La Nasa comunica nuovi passi avanti nella preparazione della missione che dovrebbe partire tra 2 anni per portare un drone a studiare l’abitabilità della luna di Saturno
Viaggiare nello spazio siderale può diventare anche una sorta di viaggio del tempo. All’indietro, alla ricerca di condizioni simili a quelle che permisero l’inizio della vita sulla Terra.
Ma anche nel futuro, ipotizzando una possibile colonizzazione umana a milioni di km di distanza ma pur sempre all’interno del nostro sistema solare.
Gli astronomi, dunque, guardano a Marte, il pianeta con le caratteristiche più simili al nostro. Ma, in prospettiva, anche a Titano. Perché la più grande luna di Saturno è considerata analoga alla Terra primordiale. Un punto d’arrivo lontanissimo nello spazio, ma sempre più vicino nel tempo. Perché continuano le tappe di avvicinamento alla partenza della missione Nasa fissata per luglio 2028.
Una “libellula” che si poserà su Titano
Il progetto dell’ente spaziale statunitense si chiama “Dragonfly”, ovvero “libellula”, con chiaro riferimento al drone a doppio rotore che è sarà al centro della missione attraverso la quale si proverà a studiare più approfonditamente l’abitabilità del satellite. Dopo un volo spaziale di 6 anni e mezzo, con l’arrivo previsto per fine 2034, il drone inizierà infatti una serie di esplorazioni di 3,3 anni, sfruttando la bassa gravità.

Come spiega la Nasa, si prevede infatti che Dragonfly, spinto da un motore a propulsione nucleare, effettuerà, attraverso una foschia giallastra e nebbiosa, un volo ogni 1-2 giorni di Titano, pari a circa 16 giorni terrestri, fermandosi per esplorare una varietà di aree ritenute geologicamente interessanti, raccogliendo campioni di materiale superficiale da analizzare. Un viaggio lungo chilometri che, si sottolinea, “abbatterà le barriere all’esplorazione di altri corpi celesti”.
Attraverso l’attività di esplorazione si proverà così, tra l’altro, a studiare il livello di evoluzione della chimica prebiotica e a identificare composti di interesse astrobiologico, fino alla ricerca di indicatori chimici di vita basata sull’acqua o sugli idrocarburi. “Dragonfly – specifica il ricercatore principale del progetto, Zibi Turtle – non ha lo scopo di rilevare la vita, bensì di indagare la chimica che ha preceduto la biologia qui sulla Terra”.
Titano e la Terra: due “gemelli diversi”
Con la missione, insomma, si punta a capire se, su Titano, ci siano i “mattoni” della vita. Anche in prospettiva di una possibile futura abitabilità, per quanto, pur avendo caratteristiche simili, le differenze della luna di Saturno (la seconda per dimensioni del sistema solare, con i suoi circa 2500 km di diametro, distante dal Sole 1 milione di km, 10 volte tanto rispetto a noi) con la Terra siano notevoli, così come le problematiche correlate a queste condizioni.
Titano, insieme alla Terra, è l’unico corpo celeste del sistema solare ad avere un’atmosfera (pari a 4 volte quella terrestre e in grado di schermare meglio dalle radiazioni) densa di azoto e composti organici. Ci sono poi fiumi di metano liquido, che generano un ciclo simile a quello dell’acqua sul nostro pianeta. E la sua superficie non è rocciosa, ma composta da ghiaccio d’acqua, che lascia aperta l’ipotesi della presenza di un possibile oceano sotto la crosta.
Per pensare a un futuro insediamento umano, però, ci sono numerosi scogli. La temperatura, per esempio, che su Titano è di circa -290°. La pressione, di circa 1,5 volte superiore a quella terrestre. E poi la tossicità del metano, l’assenza di luce solare (che impedisce di pensare all’utilizzo di pannelli per generare energia) e la distanza. Con gli attuali sistemi, un viaggio di sola andata, oltre a essere costosissimo, durerebbe tra 7 e 9 anni, con esposizione prolungata alle radiazioni.
Missione Dragonfly: a che punto siamo
Anche per questi motivi, al momento non è dunque previsto nessun piano per l’invio di un equipaggio umano su Titano. Sono però già stati compiuti notevoli passi avanti rispetto alle prime esplorazioni di Saturno delle sonde Voyager e Pioneer 11, tra gli anni ’70 e ’80 dello scorso secolo, e alla specifica missione Cassini-Huygens (lanciata nel 2004 e arrivata a destinazione dopo 13 anni), che scoprì i laghi di metano di Titanio in seguito all’atterraggio di una sonda sulla luna.
La Nasa aggiorna costantemente sul suo sito i progressi dei preparativi della missione Dragonfly e risponderà il 16 giugno, in diretta streaming, alle domande del pubblico. Completati i test strutturali del telaio del modulo di atterraggio, il 29 giugno, in anticipo rispetto ai tempi previsti, è stata per esempio consegnata la fusoliera, lunga quasi 4 metri, da integrare al veicolo spaziale. Dal 1° luglio è così potuta partire l’integrazione dei sistemi meccanici, termici ed elettrici, per trasformare il modulo di atterraggio in laboratorio volante.
Questa fase prevede tra l’altro l’installazione delle paratie di volo e di cavi, connettori e cablaggio del sistema elettrico, procedendo quindi con scatole elettroniche, avionica e strumenti scientifici. A maggio, insieme all’effettuazione dei test di vibrazione di tenuta, era intanto già stata integrata l’antenna ad alto guadagno, il sistema principale che consentirà la comunicazione con il drone per il recupero dei dati scientifici raccolti su Titano e la successiva trasmissione via radio verso la Terra.
Alberto Minazzi



