La presidente del Consiglio riferisce alle Camere sulla crisi internazionale e sul ruolo dell’Italia. Sicurezza dei militari in Libano, prezzi dell’energia e carburanti tra i temi affrontati a Palazzo Madama
Dopo giorni di tensione internazionale, la premier Giorgia Meloni ha riferito stamani al Senato (nel pomeriggio interverrà anche alla Camera) quale sarà il ruolo dell’Italia nella crisi in Medio Oriente.
Dopo aver più volte detto nel corso di interviste e sui social che “l’Italia non è in guerra e non vuole entrare in guerra”, ha ribadito che la scelta è quella di stare dalla parte del realismo e non dell’ideologismo, dell’orgoglio nazionale e del pragmatismo.
“Siamo al centro di ogni coordinamento internazionale – ha sottolineato – E sono stanca di sentirmi dire che dovremmo schierarci. Sono stanca di una visione provinciale della politica internazionale. Noi perseguiamo sempre lo stesso obiettivo: il nostro Paese”.
Alla luce di questa posizione, l’audizione di Meloni si è concentrata soprattutto sulla sicurezza dei militari italiani impegnati nelle missioni internazionali, sulle ricadute economiche che la crisi in Medio Oriente sta avendo e può avere in Italia e sugli strumenti che il Governo sta attuando e ha intenzione di attuare per contenere l’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti.
“Qui non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno isolato in Europa, né colpevole di conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese – ha precisato la presidente del Consiglio – . La crisi in Medio Oriente è una crisi tra le più complesse degli ultimi decenni e impone di agire con serietà”, perché evidenza della “crisi di un sistema internazionale nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale”. Come va collocato “anche l‘intervento americano e israeliano contro il regime iraniano”.
A questo proposito, pur denunciando gli “attacchi ingiustificati dell’Iran verso i Paesi del Golfo e altri Paesi, Meloni ha espresso la “ferma condanna del Governo per la strage delle bambine avvenuta nel sud dell’Iran, la solidarietà ai familiari delle giovanissime vittime e la richiesta che si accertino rapidamente le responsabilità di questa tragedia”.
I militari italiani in Libano
Uno dei passaggi più rilevanti dell’informativa ha riguardato la sicurezza dei militari italiani impegnati nelle missioni internazionali.
“Attualmente – ha ricordato Giorgia Meloni – oltre mille soldati italiani sono dispiegati nel sud del Libano nell’ambito della missione di pace UNIFIL ( United Nations Interim Force in Lebanon).La loro sicurezza dev’essere garantita in ogni modo e questo abbiamo chiesto a Israele”.
La situazione, ha ammesso, è preoccupante, per questo l’Italia ha chiesto la massima attenzione per la tutela delle forze internazionali presenti nell’area.
“L’Italia – ha aggiunto – svolge un ruolo di primo piano nella missione internazionale. Il lavoro svolto dai militari italiani nel Libano meridionale è importante e delicato, in un contesto regionale reso ancora più instabile dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente”.
I timori per le ricadute economiche
Ampio spazio è stato dedicato alle possibili conseguenze economiche della crisi, soprattutto per quanto riguarda l’energia.
“Sul fronte dei prezzi dell’energia il governo ha attivato un sistema di monitoraggio e ha allertato l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), che ha istituito una task force per controllare eventuali aumenti anomali – ha spiegato Meloni -. Riguardo al prezzo dei carburanti, il governo – ha aggiunto -sta valutando la possibilità di attivare, nel caso di aumenti stabili dei prezzi, il meccanismo delle cosiddette accise mobili, che consente di ridurre temporaneamente le imposte sui carburanti utilizzando l’extragettito IVA generato dagli stessi rincari”.
Un monito è stato poi lanciato a eventuali speculatori.
“Per quanto riguarda l’aumento anomalo dei costi dei carburanti -ha detto infatti la premier – consiglio prudenza, perché faremo tutto quello che possiamo perché non si speculi sulla crisi, compreso recuperare gli extra-profitti con una maggior tassazione”.
Il confronto con l’Unione Europea sull’energia
Nel suo intervento la premier ha affrontato anche il tema delle politiche energetiche europee, soffermandosi sul sistema ETS (European Union Emissions Trading System), il sistema di scambio di quote di emissione di carbonio adottato all’interno dell’UE.
Si tratta di un meccanismo che il Governo italiano ha chiesto di rivedere perché, pur essendo nato per colpire le fonti energetiche più inquinanti, di fatto “ finisce per influenzare il prezzo di tutte le forme di energia, comprese quelle prodotte da fonti rinnovabili – ha chiarito Meloni -. Per questo l’Italia ha chiesto una sospensione temporanea dell’ETS sulla produzione di energia termica, almeno finché i prezzi dell’energia ritorneranno ai livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente”.
La richiesta, già avanzata a margine del Consiglio europeo di febbraio, sarà riproposta nel prossimo vertice dei leader europei la settimana prossima.
Tra le proposte che il governo intende portare a Bruxelles c’è anche la creazione di un meccanismo europeo di liquidità del gas, che permetta di individuare fornitori in grado di garantire approvvigionamenti rapidi in caso di emergenze o tensioni sui mercati.
Nel frattempo, ha ricordato Meloni, il governo è intervenuto con il recente decreto energia introducendo misure di sostegno per il sistema produttivo italiano, accolte positivamente dal mondo delle imprese.







