L’esposizione aperta fino al 28 giugno a Palazzo Roverella ricostruisce il rapporto intenso di amicizia parigina tra il pittore impressionista italiano Federico Zandomeneghi ed Edgard Degas
Che cosa unisce Federico Zandomeneghi ed Edgard Degas?
Il primo, nato a Venezia nel 1841 e morto a Parigi nel 1917, è stato uno dei massimi esponenti dell’impressionismo in Italia e nella scena artistica parigina di fine Ottocento.
E’ proprio nella capitale francese che, dopo essere stato legato ai Macchiaioli nel suo periodo fiorentino, si trasferì nel 1874.
Qui il pittore fece amicizia con Edgard Degas (Parigi 1841 – 1917) e si lasciò affascinare dall’impressionismo, pur tuttavia mantenendo uno stile personale, più sentimentale e attento alla figura umana rispetto ai colleghi francesi.
Proprio al periodo francese dei due grandi artisti è dedicata la mostra “Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi” allestita a Palazzo Roverella a Rovigo.

Il rapporto tra “Il veneziano” e “il francese”
L’esposizione, visitabile fino al 28 giugno, curata dalla storica dell’arte Francesca Dini, ricostruisce il legame tra i due artisti mettendo in dialogo l’esperienza italiana e quella parigina attraverso una selezione dei loro capolavori.
Le opere che si possono ammirare evidenziano affinità, scambi reciproci e differenze stilistiche tra le due personalità nel contesto dell’impressionismo europeo. Il percorso esplora il passaggio dalla tradizione ottocentesca alla modernità partendo dall’ambiente fiorentino per arrivare alla Parigi bohémien.
Ci sono così scene di vita borghese, interni domestici, intensi ritratti, il caffè parigino e scorci di vita quotidiani.
Spesso realizzati da Federico Zandomeneghi con un approccio artistico più analitico e costruttivo e con colori più caldi e avvolgenti.

Il contributo veneziano all’avanguardia parigina
Edgard Degas fu per Federico Zandomeneghi un maestro e un mentore e il pittore italiano definiva il collega “l’artista più nobile e il più indipendente dell’epoca nostra”, mentre per Degas Zandomeneghi era “le vénetien”, alludendo all’orgoglio con cui difendeva la propria identità italiana nel contesto impressionista.
La mostra indaga in modo puntuale il rapporto tra i due, gli scambi, le influenze e gli arricchimenti che alimentarono le opere di entrambi. Il percorso espositivo prende il via a Firenze dove i due artisti maturarono parte della loro formazione. Il soggiorno fiorentino portò Degas verso una pittura attenta alla vita contemporanea, un contesto in cui prese forma il suo capolavoro giovanile “La famiglia Bellelli” esposto per la prima volta in Italia.

Vi sono poi i ritratti di “Thérèse de Gas e Hilaire de Gas” a confronto con alcuni capolavori macchiaioli. Si prosegue con la sezione che mette al centro gli anni italiani di Zandomeneghi prima del suo definitivo trasferimento a Parigini.
La conversione di Zandomeneghi all’impressionismo
Le opere “A Letto” e “Le Moulin del la Galette” realizzate quando si traferì a Parigi, mostrano in che misura la modernità visiva di Degas con elementi caratteristici quali spontaneità dell’attimo, inquadratura tagliente e gestualità sospesa fosse stata assimilata da Zandomeneghi, come anche il tutto sia stato però rielaborato secondo una sensibilità personale, nutrita dalla tradizione cromatica veneziana. Centrale, in questa fase, il confronto con dipinti come “Dans un café” di Degas, celebre rappresentazione della bevitrice d’assenzio.

Gli anni Ottanta, illustrati nella quarta sezione segnano la stagione matura dell’artista veneziano con opere come “Mère et fille”, “Il dottore”, “Le madri”, “Visita in Camerino”, “Al caffè Nouvelle Athènes” messe a confrontano con i lavori di Degas quali “Lezione di danza” e la celebre scultura della “Piccola danzatrice di quattordici anni”.
Il percorso si chiude con l’anno 1886 in cui Zandomeneghi evolve verso la morbidezza della forma, la compostezza classica e un nuovo equilibrio narrativo.
Questa svolta si evidenzia in dipinti come “Sul divano”, “Il Giubbetto rosso”, “La Conversation”, “La tasse de thé”, “Bambina dai capelli rossi”, “Fanciulla in azzurro di spalle” e “Hommage à Toulouse-Lautrec”.




