I femminicidi risultano in calo del 37%, ma Camponogara riaccende l’allarme. La presidente della Commissione parlamentare di inchiesta punta sulla custodia cautelare
Sono trascorse appena poche ore dal sollievo per il calo dei femminicidi, certificato dal dossier sulla sicurezza del Viminale relativo al primo semestre 2026, al ritorno, con il caso di Camponogara, alla drammatica realtà della violenza contro le donne.
Dino Keber ha ucciso l’ex compagna, Tania Terrin, prima di togliersi a sua volta la vita.
Ancora un omicidio annunciato: aveva già tentato di strangolarla qualche mese fa e lei l’aveva denunciato per questo.
“L’uccisione di Tania Terrin ad opera dell’ex compagno – afferma Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere – rende evidente come le misure di prevenzione, quali l’ammonimento del questore, pur utilissime, non possono comunque sostituire le misure cautelari custodiali. In presenza di un reale rischio di letalità, e in presenza dei presupposti di legge, l’adozione della custodia cautelare in carcere salva la vita della donna e l’uomo dal carcere a vita. La diminuzione dei dati – continua– è innegabile e importante. Ma il grande tema è che quando succede anche un solo femminicidio, tanto più quando viene seguito dal relativo suicidio dell’autore, è inevitabile restarne colpiti”.

“Le misure ci sono, ma servono provvedimenti più robusti”
Ogni caso è ovviamente a sé.
Ma quando il rischio può essere presunto e tangibile, quando oltre ad aver avuto un precedente con la vittima è legato anche a querele ricevute dall’autore del gesto di precedenti ex compagne, alcune riflessioni non si possono non fare.
“Le norme già ci sono – puntualizza l’onorevole – ma dipendono dalla valutazione del rischio operata dal magistrato. Nel momento in cui una donna sporge denuncia, devono essere adottati provvedimenti più robusti. Del resto, la stessa legge che ha introdotto il delitto di femminicidio ha reso più facile l’applicazione della custodia cautelare introducendo una presunzione di adeguatezza in presenza dei cosiddetti reati spia, come stalking e maltrattamenti in famiglia”.
“La valutazione del rischio – aggiunge Semenzato – deve essere legata anche al contesto sociale. Va cioè evitata la superficialità, che spesso vediamo nella concessione del braccialetto elettronico o addirittura nella troppo facile liberazione delle persone, che finisce per vanificare il lavoro delle forze dell’ordine”.
Femminicidi: i dati del Viminale
Vero è che, come emerge dal dossier Sicurezza del Ministero dell’Interno, nei primi 6 mesi di quest’anno, le vittime di genere femminile sono diminuite del 37% rispetto allo stesso periodo del 2025, con 26 donne vittime di omicidio volontario e 8 di femminicidio.
In crescita, del +10,7%, invece risultano gli ammonimenti del questore, in particolare per i casi violenza domestica (+24,1%), mentre sono calati (-12,3%) quelli per stalking.
E anche l’attività di indagine e i numeri della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, rileva la presidente, vanno nella stessa direzione, con 6 relazioni, 1.310 pagine di inchieste e 71 punti di indirizzo.
“ I dati ci fanno ben sperare e, pur non cancellando la gravità dei singoli episodi, segnalano l’effetto delle misure di prevenzione e degli interventi di contrasto – commenta Semenzato -. Per la prima volta si riconosce la specificità del nuovo reato e i numeri sono fondamentali per continuare a lavorare in maniera sinergica. Ma occorre potenziare l’azione di prevenzione. I cosiddetti reati spia sono spesso veri e propri campanelli d’allarme.”
L’appello, poi, ancora una volta, va a tutte le donne :
“Invito le ragazze – dice Martina Semenzato – a fare grande attenzione agli ultimi appuntamenti, non esitando ad avvisare le forze dell’ordine, specie quando ci sono stati momenti di difficoltà. Il momentaneo riavvicinamento della vittima non deve trarre in inganno: come di recente ribadito dalla Cassazione, la “mancata denuncia, la ritrattazione dell’accusa, così come i riappacificamenti” spesso sono frutto delle modalità insidiose e manipolatorie in cui può svilupparsi la violenza domestica”.
Alberto Minazzi





















