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Grafite: Porto Marghera punta a diventare hub europeo

Grafite: Porto Marghera punta a diventare hub europeo

Importante joint venture sottoscritta tra Alkeemia e International Graphite, passo strategico nello sviluppo della filiera di un materiale critico fondamentale

Sono passate poche settimane da quando il Governo italiano ha individuato in Porto Marghera il possibile hub strategico, nazionale ed europeo, per lo sviluppo delle nuove filiere legate alle terre rare e ai materiali indispensabile per la transizione energetica. E già si registra un importante passo avanti per uno di questi: la grafite, fondamentale per rendere il continente indipendente soprattutto nel settore delle batterie.

Grafite: l’accordo tra Alkeemia e International Graphite Ltd

In occasione dell’Alkeemia Battery Forum, Alkeemia (società già presente nel sito industriale veneziano) e International Graphite Ltd hanno infatti firmato un accordo vincolante di joint venture per realizzare e sviluppare a Porto Marghera uno dei siti di lavorazione della grafite più efficienti, competitivi e resilienti, con la massima attenzione anche alla sostenibilità, del mondo occidentale.
Questo potrà diventare hub di riferimento a livello europeo, dove è crescente l’attenzione verso materie prime critiche e sicurezza industriale.
L’Unione Europea, con il Critical Raw Materials Act, si è infatti posta l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 una quota autonoma di processamento delle materie prime critiche almeno pari ai 40% della domanda, riducendo progressivamente la dipendenza dai rifornimenti esterni.

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In tal senso, Porto Marghera può contare su una serie di infrastrutture industriali, logistiche ed energetiche già disponibili. Alkeemia metterà dunque a disposizione il proprio ecosistema industriale integrato, comprendente autorizzazioni, laboratori, sistemi di gestione ambientale, infrastrutture ferroviarie e portuali, oltre alla nuova capacità di purificazione della grafite, con relativa linea produttiva, in fase di completamento nel sito veneziano.
La costruzione dell’impianto potrebbe iniziare già nel terzo trimestre del 2026, permettendo l’avvio della produzione, legato comunque allo stanziamento definitivo dei fondi per passare alla fase operativa, entro la fine del 2027. La capacità produttiva inizialmente prevista è pari a 10 mila tonnellate annue, con una previsione di crescita fino a 15 mila circa entro 3 anni. E l’investimento previsto dalla joint venture ammonta a 20 milioni.

L’appeal di Porto Marghera come hub internazionale

International Graphite – rivela Fabrizio Caschili, direttore dello stabilimento e membro del CdA di Alkeemia – stava per firmare un analogo accordo con un partner tedesco, a cui ha deciso di rinunciare scegliendo di puntare su Porto Marghera per un investimento che è ancor più fondamentale in quanto legato alla strategia del Ministero e dell’Europa per il rilancio strategico del sito nella prospettiva della transizione ecologica ed energetica”.

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Marghera, insomma, è riuscita ad attrarre un player internazionale come quello australiano, tra i principali punti di riferimento mondiali del settore. “Dimostrando una capacità di visione di lungo periodo sulle strategie industriali – sorrolinea Caschili – hanno capito che questo è un hub eccezionale soprattutto per tre ragioni. La prima è la posizione strategica e baricentrica nel contesto mondiale, tra porto, collegamenti stradali e ferroviari”.

“Il secondo punto di forza – prosegue il direttore – sono le competenze che, nell’arco degli anni, la chimica ha sviluppato a Porto Marghera e rimangono nel sito nonostante i vari ricambi generazionali. Infine, le infrastrutture: il polo petrolchimico veneziano, nonostante il ridimensionamento, non ha nulla da invidiare ad altri siti più rinomati. È per questi motivi che noi, credendoci moltissimo, abbiamo scelto di investirci in maniera importante”.

Ostacoli? “L’unico – analizza Fabrizio Caschili – potrebbe essere la burocrazia, per ottenere i permessi. Ma è chiaro che un progetto come questo, che ha puntato su di sé l’occhio di bue di Governo ed Europa, dovrebbe avere una via preferenziale. Non a caso, abbiamo già superato il primo passaggio per entrare tra i progetti strategici della Commissione Europea e a breve dovremmo completare l’iter anche con il secondo passaggio”.

Le prospettive che si aprono a Porto Marghera per e con la grafite

Il progetto avrà importanti ricadute anche a livello occupazionale. “Gli occupati diretti – fa il punto il membro del Cda di Alkeemia – saranno circa 50. Alcune delle competenze necessarie le abbiamo già al nostro interno, ma assumeremo anche altre figure, sia operative, che gestionali e manageriali, che tecniche, che cercheremo sul mercato, possibilmente nella comunità di riferimento. Non a caso, stiamo già collaborando anche con le Università di Ca’ Foscari e Padova”.

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La produzione inizialmente prevista rappresenta solo il primo passo, seguendo sempre la continua evoluzione di un mercato mondiale in forte crescita. “International Graphite – rimarca Caschili – producendo già grafite per anodi ha già le competenze commerciali per ulteriori sviluppi”. Già con 10 mila tonnellate, considerando l’attuale domanda europea di circa 90 mila, verrà comunque garantita la copertura dell’11% di tutte le richieste continentali, salendo poi al 17%.

