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L’Italia mette un freno all’AI: stop ad assunzioni e licenziamenti decisi dall' algoritmo

L’Italia mette un freno all’AI: stop ad assunzioni e licenziamenti decisi dall' algoritmo

Il Governo vara i primi decreti per applicare l’AI Act europeo: vietate le decisioni sul lavoro affidate solo all’intelligenza artificiale, arrivano nuovi reati contro i deepfake e regole più severe per sicurezza, scuola e sanità

Il boom dell’intelligenza artificiale ha aperto un’ampia serie di questioni che variano dal mondo del lavoro alla formazione, dalla sanità alla pubblica amministrazione, fino alla gestione della sicurezza.
Temi caldi, che necessitano di una precisa definizione dei confini giuridici di legittimità, sui quali l’Unione Europea si è mossa con l’approvazione del cosiddetto “Ai Act”.
Come succede per le indicazioni comunitarie, per renderle concretamente operative serve il recepimento degli Stati membri nei propri ordinamenti legislativi.
In questo contesto, l’Italia è in pole position.
Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato in via preliminare 2 decreti in cui si gettano le basi che indicano la strada scelta dal nostro Paese verso una disciplina organica.

Il primo decreto sull’Ai

L’oggetto del primo decreto è più ampio. Alcune previsioni riguardano, per esempio, il mondo del lavoro, introducendo esplicitamente il divieto di affidare le decisioni che incidano sul rapporto lavorativo, tra cui assunzioni, licenziamenti e sanzioni, agli algoritmi, a pena di nullità. Servirà cioè sempre l’intervento di una persona fisica, anche se restano da definire i margini di applicabilità.
C’è poi la norma che introduce l’Ai nei programmi scolastici del secondo ciclo e nell’educazione civica, con uno stanziamento previsto di 200 milioni per la formazione dei docenti.
I primi esperimenti in materia condotti con assistenti virtuali, ha sottolineato il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, hanno dato risultati positivi, con un miglioramento degli apprendimenti.

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La formazione sull’Ai è destinata a diventare obbligatoria anche per medici e professionisti sanitari, mentre, sul fronte legale, dovrebbe essere introdotto un nuovo reato per punire chi ometta le misure di sicurezza o alteri il funzionamento di sistemi di Ai ad alto rischio, creando in tal modo una situazione di pericolo concreto per la vita, l’incolumità pubblica o la sicurezza dello Stato.

L’Ai e la sicurezza pubblica

Un’ultima previsione del primo decreto riguarda i cosiddetti “deepfake”, cioè la falsificazione di video o audio al fine di orientare decisioni o danneggiare altre persone. Anche in questo caso si prevede un nuovo reato, con sanzioni fino a 5 anni, per chi diffonde questi prodotti digitali generati artificialmente senza il consenso dei soggetti coinvolti.
Il secondo decreto, oltre a contenere l’indicazione delle autorità di riferimento in materia (l’Agenzia per l’Italia digitale e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale), si concentra invece soprattutto sulla regolamentazione dell’uso degli strumenti basati sull’Ai da parte delle forze dell’ordine, pur lasciando aperti temi come la definizione dei limiti attuativi e della gestione dei database.
Quanto al riconoscimento biometrico in tempo reale, sulla linea dell’Ai Act si potrà usare, previa autorizzazione e nel rispetto di limiti temporali, solo per minacce gravi alla sicurezza pubblica, ricerca di persone scomparse e contrasto alla tratta di persone. La tecnologia di riconoscimento facciale potrà invece essere attivata solo sulla base di elementi oggettivi e verificabili.

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Le prospettive future

Oltre agli aspetti già citati, restano da definire anche interi ambiti, come una disciplina organica per l’uso dell’Ai nei media e nell’ambito dell’informazione o norme sulla trasparenza degli algoritmi usati nelle decisioni amministrative. L’iter, del resto, è ancora agli inizi: l’approvazione in esame preliminare manca infatti di ufficialità, non essendo nemmeno consultabili i relativi testi.
Questi, ora, saranno trasmessi dal Governo alle Commissioni parlamentari, alla Conferenza delle Regioni e alle autorità di garanzia per i relativi esami ed eventuali osservazioni in vista dell’approvazione definitiva. In ogni caso, è stato compiuto un primo passo concreto che va oltre l’enunciazione di semplici princìpi, traducendoli invece in indicazioni sostanziali.

Alberto Minazzi

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