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Una pioggia di soldi per Venezia: nulli i vecchi contratti sui derivati

Una pioggia di soldi per Venezia: nulli i vecchi contratti sui derivati
Venezia vista dall'alto

Una sentenza della Corte di Giustizia di Londra restituisce al Comune quanto versato dal 2007 a oggi annullando di fatto anche il debito futuro

C’è voluta l’Alta Corte di Giustizia di Londra per far cantar vittoria a Venezia.
Dopo un iter iniziato nel 2019, tra tanti punti interrogativi sulla riuscita dell’impresa, ma anche la convinzione che qualcosa, in quei vecchi contratti sui derivati sottoscritti dall’ente nel 2007 con le banche non quadrasse, è finalmente arrivata la prima risposta.
Una sentenza lunga 166 pagine, in cui il giudice Foxton della High Court of Justice of England and Wales ha sviscerato punto per punto i motivi per i quali la spada di Damocle dei derivati che per 15 anni ha gravato sul Comune di Venezia debba esser interrata (con la cessazione, dunque, dei pagamenti futuri) e quanto versato alle banche dal 2007 a oggi debba ritornare nelle casse del Comune.

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La prossima udienza entro aprile

Una cifra che nel dettaglio sarà definita nella prossima udienza (probabilmente ad aprile) ma che, “a spanne”, si aggira attorno ai 70 milioni di euro.
Ai quali si andranno ad aggiungere gli altri 30 che il Comune avrebbe dovuto pagare da oggi al 2037, data alla quale, nel dicembre 2007, era stata estesa la durata del prestito obbligazionario contratto dall’allora giunta di centrosinistra insieme a due ISDA master agreement che prevedevano una clausola di giurisdizione e favore del giudice inglese e la scelta della legge inglese.
“In realtà –precisa l’avvocato Carlo Isnardi, che per lo studio legale associato Loiaconi ha seguito la causa – dalla somma di quanto versato fino a oggi dal Comune di Venezia per far fronte al debito, le banche potranno detrarre i costi sostenuti per coprire il rischio derivante dalle operazioni”.
Di fatto, dunque, non si sa ancora quanto sarà sottratto ai 70 milioni di euro già pagati.
“Quel che è certo – continua Isnardi – è che non sarà pagato il resto e che questa sentenza ha chiarito un punto importante riguardo il potere degli enti di stipulare o meno questo tipo di contratti”.

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L’avv. Carlo Isnardi, dello Studio legale Loiaconi di Milano

I derivati: un’operazione speculativa

La base sulla quale poggia la decisione del giudice inglese è l’art 119 della Costituzione italiana, relativo all’autonomia finanziaria di entrata e di spesa di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni. Un’autonomia riconosciuta dalla norma ma “nel rispetto dell’equilibro dei relativi bilanci “ e di fatto però sempre legata alle linee guida di fondo della finanza locale dettate dallo Stato. Ma è soprattutto grazie al comma 6 dello stesso articolo se è stato stabilito che il Comune di Venezia, dal 2019 citato in causa dalle banche dinanzi all’Alta Corte di Giustizia inglese, aveva ragione nel chiedere l’invalidazione delle operazioni legate ai contratti sui derivati.
Questo per due motivi. Innanzitutto, rileva la sentenza, “ per mancanza di capacità giuridica del comune di Venezia nello stipulare questi contratti” e poi perché, di fatto, l’acquisto dei derivati non ha rappresentato un investimento ma si è tradotto in un fine speculativo, con annessa assunzione di un rischio basato quindi su valutazioni soggettive. Un’operazione che, sottolinea il giudice Foxton nella sua dettagliata sentenza – non può fare un ente locale”.

Un punto di svolta che potrebbe avere conseguenze a cascata

Con la sentenza pubblicata il 14 ottobre 2022, l’Alta Corte di Giustizia di Londra ha dichiarato dunque che i contratti derivati sottoscritti nel 2007 fra il Comune di Venezia e le Banche sono nulli e inapplicabili.

