In Veneto scatta l’ordinanza anti-caldo con stop alle attività all’aperto nelle ore più critiche. L’allarme è globale: lo stress termico, secondo ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), è già una delle principali emergenze
El Niño, il fenomeno meteorologico naturale che amplifica le temperature globali, è già ufficialmente partito. E, da sabato 20 giugno, avvisano gli esperti di iLMeteo.it, arriva sull’Italia l’anticiclone africano “Cerberus”, che darà il via a una “ severa e lunghissima ondata di calore con i termometri che toccheranno i 39°C anche nelle grandi città della Pianura Padana”, fino a 9° oltre la media del periodo. Dobbiamo dunque prepararci a condizioni di disagio per tutti.
A risentire del caldo eccezionale, saranno però soprattutto i lavoratori più esposti.
Per questo, la Regione Veneto ha deciso di muoversi per tempo, adottando un provvedimento, in vigore già da oggi, mercoledì 17 giugno. Come evidenziano le statistiche dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), le alte temperature durante il lavoro coinvolgono 2,41 miliardi di persone nel mondo, causando ogni anno 18.970 morti e 22,85 milioni di infortuni.
Il contenuto dell’ordinanza del Veneto
L’ordinanza regionale “contingibile e urgente” veneta recepisce le “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare” condivise nella seduta dell’11 giugno dalla Conferenza delle Regioni.
Il provvedimento resterà in vigore fino al 31 agosto per la tutela in particolare della salute e della sicurezza di alcune categorie di lavoratori che devono svolgere attività fisica intensa con elevate temperature e sotto le radiazioni solari.
È così disposto un divieto di svolgimento delle attività lavorative all’aperto dalle 12.30 alle 16 nei settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili all’aperto e nelle cave.

Il divieto si applica nelle giornate e nelle aree del territorio in cui il sistema di previsione del rischio elaborato dal progetto Worklimate, sviluppato da Inail e Cnr, segnali un livello di rischio “alto” e, nonostante l’adozione delle misure di prevenzione, permangano rischi rilevanti per la salute.
Sono esclusi dal divieto, precisa l’ordinanza, gli interventi di pubblica utilità, protezione civile e salvaguardia della pubblica incolumità effettuati dalle Pubbliche Amministrazioni, dai concessionari di pubblico servizio e dai relativi appaltatori, purché siano adottate adeguate misure organizzative e di sicurezza per ridurre il rischio da esposizione al caldo da parte dei datori di lavoro.
Le raccomandazioni e le altre misure della Regione Veneto
Oltre a introdurre il divieto, la Regione Veneto ha raccomandato l’applicazione delle Linee di indirizzo in tutte le attività svolte all’aperto e negli ambienti chiusi non climatizzati influenzati dalle condizioni meteorologiche esterne. In particolare, si sottolinea la necessità di limitare o evitare, ove possibile, lo svolgimento delle attività lavorative nelle ore più calde della giornata qualora il rischio da stress termico sia elevato nonostante l’adozione delle misure preventive.
L’indicazione per i datori di lavoro è quindi quella di adottare adeguate misure organizzative, tra cui la rotazione del personale e la riduzione dei tempi di esposizione al caldo, tenendo conto delle indicazioni della sorveglianza sanitaria aziendale e utilizzando gli strumenti di valutazione disponibili, compresi quelli messi a disposizione dal Portale agenti fisici e dal progetto Worklimate.

In vista dell’ondata di calore, la Regione Veneto ha intanto deciso di intensificare anche la sorveglianza sulla risorsa idrica, con un’attività di controllo aggiornata ogni 15 giorni in collaborazione con Arpav. Sul tema, si sottolinea comunque al momento che “la situazione mostra segnali di ripresa rispetto a fine maggio”, grazie agli apporti di pioggia della prima parte di giugno che hanno interessato in particolare il bacino del Piave e le aree pedemontane.
L’impatto del caldo sul lavoro in Italia e in Veneto e le contromisure adottate
L’Inail classifica infortuni e malori dovuti al caldo estremo durante lo svolgimento di attività lavorative come infortuni sul lavoro a tutti gli effetti. E le statistiche mostrano una crescita costante di queste casistiche, sia all’aperto che in locali non climatizzati. La stima è pari a circa 4 mila infortuni l’anno in media in Italia, con 1.364 denunce per colpi di calore in un solo triennio. Si calcola inoltre che il rischio di infortunio nei cantieri edili aumenti del +1% per ogni grado oltre i 30°.
Il nostro Paese è del resto, nel contesto europeo, uno di quelli che registrano il più alto tasso di mortalità legato a ondate di calore ed è prevista la possibilità di richiedere la cassa integrazione quando le temperature percepite superano i 35°. In questo contesto, le statistiche dell’Osservatorio Sicurezza Vega Engineering classificano il Veneto tra le zone a maggior rischio di mortalità sul lavoro in Italia.
Misure per fronteggiare le situazioni di caldo estremo sono entrate nel diritto del lavoro di Stati dell’Ue come Spagna e Belgio, mentre in Francia alcuni lavoratori si sono avvalsi del “diritto al ritiro”, giustificandosi con la qualificazione delle temperature troppo elevate come “condizione di pericolo grave e imminente”. Tornando all’Italia, va registrato invece lo sviluppo di un sistema, basato su sensori, che permette di comunicare in 90” il presentarsi di ondate di calore.
Caldo e lavoro: l’analisi del rapporto Ilo
Le stime dell’agenzia delle Nazioni Unite Ilo indicano che il 71% della forza lavoro globale è esposto a temperature eccessive. Con rischi enormi per la salute: lo stress termico, definito un “killer invisibile” può provocare esaurimento da calore e colpi di calore, fino alla morte, ma anche malattie croniche, tra cardiovascolari, respiratorie e soprattutto renali. Sono infatti 26,2 milioni le persone convivono con problemi renali attribuibili a stress termico sul lavoro.
Tra gli elementi comuni alle 21 legislazioni nazionali per affrontare lo stress termico analizzate da Ilo, rientrano strategie di idratazione, riposo, pause o modifiche degli orari di lavoro, disponibilità di aree di riposo fresche, ombreggiate e ventilate e dispositivi di protezione individuale. Ciò non toglie che, secondo l’agenzia Onu, “le strategie di prevenzione e controllo dello stress termico negli ambienti di lavoro devono essere rafforzate con urgenza”.
Alberto Minazzi



