili di comunicazione con gli animali domestici possano aiutare a ridurre isolamento sociale, depressione e stress.
La ricerca in materia, negli ultimi anni, ha infatti cambiato paradigma, affrontando il tema dei possibili effetti benefici degli animali domestici non più dal punto di vista del semplice possesso, ma da quello della relazione che intratteniamo con loro e del coinvolgimento di cani e gatti nella nostra vita.
Al riguardo, va segnalato un recentissimo lavoro, pubblicato su “Frontiers in Psychology” da un gruppo di ricercatori giapponesi, in cui si è cercato di capire attraverso quali percorsi gli animali potrebbero contribuire al benessere. Il lavoro non ha preso in considerazione solo l’animale, ma anche rapporti familiari, amici, relazioni sociali ed autostima, oltre che, sul piano più strettamente fisico, cortisolo e microbiota intestinale. E le conclusioni più interessanti hanno riguardato i cani, visto che la presenza di questo animale è risultata associata a rapporti più stretti con le altre persone.

Cani come “facilitatori sociali”

Questo effetto benefico sembra avvenire, suggeriscono i ricercatori, non solo perché un cane ci tiene compagnia, ma perché questo animale sembra avere un ruolo nel facilitare i contatti sociali al di fuori della famiglia, quindi con amici e comunità locale.
La nuova prospettiva di studio, insomma, sembra puntare da un lato ad approfondire ciò che facciamo e i comportamenti che teniamo con i nostri animali, misurando sistematicamente le interazioni, dall’altro a comprendere se e attraverso quali percorsi queste relazioni si possano tradurre in benessere.

Alberto Minazzi

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Tag:  cani

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