A rivelarlo è uno studio svedese secondo il quale gli antidolorifici sviluppati per gli esseri umani funzionano anche con i crostacei decapodi: aragoste astici, gamberi, granchi, e gamberetti
Quando mettiamo in pentola un’aragosta viva per cucinarla, prova dolore?
La risposta è sì. Premesso che la maggior parte degli scienziati riconosce che tutti i vertebrati sono in grado di provarlo, uno studio in particolare si è concentrato sui gruppi di invertebrati, in particolare i crostacei decapodi, come aragoste e astici, granchi, gamberi e gamberetti, protagonisti della cucina mediterranea e internazionale.
Non solo provano dolore, ma gli scienziati dell’Università svedese di Goteborg hanno scoperto che gli stessi antidolorifici utilizzati per l’uomo hanno effetto anche su di loro.
I decapodi senzienti
Già la letteratura definisce i decapodi (invertebrati marini e d’acqua dolce caratterizzati da dieci zampe toraciche, quali aragoste norvegesi, astici, gamberi, granchi, e gamberetti) come esseri senzienti, ovvero capaci di provare dolore. Lo studio in questione ne dà conferma, suggerendo che la loro risposta agli stimoli nocivi non è un semplice riflesso automatico, ma una vera e propria esperienza di sofferenza. Per dimostrare ciò, il team di esperti ha indagato l’impatto della scossa elettrica sul comportamento e la fisiologia nelle aragoste norvegesi. Queste, nel momento in cui sono state sottoposte alle scosse, hanno mostrato chiari tentativi di fuga e colpi rapidi di coda. Il comportamento è stato monitorato da prima della scossa e fino a due ore successive sia con la somministrazione di farmaci con proprietà analgesiche, sia in assenza di questi.
Le risposte comportamentali sono il modo principale in cui gli animali reagiscono allo stress e per evitare eventuali lesioni e/o pericoli, sia a livello comportamentale sia fisiologico, alcuni crostacei decapodi possono eseguire una serie di rapide flessioni o capovolgimenti della coda per allontanarsi da stimoli pericolosi o che causano lesioni. Gli effetti della scossa sono stati studiati anche sui gamberi da fiume e sui granchi, anche se per valutare in modo esaustivo come possa influenzare il comportamento e la fisiologia dei decapodi sono necessari ulteriori approfondimenti.
L’effetto degli antidolorifici
I ricercatori hanno trattato le aragoste norvegesi, tramite iniezione o sciogliendoli in acqua, con due diversi antidolorifici: l’acido acetilsalicilico e la lidocaina, che hanno di molto attenuato o addirittura eliminato il tentativo di fuga nel momento del pericolo. Questo significa che hanno fatto effetto e soprattutto che il funzionamento fisiologico e la percezione del dolore dei decapodi sono molto simili a quello dell’essere umano.
In Norvegia e Nuova Zelanda la bollitura dei crostacei vivi è già vietata mentre l’industria della pesca sta valutando la possibilità di usare scosse elettriche prima della cottura per stordire gli animali.
Le aragoste sviluppano stati avversivi associati alla nocicezione
Lo studio in questione ha dato prova del fatto che i crostacei decapodi, come le aragoste norvegesi, sono in grado di sperimentare stati avversivi associati alla nocicezione, ovvero il processo neurofisiologico attraverso il quale il sistema nervoso rileva, trasmette e interpreta stimoli potenzialmente dannosi, provenienti dalla periferia del cervello.
In pratica un meccanismo di protezione essenziale, il campanello d’allarme che avvisa il cervello di un danno o minaccia, distinto dall’esperienza emotiva e sensoriale del dolore vero e proprio.



