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Le ferie si adattano, il turismo diventa “strategico”

Le ferie si adattano, il turismo diventa “strategico”

Gli italiani riscrivono il modo di viaggiare: tra “smart break” e prenotazioni last minute, stessa meta, meno spesa e più flessibilità

Prenotare in un albergo a Mestre per visitare Venezia. Ma anche soggiornare in un piccolo comune attorno a Parigi, da Serris, a Cherry, a Magny-le-Hongre, da dove portare i figli a Disneyland.
Un minimo di scomodità in più, che però consente di tagliare almeno in parte la spesa della vacanza. E, in tempi di “vacche magre”, conservare in tasca qualche soldino non dà certo fastidio.
Quello definito da Salabam Solutions “turismo strategico” è uno dei trend più curiosi della ricerca che l’azienda italiana specializzata in tecnologie di viaggio ha effettuato analizzando oltre 500 mila prenotazioni effettuate sulle sue 2 piattaforme Vadobay e Benefit.Travel, integrate col welfare aziendale.
Perché anche le ferie degli italiani si adattano alle (limitate) disponibilità economiche.

Il turismo strategico degli italiani

Il turismo cosiddetto “strategico” è quello in cui, per non rinunciare alla meta scelta, vengono ripensate le modalità del viaggio per risparmiare. Quello delle già citate destinazioni “satellite” o di aree ai margini delle città, prive di per sé di una forte attrattività turistica, sono uno degli esempi delle nuove modalità organizzative adottate dai viaggiatori. Che nel contempo, per gli operatori turistici locali, si traducono in un forte aumento della domanda per servizi di ospitalità.

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La lettura di questo fenomeno data da Salabam Solutions è quella secondo cui, soprattutto per le famiglie, la destinazione reale non è tanto la città, ma l’esperienza.
“Il viaggio – afferma Diego Furlani, co-founder dell’azienda – non viene ridimensionato, ma ottimizzato. Le persone non vogliono rinunciare a nulla, ma sono più attente su dove scelgono di dormire, quando partire e come muoversi, per ottenere la stessa esperienza”.
Un altro aspetto che conferma la razionalizzazione della strategia organizzativa dei viaggiatori arriva dalle scelte della tipologia di alloggio. Oltre il 72,9% delle prenotazioni, secondo la ricerca, punta infatti su hotel tradizionali, che, in particolare per i soggiorni brevi, offrono soluzioni immediate e standardizzate, facilmente prenotabili e con un’organizzazione ridotta al minimo. Per bed&breakfast (6,99%) e appartamenti (2,82%) resta dunque una fetta di mercato marginale.

Le altre tendenze nell’organizzazione delle vacanze

Passando agli altri dati emersi dallo studio, il dato generale più evidente è la riduzione della durata media del soggiorno, attestata a 2,7 giorni, con gli “smart break” (viaggi brevi concentrati nei weekend e nei periodi di pausa) che prendono sempre più il posto delle ferie tradizionali. Una destagionalizzazione su cui incidono anche gli strumenti di welfare aziendale, che incentivano l’idea del “viaggiare quando se ne ha l’occasione, non solo quando si ha tempo”.

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Convenienza, praticità e qualità dell’esperienza contano dunque ormai più della durata del soggiorno. Una tendenza alla sempre crescente flessibilità nell’approccio al viaggio, confermata anche dalla diminuzione della finestra media di pianificazione: 51 giorni, ma ancor più breve per molte destinazioni nostrane, con picchi di prenotazione spostati sempre più a ridosso della vacanza. Solo per i viaggi a lungo raggio la programmazione continua a partire da 4 a 6 mesi prima.
Tutto ciò incide anche sulla scelta delle destinazioni, con preferenza per la prossimità: nel 62% dei casi si sceglie l’Italia, seguita da Francia (5,98%) e Spagna (5,09%). La ricerca parla poi di “tribù di viaggiatori”, con riferimento al contesto personale: i genitori single puntano su mete altamente organizzate, come la Riviera romagnola; i gruppi, destinazioni con forte componente sociale, come Ibiza o Mykonos; le famiglie allargate puntano sulla flessibilità di montagna estiva e parchi tematici.

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I cambiamenti climatici e il “coolcationing”

Ultima tendenza confermata dall’analisi è la crescita del fenomeno del “coolcationing”, strettamente legato ai cambiamenti climatici.
Sono infatti sempre più i turisti che, in estate, guardano a destinazioni più fresche, come Nord Europa o aree montane.
Al contrario, in inverno, si cerca il caldo, specie di Canarie e Mar Rosso, che uniscono a temperature più miti il vantaggio, sempre valido, della relativa vicinanza geografica.

Alberto Minazzi

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