L’accordo con il gruppo australiano, che si occuperà in particolare dei processi “a valle” per rendere la grafite commercializzabile in vari gradi tecnici (soprattutto nella produzione di anodi per le batterie a ioni di litio usate per cellulari, pc, stoccaggio di energia prodotta con pannelli fotovoltaici e mobilità elettrica), va ad arricchire le opportunità aperte con il processo innovativo di purificazione della grafite sviluppato da Alkeemia a Porto Marghera.
Stiamo ultimando – fa il punto il direttore – le ultime installazioni in vista del collaudo preliminare ed abbiano già le autorizzazioni per partire entro l’estate. Sarà un impianto pilota di scala semi-industriale che produrrà circa 200 tonnellate l’anno. Un quantitativo di prodotto già commercializzabile e che abbiamo già venduto, con una fila di altri players mondiali che ci fanno la corte. La grafite, del resto, è materia critica in cima alle liste in tutto il mondo”.

Indipendenza dal Far East nel segno della sostenibilità

Proprio questo nuovo processo tecnologico, sviluppato internamente in Alkeemia, si presenta altamente innovativo rispetto a quelli tradizionalmente utilizzati dai grandi produttori di grafite di Cina, Giappone e Corea. “Il nostro processo di purificazione della grafite naturale – illustra il direttore dello stabilimento – riesce tra l’altro a minimizzare l’impatto di produzione di rifiuti ed effluenti immessi nell’ambiente”.
Questo risultato è reso possibile grazie soprattutto alla possibilità di riutilizzare le acque del processo fino a 5 volte prima di doverle trattare. “Nei Paesi orientali, soprattutto in Cina, quel che interessa è praticamente solo la produzione. Noi, invece, all’attenzione alla qualità del prodotto dal punto di vista della purezza teniamo a unire anche la sostenibilità ambientale, in linea con le sensibilità italiane ed europee, facendone il fiore all’occhiello della nostra tecnologia”.

Sempre in questa prospettiva, il processo che a breve diverrà operativo in Alkeemia a Porto Marghera si presenta inoltre assai poco energivoro, con costi energetici molto bassi visto che vengono raggiunte temperature basse, con produzione limitata di calore ed emissioni gassose. “È un valore in più – illustra Caschili – che mettiamo sulla carta in un contesto che punta all’indipendenza rispetto alle forniture provenienti dal Far East”.
“Siamo partiti – conclude – con una ventina d’anni di ritardo, ma finalmente Italia ed Europa si stanno svegliando. Ed è per questo che ci attendiamo tempi rapidi nelle autorizzazioni anche per la seconda parte del progetto, quella “a valle”, che attualmente è in fase di studio di fattibilità tecnico-economica, per passare poi alla progettazione e successivamente avanzare le necessarie richieste insieme a International Graphite”.

Le materie prime critiche: i “metalli del potere”

La grafite rientra tra le materie prime definite “critiche” in quanto la loro importanza strategica nei processi produttivi continua a crescere ma la relativa attività estrattiva e capacità di raffinazione è concentrata in un ristretto numero di Paesi. Le catene di fornitura sono così estremamente vulnerabili, con forti vincoli di dipendenza per settori decisivi per l’economia e la transizione ecologica, tra cui quelli delle batterie elettriche, dei pannelli fotovoltaici e dell’Ai.

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Schema dettagliato di una batteria agli ioni di litio, che mostra l’anodo in grafite e il catodo in ossido di litio-cobalto, illustrando il meccanismo di accumulo e rilascio dell’energia

Tra quelli che sono stati definiti anche i “metalli del potere” rientrano per esempio nichel e cobalto, rame e silicio, litio, niobio e gallio. E l’elenco è in continuo aggiornamento: le materie critiche individuate dall’Ue nel 2011 erano 14, ma erano salite già a 30 nel 2020. Senza dimenticare le cosiddette “terre rare”, cioè 17 elementi chimici che richiedono processi di estrazione e raffinazione complessi e costosi, con anche un impatto ambientale da non sottovalutare.
Tra i Paesi più ricchi di giacimenti ci sono per esempio Cile e Perù, che ospitano più del 30% di quelli mondiali di rame, o la Cina, prima al mondo per produzione di silicio, con circa 6 milioni di tonnellate l’anno, e per riserve di neodimio. Il litio proviene soprattutto dall’Australia e dal Sud America (Cile, Bolivia e Argentina), mentre le miniere più ricche di cobalto sono quelle del Congo, con la Cina che raffina il 75% della produzione mondiale.

I minerali strategici importati in Europa, così, arrivano per oltre il 90% proprio dalla Cina.
Quanto all’Italia, l’attività estrattiva si concentra soprattutto sulla fluorite (utilizzata per l’alluminio) e feldspato (ceramica e vetro), ma ci sono anche depositi di cobalto in Piemonte, titanio in Liguria, litio tra Lazio e Campania. Una produzione limitata, nonostante la presenza di aree ricche di materie critiche, interessa anche Sardegna e Toscana.

Alberto Minazzi

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