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56 mila cartoline, una caverna da cui fuggire e il fuoco del Congo: i padiglioni insoliti della Biennale

56 mila cartoline, una caverna da cui fuggire e il fuoco del Congo: i padiglioni insoliti della Biennale

Spagna, Grecia e Repubblica Democratica del Congo conquistano i visitatori con installazioni immersive e spettacolari. Dietro gli allestimenti c’è il lavoro di un’azienda veneziana

Tra Giardini e centro storico, la Biennale di Venezia, che conta quest’anno un centinaio di partecipazioni nazionali, non si guarda soltanto: si attraversa e, a volte, si rischia quasi di perdervisi dentro.
Ogni padiglione apre una soglia diversa, ogni spazio cambia ritmo e linguaggio, tra installazioni monumentali, ambienti immersivi e pratiche artistiche che mettono in discussione il modo stesso di esporre e osservare.
Un’edizione che, seguendo il pensiero della compianta curatrice Koyo Kouoh, invita il pubblico a riflettere su relazione, identità e materia, ascoltando — come suggerisce il titolo “In Minor Keys” — le tonalità minori della contemporaneità: fragilità, memoria, resistenza e rigenerazione.
In questo panorama fitto di proposte e linguaggi, alcuni padiglioni attirano lo sguardo per l’originalità degli allestimenti e per la forza delle esperienze che mettono in scena.
Tra questi sorprendono e spiccano Spagna, Grecia e Repubblica Democratica del Congo: tre esempi molto diversi tra loro ma accomunati da una forte componente immersiva e scenografica.
Dietro il loro allestimento, c’è il lavoro di un’azienda veneziana.

Le cartoline memoria del Padiglione Spagna

Il colpo d’occhio appena varcata la soglia del Padiglione Spagna, ai Giardini, è assicurato: da qualunque parte si giri lo sguardo, ogni singola parete della struttura è tappezzata con cartoline. E ce ne sono volute ben 56 mila per completare il progetto “Los restos” (“I resti”) dell’artista catalano Oriol Vilanova, classe 1980, che ha trasformato l’intero grande spazio in uno pseudo museo. Un immenso puzzle basato sull’accumulazione ossessiva di migliaia di cartoline, raccolte in vent’anni, resti materiali di un immaginario condiviso. Vilanova utilizza la sua collezione, costruita recuperando immagini dei più vari temi nei mercatini e nei circuiti dell’usato, per trasmettere il suo pensiero che si concentra sul concetto di accumulazione e perdita. Le cartoline, nate per trasmettere un’esperienza individuale, sopravvivono e raccontano storie, diventano nel tempo reliquie di una memoria frammentaria e instabile.

“L’allestimento di questo padiglione è stato particolarmente impegnativo perché sostanzialmente per ciascun lavoro che ci viene commissionato dobbiamo dare forma a un progetto, trasformare in realtà pensieri e parole degli artisti – spiega Franco Longo, responsabile Divisione Allestimenti di Attiva S.p.A., azienda di Marghera specializzata nella progettazione, costruzione e installazione di soluzioni per la comunicazione visiva -. Con squadre di una decina di persone ciascuna, il lavoro è durato un mese e mezzo. Basti pensare che ogni cartolina è stata attaccata singolarmente con una tecnica ben precisa: dietro ciascuna è posizionato un nastro carta e un magnete al centro che fa presa con una puntina al muro. Non è sempre facile rispondere alle esigenze degli artisti perché bisogna valutare gli ambienti in cui deve essere fatta l’installazione, le dinamiche con cui farla e soprattutto, come in questo caso, tenere presente le particolarità della realtà veneziana”.

L’ immersiva Escape Room greca

Di tutt’altro tono è il Padiglione della Grecia, che con “Escape Room” di Andreas Angelidakis trasforma lo spazio in un’esperienza immersiva e riflessiva.
Qui il visitatore entra in una sorta di caverna contemporanea, dove realtà e finzione si intrecciano e la storia non è mai fissa, ma va continuamente riletta, tra rovine del passato e forme digitali del presente.

L’artista, noto per le sue ricerche su architettura, rovine contemporanee e ambienti digitali, con “Escape Room” analizza il padiglione stesso, inaugurato nel 1934, anno segnato dall’incontro a Venezia tra Hitler e Mussolini e dall’inizio delle persecuzioni naziste, come una “grotta coloniale e fascista congelata”, sfidando il visitatore a fuggire dalla narrazione propagandistica.
L’ambiente interattivo fonde reale e virtuale, storia e tecnologia, proponendo a chi vi entra una riflessione critica sulle modalità attraverso cui interpretiamo il passato e abitiamo il presente.
“Predisporre l’ambiente alle condizioni ottimali per l’installazione è sempre la parte più complessa di ogni allestimento – spiega Franco Longo -. E il padiglione greco non ha fatto eccezione. Sono tante le variabili di cui bisogna tener conto, soprattutto se si opera in ambienti particolari: il dialogo con il contesto architettonico talvolta è particolarmente complicato ma il duro lavoro, l’impegno per arrivare alla migliore soluzione espositiva e la soddisfazione del cliente ripagano ogni sforzo”.

Il progetto “Simba Moto” della Repubblica Democratica del Congo

Le soluzioni, però, vanno cercate, analizzate, realizzate.
E l’allestimento del padiglione della Repubblica Democratica del Congo, ospitato per il suo debutto nel Refettorio antico della Scuola Grande di San Marco, di difficoltà ne ha messe di fronte parecchie.
“E’ stato il lavoro più difficile – ammette Franco Longo -. Lo studio del progetto “Simba Moto! Seize The Fire!”, che propone un’opera collettiva di nove artisti provenienti da diverse discipline, ha preso il via lo scorso febbraio e l’opera è stata portata a termine a Esposizione già iniziata nella Scuola Grande di San Marco, un edificio del XV secolo, gioiello del Rinascimento veneziano.

Ancora prima dell’allestimento, in questo caso, abbiamo dovuto procedere alla messa in sicurezza dello spazio dove collocare le opere. Proprio perché si trova in un ambiente delicato, abbiamo dovuto procedere passo dopo passo con le dovute cautele e documentazione degli spazi in cui le installazioni sarebbero state montate . Per il Padiglione della Repubblica Democratica del Congo abbiamo anche realizzato la parte multimediale. Devo dire che a livello operativo è sempre fondamentale per un buon risultato il lavoro di squadra che in lavori complessi fa girare bene tutti gli ingranaggi e portare a casa il risultato migliore”.

“Simba Moto! Seize The Fire!” è un’interpretazione artistica contemporanea delle dinamiche e dell’immaginario culturale congolese.
Il fuoco è l’elemento centrale del Padiglione: non tutte le fiamme distruggono, molte fecondano e governarlo significa trasformare, dare forma, creare. Partendo da queste considerazioni, l’installazione “Simba Moto! Size The Fire!” si presenta come una fucina luminosa dove gli artisti dissipano l’oscurità.

Silvia Bolognini

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