Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale la probabilità è del 90%: il fenomeno sta per riattivarsi con oceani sempre più caldi e venti alterati
Il Niño sta preparando il suo ritorno con il 90% di possibilità che il fenomeno prosegua almeno fino a novembre.
A dirlo sono le previsioni dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale WMO.
I venti in quota cambiano direzione e le acque degli oceani sono sempre più calde, due fattori principali che stanno contribuendo alla sua formazione.
In altre parole significa che il prossimo futuro è destinato a essere caratterizzato da picchi di calore e intensificazione di fenomeni meteorologici estremi.
Tuttavia il suo impatto sull’Europa potrebbe farsi sentire soprattutto nel 2027, nell’anno successivo al picco, con temperature sopra la media, una crescita del rischio di ondate di calore prolungate e eventi metereologici estremi.
Tutto parte dall’aumento di temperatura del Pacifico centrale
I dati da tenere sotto controllo sono due: l’incremento della temperatura della superficie dell’Oceano Pacifico centrale e la durata di questo surriscaldamento. Il campanello d’allarme suona quando la temperatura cresce di almeno 0,5° C per un periodo non inferiore a cinque mesi. Si tratta di un fenomeno che si verifica ogni due – sette anni quando i venti Alisei, che soffiano da est ad ovest lungo l’equatore trasportando l’acqua calda verso il Pacifico occidentale così da farla abbassare, si indeboliscono. E’ in quel momento che l’acqua calda viene spinta nuovamente verso est, in direzione della costa occidentale delle Americhe con conseguente riscaldamento delle acque del Pacifico a ridosso della costa sudamericana.

Previsioni e conseguenze del Niño in Europa
Gli esperti dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale hanno verificato che le acque del Pacifico sono già arrivate a 6° C in più rispetto alla media primaverile, quindi prossime alle soglie del Niño. In ogni caso, sono ancora incerte l’intensità e la tempistica del picco anche se la maggior parte dei modelli di previsione suggerisce che il fenomeno sarà almeno di intensità moderata, con una probabilità più bassa di un evento forte.
Quel che precisa l’WMO è che molto probabilmente ci attenderanno i mesi più caldi di sempre anche se l’Europa non è tra le aree più direttamente influenzate dal Niño. Si farà infatti sentire più significativamente in parti del Sudamerica, negli Stati Uniti meridionali e nel Corno d’Africa con maggiori precipitazioni e su America centrale, Australia, Indonesia, e parti dell’Asia meridionale con maggiore siccità. C’è poi da precisare che gli effetti di questo fenomeno climatico si avvertono con maggiore intensità nell’anno successivo al picco, non durante quello in cui si sviluppa.
In Europa dunque i suoi possibili impatti potrebbero arrivare nel 2027 .

Il 2024, l’anno più caldo mai registrato
In Europa il segnale di El Niño non è diretto come avviene in altre parti del mondo in quanto si propaga mediante onde planetarie e a mano a mano che questo segnale attraversa il pianeta, viene modificato dalla variabilità atmosferica che incontra alle medie latitudini.
Inoltre gli esperti precisano che l’intensità degli indicatori del fenomeno non corrisponde direttamente all’intensità dei suoi impatti: un Niño più forte può rendere certi effetti più probabili, ma non li garantisce.
L’evento di El Niño 2023-2024 è stato uno dei cinque più potenti mai registrati.
Ha preso il via nel luglio 2023, ha raggiunto il suo picco tra la fine del 2023 e il 2024 e si è gradualmente esaurito nella primavera del 2024, contribuendo a rendere quell’anno il più caldo mai registrato a livello globale.






