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La memoria non è un ricordo: è una scelta quotidiana

La memoria non è un ricordo: è una scelta quotidiana
Uno scorcio del campo di concetramento di Auschwitz-Birkenau, divenuto emblema della Shoah

Dalle pietre d’inciampo, passando per scuole, teatri e luoghi che attraversiamo ogni giorno senza sapere cosa custodiscono: Venezia dedica oltre quaranta appuntamenti al Giorno della Memoria 2026

C’è una celebre frase del filosofo Collingwood che riassume bene il senso della Giornata della Memoria: “L’unico indizio su ciò che l’uomo può fare è ciò che l’uomo ha fatto”.
Non è un caso che sia la frase che chiude idealmente il film Norimberga, nelle sale in questi giorni, che racconta il processo ai capi nazisti dopo la Seconda guerra mondiale, mettendo sotto accusa non solo i crimini ma la responsabilità morale di chi li ha resi “legali”.
Una riflessione che non appartiene al passato remoto, ma che torna a interrogare con forza il presente.
È da qui che prende avvio il Mese della Memoria 2026 a Venezia: oltre quaranta eventi tra incontri, conferenze, mostre, presentazioni di libri e cerimonie pubbliche, riuniti in un palinsesto costruito dal Coordinamento cittadino per il Giorno della Memoria insieme alle istituzioni e alle realtà culturali del territorio.

Venezia, la memoria come vigilanza civile

«La memoria non è mai garantita per sempre», ha ricordato la presidente del Consiglio comunale Ermelinda Damiano presentando il programma a Ca’ Loredan. Le sue parole non lasciano spazio a equivoci: “l’antisemitismo non è confinato nei libri di storia. Scritte sui muri, insulti sui social, minacce e aggressioni sono segnali di un clima che si sta nuovamente deteriorando. Coltivare la memoria, oggi, significa allora trasformarla in vigilanza civile. Significa riconoscere prima che il linguaggio dell’odio renda qualsiasi passo verso l’orrore di nuovo “normale”.
Ed è per questo che il Mese della Memoria non guarda solo indietro, ma parla con urgenza al nostro tempo. E alle nuove generazioni”.

Ermenlinda Damiano

Le pietre d’inciampo: un monumento che costringe ad abbassare la testa

Il primo momento centrale sarà il 14 gennaio, con la posa di tredici nuove Pietre d’Inciampo in memoria dei cittadini veneziani deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti.
Venezia arriverà così a ospitarne 210: un monumento diffuso, silenzioso, che costringe a chinare lo sguardo.
Gli itinerari attraverseranno Venezia, Trivignano e Marghera, coinvolgendo anche luoghi centrali ad alto valore simbolico. Le pietre ricordano internati militari italiani, perseguitati razziali e, per la prima volta, un lavoratore coatto.
Raccontano la morte, ma anche progetti interrotti. E chiedono, semplicemente, di non passare oltre distratti.

Come ha osservato il rabbino capo della Comunità Ebraica di Venezia, Rav Alberto Sermoneta, forse oggi bisognerebbe “alzare di un centimetro” quelle pietre, perché i giovani possano davvero inciampare e riflettere sul loro significato, in un tempo in cui “l’ignoranza e l’oscurantismo tornano a farsi sentire persino nelle scuole e nelle università”.
“Il periodo storico in cui viviamo ci fa chiedere a cosa siano serviti gli sforzi profusi nel trasmettere la memoria di quello che è stato – ha detto ancora Sermoneta – Oggi sta tornando un’ignoranza spaventosa. È lo stesso oscurantismo con cui, facendo di tutta l’erba un fascio, si cerca di rovesciare la verità. Oggi non siamo liberi di camminare per strada con la kippah in testa, e siamo sottoposti a controlli di sicurezza all’ingresso delle nostre sinagoghe”.

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Alberto Sermoneta

 

I luoghi della memoria che non riconosciamo più

Ci sono luoghi che attraversiamo ogni giorno senza sapere cosa siano stati.
Spazi familiari, rassicuranti, che hanno però custodito pagine durissime della nostra storia.
Quante volte siamo entrati al Convitto Foscarini senza sapere che fu sede della Guardia Nazionale Repubblicana e che proprio lì ebbe inizio la tragedia di centinaia di ebrei veneziani?
Quante volte siamo passati davanti alla scuola elementare San Girolamo, a Cannaregio, senza ricordare che durante le leggi razziali era la scuola ebraica?
E quante volte abbiamo varcato la soglia dell’Istituto Benedetti-Tommaseo senza riconoscere le tracce di chi, tra quei banchi, subì l’estremo rifiuto, lasciando però negli archivi il materiale per un ultimo riscatto?
La memoria non vive solo nei monumenti ufficiali, vive nei luoghi quotidiani.

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Il ghetto ebraico a Venezia

Dal teatro alla città: appuntamenti da non perdere

Oltre alle Pietre d’Inciampo, la commemorazione prevede incontri, conferenze, mostre e presentazioni di libri, tutti pensati per stimolare la riflessione.
Culmine della rassegna sarà la cerimonia cittadina del 25 gennaio al Teatro La Fenice, con la partecipazione del sindaco Luigi Brugnaro e del presidente della Comunità Ebraica Dario Calimani, seguita dallo spettacolo Le tre notti del ’43. Uno spettacolo che racconta, tra musica e parole, le retate di novembre 1943 a Ferrara, culminate nell’eccidio del Castello Estense, e la resistenza di chi scelse di non voltarsi dall’altra parte.
L’evento è gratuito ma su prenotazione.

Tempi di Memoria: storia e presente si incontrano alla Giudecca

Fino al 14 febbraio, da mercoledì a sabato dalle 12 alle 18, si può invece visitare la mostra Tempi di Memoria – Ricordare la storia per costruire la Pace nella sede veneziana di EMERGENCY, all’Isola della Giudecca.
Il cuore concettuale dell’esposizione sono due luoghi tristemente simbolo di Trieste – la Risiera di San Sabba e il Silos.
Francesco Candeloro porta la sagoma luminosa della Risiera, richiamando l’urgenza di mantenere viva la memoria, mentre Barbara Zanon racconta attraverso fotografie la condizione dei migranti della Rotta Balcanica, costretti a vivere negli spazi degradati del Silos.

Il programma del Mese della Memoria è in continuo aggiornamento e si può consultare nella pagina dedicata sul sito del comune di Venezia.

Consuelo Terrin

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