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Dopo 40 anni la scoperta: c’è un tesoro d’acqua sotto la Pianura Padano-veneta

Dopo 40 anni la scoperta: c’è un tesoro d’acqua sotto la Pianura Padano-veneta

La nuova Carta Idrogeologica dell’Ispra svela una ricchezza invisibile: in Italia c’è un’enorme riserva di oro blu nel sottosuolo

Sotto la Pianura Padano-veneta c’è un gigantesco sistema di falde.
La nuova Carta Idrogeologica d’Italia dell’Ispra, realizzata 40 anni dopo l’ultima grande ricognizione nazionale, evidenzia che l’Italia, e in modo particolare la pianura padano veneta, è ricca d’acqua.
L’oro blu dei nostri giorni, visto che ne consumiamo sempre di più e ce n’è sempre di meno.
Soprattutto tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia settentrionale, si concentra, rende noto l’Ispra, “una parte rilevante dei sistemi acquiferi più produttivi del Paese”.
Una riserva invisibile che ogni giorno sostiene un territorio tra i più popolati e produttivi d’Europa.
Laddove in origine c’era un antico bacino marino dove successivamente, per migliaia di anni, i fiumi hanno depositato enormi quantità di ghiaie, sabbie e sedimenti, l’acqua viene trattenuta e restituita lentamente.

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Il “maxiserbatoio” sotto la pianura

La pianura padano veneta funziona un po’ come una grande spugna e, insieme al resto del Paese, dove le acque sotterranee sono concentrate soprattutto lungo l’Appennino centrale e meridionale, contribuisce “a soddisfare più dell’84% del fabbisogno nazionale di acqua potabile.
L’Ispra ha censito in Italia ben 957 grandi sorgenti con una portata superiore ai 10 litri al secondo, dalle quali vengono captati 2,7 miliardi di metri cubi di acqua potabile ogni anno, circa l’80% dell’acqua sorgiva utilizzata per fini civili nel Paese.

“Conoscerne esattamente l’ubicazione, capire dove si infiltrano e come scorrono le acque sotterranee – ha spiegato la presidente dell’Ispra Alessandra Gallone -significa mettere le istituzioni nelle condizioni di gestire meglio la risorsa, pianificare in modo più efficace e aumentare la consapevolezza del valore strategico dell’acqua sotterranea per il Paese”.
La nuova mappa ha inoltre individuato circa 60 mila pozzi, 241 sorgenti termominerali e oltre 60 sorgenti sottomarine e costiere.

La carta idrogeologica dell’Italia realizzata da Ispra

Una pianura ricca di oro blu

E’ la Pianura Padano-veneta però il luogo in cui la natura ha costruito il suo più grande “magazzino” d’acqua.
Tutto è iniziato milioni di anni fa, quando i fiumi che scendevano dalle Alpi e dagli Appennini hanno iniziato a trasportarvi enormi distese di ghiaie e sabbie, veri e propri serbatoi naturali capaci di assorbire e conservare l’acqua.
Quando piove o quando la neve sulle montagne si scioglie, una parte di quell’acqua scompare sotto terra, filtrando tra gli strati permeabili del terreno e alimentando una delle falde più importanti d’Italia.

Poi, andando verso valle, il paesaggio sotterraneo cambia. Le ghiaie lasciano spazio a materiali più fini, come argille e limi, che rallentano il viaggio dell’acqua. L’acqua si accumula in più livelli sotterranei e in molti punti torna alla luce attraverso il fenomeno delle risorgive: l’acqua che ha viaggiato nel sottosuolo riemerge spontaneamente creando ambienti naturali e corsi d’acqua.

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La riserva che può aiutare contro la siccità

La nuova carta dell’Ispra arriva in un momento in cui il tema idrico è diventato centrale.
Negli ultimi anni l’Italia ha sperimentato periodi di siccità sempre più frequenti.
Le falde hanno però una caratteristica che le rende preziose: sono più protette rispetto alle acque superficiali.
Come sottolinea la presidente dell’Ispra Alessandra Gallone, “le acque sotterranee sono molto più resistenti agli effetti del cambiamento climatico rispetto a quelle superficiali, come fiumi, laghi e invasi artificiali”.

Per questa ragione, l’Ispra punta alla realizzazione di una mappa per individuare le zone dove favorire l’infiltrazione dell’acqua nei periodi più abbondanti, così da conservarla nel sottosuolo e utilizzarla nei momenti difficili.

L’importanza della falda padano-veneta in Europa

L’acquifero padano veneto non è il più grande d’Europa (ce ne sono di enormi tra Francia, Germania, Belgio e Paesi Bassi) ma è uno dei più strategici.
Innanzitutto perché la sua riserva d’acqua, pur concentrata in un territorio relativamente limitato, alimenta una delle aree agricole e industriali più importanti d’Europa.
E poi perché le sue acque sotterranee, essendo naturalmente filtrate dai sedimenti, hanno una maggior qualità.

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