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Lavoro, non tutti sono fatti per iniziare alle 8: tra allodole e gufi

Lavoro, non tutti sono fatti per iniziare alle 8: tra allodole e gufi

Uno studio evidenzia profonde differenze nei momenti di massima efficienza. Gli italiani restano tra i più mattinieri, ma cresce la quota di chi rende meglio nelle ore serali. Tutta “colpa” del cronotipo

Il mondo del lavoro è organizzato “a misura di allodola”.
Gli orari delle 8 ore quotidiane dedicate alle attività lavorative partono infatti tradizionalmente alla mattina e si concludono a metà pomeriggio. E questo per l’idea che, nella prima parte della giornata, si sia più freschi e produttivi.
Il concetto, in generale, ha un fondamento statistico, con un rapporto del doppio rispetto a chi lavora meglio il pomeriggio o la sera. In particolare in Italia, come evidenzia anche la nuova ricerca svolta dalla società di consulenza e formazione aziendale Herrmann International in collaborazione con la piattaforma online ilCVperfetto.it.
Ma, come accade per la mano prevalente, c’è pur sempre una minoranza da tenere in conto. Con percentuali, dice lo stesso studio, più alte in particolari categorie, come i giovani o chi svolge attività creative. Una sorta di “mancinismo” delle attitudini che non dovrebbe essere sottovalutato.

Gli italiani “allodole lavorative”

Il concetto da cui muove l’analisi è quello del cronotipo. Ovvero la predisposizione naturale e biologica di ciascun individuo a dormire, svegliarsi e raggiungere il picco di massima attività ed energia in determinati momenti della giornata.
E attenzione: non si tratta di semplici abitudini, ma c’è un legame, in gran parte genetico, che dipende dai propri ritmi circadiani. Chi sostiene che “tanto prima o poi ci si abitua”, insomma sbaglia.
Se uno nasce con un cronotipo mattutino, comunemente chiamato “allodola”, preferirà sempre svegliarsi presto, senza fatica, essendo più produttivo nella prima parte della giornata ma non riuscendo a tirar tardi in efficienza.
Al contrario, “gufi” o “civette”, ovvero chi ha un cronotipo serotino, ha più energia e lucidità nelle ore avanzate.
I più fortunati, i “colibrì”, dalle abitudini flessibili, che si adattano bene, con il loro cronotipo intermedio, agli standard della società.
Dal punto di vista lavorativo, dice la ricerca, tra i lavoratori italiani si trova la percentuale più alta di chi si dichiara più attivo al mattino (+52% rispetto alla media), seguiti da danesi e svedesi. Singapore ha invece la quota più alta di persone produttive alla sera, con anche Filippine e Brasile sopra la media di “gufi” nel campione analizzato, che ha preso in considerazione oltre 1,5 milioni di lavoratori in Usa e Canada, confrontando i dati con almeno 1.000 partecipanti per ognuno degli altri Paesi.

Le variabili che incidono sulla produttività nel corso della giornata

Se, in queste differenze geografiche, incidono indubbiamente i diversi contesti sociali, il dato più interessante che emerge dallo studio è legato alle differenze nei momenti di massima produttività nell’arco della giornata legate ad altri fattori.
Il 29% di chi è a inizio carriera, quasi il doppio rispetto alla media, si sente per esempio più produttivo nella seconda parte della giornata, mentre i dirigenti hanno il 32% di possibilità in meno di appartenere a questa categoria.
Quote più alte di “gufi ” si riscontrano poi anche in base al settore lavorativo.
Le quote più alte si riscontrano nei lavori creativi di arte (+52% dalla media), istruzione (+51%), scrittura (+33%), intrattenimento (+25%), consulenza (+30%) e settore dei servizi (+22%), probabilmente perché le ore serali favoriscono la concentrazione anche per il minor numero di interruzioni. Un altro fattore che aiuta a spingere in avanti il cronotipo lavorativo è poi la turnistica.

Alberto Minazzi

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