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Da Cosenza a Campobasso, l'inflazione non è uguale per tutti

Da Cosenza a Campobasso, l'inflazione non è uguale per tutti

Analizzando i dati Istat, l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città italiane in cui i rincari di gennaio hanno pesato di più e di meno

Insieme a quelli sul piano della sicurezza, l’evoluzione della situazione in Medio Oriente ha riportato in primo piano anche i timori di una nuova possibile impennata dei prezzi.
Sono paure fondate, visto che le difficoltà legate al conflitto che si sono venute a creare a Hormuz rischiano di incidere pesantemente sui prezzi dell’energia. E lo sono tanto più se si pensa che, secondo le stime preliminari dell’Istat, erano proprio i beni energetici a frenare almeno in parte, con il loro -6,6%, l’accelerazione dell’inflazione. La previsione sull’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività era infatti attestata al +0,8% su base mensile e al +1,6% su base annua. Dato, quest’ultimo, decisamente superiore al +1% di gennaio, che si può tradurre su base annua in un aumento del costo della vita nei bilanci familiari pari a 251 euro.

Cosenza città più cara d’Italia a gennaio

Non bisogna però dimenticare che i dati Istat, giustamente, presentano una media nazionale. E, come è innato per la statistica, ciò significa che l’inflazione non colpisce allo stesso modo in tutte le zone d’Italia. Le differenze tra città e città possono dunque essere anche significative.
Per questo, l’Unione Nazionale Consumatori, ogni mese, si addentra nel dettaglio, esaminando i dati di ognuna delle 78 città in cui l’Istituto di statistica monitora l’andamento dei prezzi. Ne esce così una graduatoria che ci dice quali sono state, mese per mese, le città più care e quelle meno care d”Italia.

Pil
Nel primo caso, il non invidiabile primato a gennaio va a Cosenza, dove l’inflazione tendenziale di gennaio si è attestata al +2,6%. Un dato che significa che una famiglia media residente nella città calabrese, a fine 2026, avrà dovuto spendere ben 506 euro in più.

Le altre città dove l’inflazione costa di più

Il calcolo della somma, sottolineano i Consumatori, non dipende però solo dalla percentuale di inflazione in quanto tale, ma anche dal diverso livello di spesa di partenza.
Così, al secondo posto per aumento del costo della vita (487 euro annui per famiglia) si colloca a gennaio Pistoia, che con +1,8% è a pari di Macerata (quarta anche per maggior spesa: 399 euro) per tasso di inflazione tendenziale. Terza è quindi Bolzano: +1,4%, che si traducono in una spesa aggiuntiva di 465 euro l’anno. A completare la top 10, sempre in termini di spesa, sono poi, nell’ordine, Belluno (391 euro di impatto, +1,5% di inflazione), Reggio Calabria (389 euro, ma seconda assoluta per tasso di inflazione: +2%), Bari (385 euro, +1,9%), Napoli (384 euro, +1,7%), Siena e Grosseto (per entrambe 379 euro e +1,4%) e infine Mantova (373 euro, +1,3%).

Le città maggiormente risparmiate dall’inflazione

Agli antipodi della graduatoria, c’è invece addirittura una città in deflazione: è Campobasso, con prezzi in sia pur lievissima (-0,1%) discesa, per un risparmio annuo di 24 euro.
A Modena, seconda, l’inflazione è stata invece curiosamente pari a zero.
Troviamo quindi, in ordine calante di “virtuosità”, Pisa (27 euro di spesa in più, +0,1% di tasso di inflazione), Brindisi (39 euro, +0,2%), Potenza (66 euro, +0,3%), Teramo (74 euro, +0,3%), Ravenna e Piacenza (settime alla pari con 83 euro e +0,3%), Sassari (100 euro, +0,5%) e Livorno (108 euro di impatto annuo e +0,4% di inflazione tendenziale).

Alberto Minazzi

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