Picchi fino a 36 gradi e afa in aumento: milioni di climatizzatori restano accesi giorno e notte. L’Italia guida la classifica europea dei consumi per l’aria condizionata. Che ha una storia originale
Non ne possiamo fare a meno. E con i 36° gradi previsti a Pavia, Piacenza, Cremona e Modena, all’interno dell’estrema anomalia termica che sta interessando comunque tutto il Nord, dove i valori sono tra gli 8° e i 9° oltre le medie della fine di maggio, sembra normale che l’aria condizionata sia accesa ovunque, notte e giorno come in piena estate.
Del resto, è risaputo che l’Italia è il Paese europeo che maggiormente utilizza i climatizzatori, al tempo stesso importanti per la stessa salute ma anche costosi e impattanti sull’ambiente.
Eppure, dietro questo gesto ormai automatico e quasi vitale nelle ore più roventi, si nasconde una storia sorprendente: l’aria condizionata non è nata per combattere il caldo delle persone, ma per risolvere un problema di umidità in una tipografia americana e salvare la qualità della stampa.
Oggi invece è diventata un’infrastruttura invisibile delle nostre città, tra necessità, comfort e un impatto energetico che continua a crescere insieme alle ondate di calore.
Gli italiani e l’aria condizionata
In materia di condizionatori d’aria, l’ultimo aggiornamento di Eurostat risale al luglio dello scorso anno.
Ed emerge come l’Italia resti, nonostante i costi tra i più alti d’Europa, di gran lunga il Paese tra i 27 dell’Unione che consuma il maggior quantitativo di energia per alimentare sistemi di climatizzazione, seguita da Turchia, Grecia, Francia e Spagna.

Su un totale continentale che supera i 60 mila terajoule, gli italiani ne consumano infatti quasi 22,7.
Tra le motivazioni individuate per spiegare questi dati, insieme all’aumento delle ondate di caldo estremo c’è anche l’età media della popolazione, la più alta dell’Ue. Gli anziani, infatti, sono maggiormente sensibili al caldo estremo.
E proprio l’aria condizionata deve essere considerata alla stregua di un “dispositivo salva vita” durante i picchi di calore, potendo infatti prevenire migliaia di morti premature, soprattutto tra gli over 65, riducendo il rischio clinico.
Riguardo alla temperatura, le norme italiane prevedono che, in estate, la temperatura negli edifici climatizzati come uffici o negozi non debba scendere sotto i 26°, con una tolleranza di 2°. Non ci sono invece limiti prefissati per le abitazioni private e i condomini, per i quali vale il consiglio di non superare una differenza tra interno ed esterno non oltre i 7°-8°, per evitare shock termici, e di mantenere una temperatura ideale tra i 24° e i 26°.
Aria condizionata tra risparmio e ambiente
Oltre che per la salute, questa soglia di temperatura è indicata anche a fini di risparmio economico, così come la possibilità di considerare l’uso della funzione di deumidificazione degli impianti, spesso sufficiente per farci sentire a nostro agio. In tal senso, può bastare anche un semplice ventilatore, molto meno energivoro e con vantaggi anche ambientali, non utilizzando gas refrigeranti. Con la spesa, questo impatto è del resto uno degli aspetti cruciali.
Risponde a entrambe le esigenze l’utilizzo di climatizzatori in classe energetica elevata, meglio se con tecnologia inverter, ma anche la pulizia regolare dei filtri e l’alimentazione attraverso pannelli fotovoltaici, per ridurre il consumo di energia prodotta da fonti fossili. Al riguardo, si calcola che l’aria condizionata contribuisca a circa il 10% delle emissioni globali di CO2 e fino al 12% del consumo elettrico mondiale.

C’è poi il tema dei gas refrigeranti. Pur essendo stati abbandonato il freon, ed essendo anche state introdotte nel 2025 nuove norme che favoriscono l’uso di gas più ecologici, gli idrofluorocarburi utilizzati sono comunque gas serra che possono disperdersi nell’aria. Un ultimo aspetto da non sottovalutare è il cosiddetto “effetto isola di calore”, che crea un circolo vizioso aumentando la temperatura nelle aree urbane attraverso l’aria calda espulsa dai condizionatori.
La curiosa storia dell’aria condizionata
L’aria condizionata, da iniziale bene di lusso, è diventata sempre più una sorta di infrastruttura stabile da cui dipendono milioni di persone, città e strutture pubbliche fondamentali come gli ospedali.
Tra gli utilizzi emergenti, poi, c’è quello dell’impiego per garantire il funzionamento dei data center, evitandone il surriscaldamento dovuto alle notevoli emissioni di calore da parte degli stessi computer. E un po’, fatte le dovute proporzioni, questo è un ritorno al passato.
Perché, pochi lo sanno, l’aria condizionata non è nata per salvare le persone dal caldo, ma a fini industriali, per risolvere i problemi di umidità in una tipografia statunitense e salvaguardare così la qualità della carta, evitando che si arricciasse, facendo in tal modo sbavare l’inchiostro.

Anche se esisteva già, dal 1886, un primo apparecchio brevettato per il raffreddamento dell’aria, il progetto per gestire umidità, temperatura e ventilazione è datato 17 luglio 1902.
L’idea fu sviluppata dal giovane ingegnere 25enne Willis Carrier che, in una giornata di forte nebbia, salito in treno ebbe il lampo di genio di “asciugare” l’aria facendola passare attraverso tubi raffreddati ad acqua.
E, nel 1906, fu brevettato il primo “apparecchio per il trattamento dell’aria”.
I primi modelli domestici destinati al comfort abitativo apparvero nel 1914 e si diffusero in massa solo dal dopoguerra, cioè 12 anni dopo la loro invenzione.
Alberto Minazzi



