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I giovani stanno davvero “invecchiando prima”?

I giovani stanno davvero “invecchiando prima”?

Uno studio su oltre 160 mila persone suggerisce un aumento del rischio di tumori precoci associato a segnali biologici dell’età. Ma la storia è più complessa di così

C’è un’età anagrafica e c’è un’età biologica.
Hanno entrambe a che fare con i numeri ma non sempre coincidono e, soprattutto, la seconda è di fatto una stima statistica sui nostri biomarcatori.
Infiammazione, glicemia, funzione immunitaria e altri segnali presenti nel sangue ci forniscono un indice e da questo possiamo capire in sostanza se il nostro corpo assomiglia a quello di una persona più giovane o più vecchia.
E il risultato non è sempre scontato. Come dimostra lo studio “Biological aging and generational shifts in early-onset cancer risk”, pubblicato il 22 giugno 2026 su Nature Medicine.
Guidati da Yin Cao, della Washington University School of Medicine, i ricercatori hanno analizzato dati relativi a oltre 160 mila persone provenienti da due enormi coorti: la UK Biobank e il programma americano All of Us.
E sono arrivati alla conclusione non solo che alcune generazioni più recenti mostrano, alla stessa età, delle differenze nei biomarcatori usati per stimare l’età biologica rispetto a generazioni precedenti ma anche che quando l’età biologica risulta più alta di quella anagrafica, aumenta anche il rischio di sviluppare alcuni tumori a esordio precoce.

Non tutto invecchia allo stesso modo

L’analisi dei biomarcatori nel sangue ha messo a confronto diverse generazioni.
Nel Regno Unito, per esempio, le persone nate tra il 1965 e il 1974 sono state confrontate con quelle nate tra il 1950 e il 1954, mostrando un quadro inatteso: alla stessa età, i primi presentano in media un invecchiamento biologico leggermente più marcato.
Un risultato simile emerge anche negli Stati Uniti. Qui il confronto tra i nati tra il 1990 e il 1999 e quelli nati tra il 1965 e il 1969 mostra un vantaggio biologico per i secondi, che pur essendo più anziani anagraficamente risultano mediamente più “giovani” dal punto di vista biologico.
Se questa è la parte più curiosa — e sulle cui cause gli autori avanzano solo ipotesi — il punto davvero centrale dello studio sta altrove. I ricercatori osservano infatti che alcuni sistemi biologici sembrano avere un ruolo diretto nel rischio oncologico.
In particolare, il rischio di sviluppare tumori a esordio precoce, cioè prima dei 50-55 anni, aumenta in modo misurabile ma contenuto: si parla di pochi punti percentuali. Un incremento piccolo, ma costante, che emerge con chiarezza nelle analisi su larga scala.

Due sistemi chiave

Il primo è il sistema immunitario.
Un suo “invecchiamento” anticipato è associato a un aumento del rischio di tumore del polmone. L’interpretazione è coerente con ciò che già si sa: un sistema immunitario meno efficiente può riconoscere e controllare peggio le cellule tumorali nelle fasi iniziali.
Il secondo è il tessuto adiposo e il metabolismo.
Qui il segnale si lega soprattutto ai tumori del colon-retto. L’obesità, l’insulino-resistenza e lo stato infiammatorio cronico sono fattori già noti per influenzare questo tipo di rischio.
Non esiste dunque un unico “invecchiamento accelerato”, ma diversi sistemi del corpo che possono scorrere a velocità diverse: alcune parti del nostro corpo stanno cambiando tra una generazione e l’altra.

Cosa potrebbe esserci dietro questo segnale generazionale

Lo studio non dimostra le cause, ma discute alcune ipotesi compatibili con i dati.
Tra queste ci sono l’aumento dell’obesità nelle generazioni più recenti, cambiamenti nella dieta, maggiore esposizione a infiammazione cronica di basso grado e fattori ambientali moderni.

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