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Ca’ Farsetti, sede del comune di Venezia


“La sentenza emessa dal giudice Foxton costituisce un’importante novità nel panorama del contenzioso che oppone gli enti locali alle banche in materia di contratti derivati – precisa l’avvocato Isnardi – Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la nota sentenza resa nel giudizio tra Comune di Cattolica e Banca Nazionale del Lavoro, avevano chiarito molti aspetti riguardanti i limiti all’autonomia finanziaria degli enti locali, ma l’Alta Corte di Giustizia di Londra è andata oltre, stabilendo conseguenze inedite.
Il Giudice Foxton, pur consapevole della difficoltà del compito assegnatogli, si è posto di fronte alle questioni affrontate senza pregiudizi, cercando di comprendere a fondo il diritto italiano e di considerare i fatti all’interno del contesto giuridico originario.
Questa sentenza potrebbe costituire un punto di svolta nell’approccio dei giudici inglesi al contenzioso tra banche ed enti locali italiani riguardante i contratti derivati, per l’importanza attribuita ai vincoli imposti dallo Stato in materia di autonomia finanziaria degli enti locali »
Insomma, potrebbe avere conseguenze a cascata

Brugnaro: “Una sentenza storica”

La notizia del deposito della sentenza da parte dell’Alta Corte di Londra è stata accolta con grandissima soddisfazione a Venezia, dove il sindaco Luigi Brugnaro non ha esitato a definirla “una prima sentenza storica, che farà necessariamente giurisprudenza nel definire i rapporti tra amministrazioni pubbliche e le banche in merito ai derivati”.
Prima in ordine di tempo, ma anche perché, come quello italiano, anche l’ordinamento inglese prevede il ricorso in appello ed eventualmente alla Corte Suprema.
A differenza di quanto accade in Italia, però, i ricorsi dovranno essere autorizzati.
Anche se meno scontati, almeno quello alla Corte d’Appello da parte delle banche è molto plausibile. E non è escluso possa esserci anche da parte del comune se la cifra da recuperare per quanto versato dal 2007 a oggi, detratti i costi sostenuti dalle banche per coprire il rischio derivante dalle operazioni, non fosse riconosciuto congruo.
L’altra quantificazione sarà relativa alle spese legali da sostenere. Anche in questo caso, sarà definita dall’Alta Corte di Giustizia e addebitata in tutto o in parte alle banche.

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Il sindaco di Venezia e presidente di Coraggio Italia Luigi Brugnaro

“Siamo riusciti a dimostrare ciò che abbiamo sempre sostenuto – ha sottolineato il sindaco Brugnaro – Con l’impegno di tutti abbiamo dimostrato, davanti a una sfida apparentemente impossibile, che ce la si può fare. Ora andremo avanti con la stessa determinazione, non solo per tutelare l’onorabilità dell’Ente ma anche per il rispetto che dobbiamo ai nostri concittadini e alle stesse risorse economiche che, se non fossimo intervenuti, rischiavamo di dover pagare in modo indebito. La differenza di approccio con le amministrazioni precedenti – ha concluso – sta proprio nel nostro puntare a ridurre il debito per non lasciarlo da pagare alla future generazioni”.

19 luglio 2007: dal prestito “Rialto” ai derivati

Nel 2007, economicamente, il comune di Venezia non navigava in buone acque. Era impegnato con condizioni finanziarie pesanti legate al prestito obbligazionario “Rialto” e intenzionato quindi a rinegoziare termini e condizioni dello stesso.
Decise alla fine di chiuderlo sottoscrivendo con le banche due nuovi contratti derivati che presentavano una scadenza più lunga (2037).
Utilizzando parte di questa nuova obbligazione per finanziare il costo di estinzione del prestito precedente, di fatto ne ha trasformato la natura e ha influito sulle caratteristiche del contratto imponendo il rischio di perdite successive.

2019: inizia la controversia

L’operazione derivati è stata analizzata a partire dal 2015 dalla nuova amministrazione che, quattro anni dopo, il 21 giugno 2019, ha chiesto al Tribunale di Venezia di accertare la responsabilità contrattuale per inadempimento degli obblighi di consulenza delle banche con le quali erano stati sottoscritti i contratti e, nel solo caso di una banca, del “contratto di prestazione di servizi di investimento oltre che la responsabilità extracontrattuale per violazione degli obblighi di diligenza e correttezza”. Elementi, questi ultimi, sui quali l’ente è ancora in attesa di giudizio.
Per contro, le banche, come da clausole contrattuali, si sono rivolte alla giustizia inglese, notificando al comune un atto di citazione al fine di far valere la validità dei contratti derivati e l’assenza di loro responsabilità connessa all’andamento di questi ultimi.
La corte inglese, pur avendo riconosciuto l’assenza di responsabilità delle banche, tuttavia, ha annullato di fatto i contratti.

Consuelo Terrin

Un commento su “Una pioggia di soldi per Venezia: nulli i vecchi contratti sui derivati

  1. solo chi si sente parte integrante di una comunità e legato ai suoi cittadini,senza distinzioni politiche e sociali, realizza cose meravigliose per il bene di tutti.
    Grazie Luigi Brugnaro.


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