La tassa invisibile di chi paga tutto da solo
Il primo dato sembra demografico: in Italia quasi quattro famiglie su dieci sono composte da una sola persona.
Nell’Italia del 2026, però, questo diventa un dato soprattutto economico.
Perché se è vero che da soli si può spendere meno, in realtà costa molto di più.
Per alcuni è diventato un lusso. Per molti, un nuovo indicatore della fragilità economica.
Il Paese è cambiato, il portafoglio no
Secondo ISTAT, nel 2024-2025 le famiglie composte da una sola persona rappresentano il 37,1% del totale delle famiglie italiane.
Vent’anni fa erano il 25,9%: il modello tradizionale, quello composto da almeno due adulti con due redditi -e spese condivise –non è più quello dominante.
Eppure una parte importante dell’economia quotidiana continua a funzionare come se lo fosse.
A partire dai costi per la casa.
Sempre l’ISTAT rende noto che “nelle famiglie monocomponente la quota destinata ad abitazione, acqua, elettricità, gas e combustibili arriva al 43,9% della spesa totale”.
E nelle famiglie con più persone?
In quelle con cinque o più componenti, è la risposta, scende al 28,6%.

La differenza tra chi divide il conto e chi no
Una coppia con due redditi, quindi, ha una capacità di assorbire gli shock molto maggiore.
Non è un dato da poco. E’ un dato che racconta una nuova differenza nel ceto medio dove il discrimine non è più tanto in quanto si guadagna ma sul poter o meno condividere le spese con qualcun altro.
A spiegarlo bene sono ancora i numeri Istat: “nel 2024 una famiglia composta da una sola persona ha avuto una spesa media mensile di 1.932 euro, pari a circa il 68% della spesa di una famiglia di due componenti e al 58% di una famiglia di tre componenti”.
La spesa media mensile di una famiglia italiana, a fronte dei 1.932 euro di un single, è stata di 2.755 €.
La tassa invisibile delle vite “solitarie”
Un lavoratore che guadagna 2.000 euro netti al mese e vive da solo ha una condizione economica completamente diversa rispetto a una coppia dove entrambi guadagnano 2.000 euro.
Una bolletta non costa la metà.
Una macchina e un’assicurazione non costano la metà.
Una connessione internet neppure.
E neanche un frigorifero o un condizionatore che smettono di funzionare mandando in tilt i conti di casa.

La simulazione: due stipendi uguali, due vite economiche diverse
Immaginiamo due lavoratori. Entrambi guadagnano 1.800 euro netti al mese.
Il primo vive solo. Il secondo vive con un partner che guadagna altri 1.800 euro.
Il primo ha un reddito familiare di 1.800 euro. Il secondo ha un reddito familiare di 3.600 euro.
Supponiamo una spesa abitativa di 900 euro. Per il single rappresenta il 50% del reddito.
Per la coppia rappresenta il 25% del reddito complessivo.
La casa è la stessa. La spesa è la stessa. La differenza è tutta nella possibilità di dividerla.
Questa è la ragione per la quale oggi una persona può avere un lavoro stabile e comunque sentirsi economicamente fragile.
Dove pesa di più vivere soli
Il problema diventa ancora più evidente nelle grandi città. Milano è il caso simbolo.
La città offre più opportunità lavorative, ma anche uno dei mercati abitativi più difficili d’Italia.
Per un lavoratore single con reddito medio, trovare casa può significare destinare una quota molto elevata dello stipendio all’affitto.

La soglia generalmente considerata sostenibile per la spesa abitativa è intorno al 30% del reddito disponibile.
Quando l’abitazione supera questa quota, il margine economico si riduce rapidamente.
Ed è quello che succede oggi.
Gli aumenti dei prezzi delle abitazioni non sono un fenomeno solo milanese: l’ ISTAT rileva aumenti dei valori immobiliari anche nelle principali città italiane.
Nel secondo trimestre 2025, ad esempio, i prezzi delle abitazioni sono cresciuti del 3,9% annuo a livello nazionale.
A Bologna la pressione è aumentata per la combinazione tra studenti, lavoratori qualificati e offerta abitativa limitata.
A Napoli il problema è diverso ancora: il costo della casa è mediamente inferiore, ma anche i redditi medi sono più bassi.
Il risultato è che il problema non è solo il prezzo assoluto ma il rapporto tra costo e reddito.
Negli ultimi anni tutti hanno visto aumentare i prezzi. Ma l’impatto non è stato uguale per tutti.
Secondo ISTAT, è tra il 2021 e il 2023 che l’inflazione ha ridotto maggiormente il potere d’acquisto delle famiglie italiane.
Successivamente, infatti, è rallentata. Ma i prezzi non sono certo tornati ai livelli precedenti.
Quanto costa oggi essere soli?
La crisi del single si inserisce infine in un problema più ampio: quello dei salari italiani che, come rilevano anche le analisi dell’OCSE, hanno avuto una crescita molto debole.
Il problema riguarda tutti. Ma il peso è diverso.
Una persona sola spende diversamente da una coppia con due redditi.
Questa differenza viene spesso descritta dagli economisti come un effetto delle economie di scala familiari.
La Banca d’Italia, attraverso l’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane, raccoglie proprio dati su redditi, consumi, ricchezza e caratteristiche dei nuclei familiari, mostrando quanto la composizione della famiglia sia un elemento determinante per la condizione economica. E fa una distinzione tra reddito familiare e reddito equivalente, cioè corretto per tenere conto della diversa composizione dei nuclei.
Quanto devedunque guadagnare una persona sola per avere lo stesso livello di sicurezza economica che una coppia raggiunge con due redditi?
Chissà quante volte se lo sono chiesto le tantissime persone che vivono sole in Italia.
Non persone povere ma persone fragili che, pur lavorando e guadagnando, hanno sempre meno spazio per costruire sicurezza.
Perché il prezzo della solitudine, nel 2026, non è solo emotivo. È anche scritto nel conto corrente.



