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Giuseppe Conte: “Siamo vicini a Venezia”

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte con il ministro Paola De Micheli e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro
Nella foto in alto: Il presidente del consiglio Giuseppe Conte con il ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Paola De Micheli e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro

Stato di emergenza, consiglio dei ministri, Comitatone, progettualità

Un vertice immediato a Palazzo Poerio, vicino a Piazzale Roma, filmati visionati, dati tecnici raccolti per comprendere l’entità dei danni e fissare le richieste degli amministratori.
Il presidente del consiglio Giuseppe Conte è volato nel pomeriggio in laguna per incontrare il presidente della regione Veneto Luca Zaia e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, già contattato nella mattinata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha voluto esternare la sua vicinanza alla città.

Il vertice che si è tenuto a Palazzo Poerio

Il programma per la serata e domani

Già in serata, al termine dell’incontro, è stato fatto un primo sopralluogo alla cripta della basilica di San Marco. Poco prima dell’ora in cui, ancora una volta, si attende un picco di marea di 125 cm, alle 23.35. Un altro sopralluogo sarà fatto domani. Le condizioni di pericolo purtroppo ci sono ancora tutte: marea intensa, bassa pressione, venti provenienti da sud.

Giuseppe Conte: “siamo vicini a Venezia”

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte durante la conferenza stampa

“Abbiamo fatto una riunione tecnica per verificare lo stato dei soccorsi e le attività di intervento e di ripristino dei servizi. Speriamo che stanotte non ci siano ulteriori emergenze – ha detto il presidente Conte durante la conferenza stampa che si è tenuta al termine del vertice – La situazione è monitorata di continuo. Non siamo nella condizione ancora di quantificare i danni, si dovrà fare una debita istruttoria. E’ stata avanzata la richiesta dal governatore Zaia della dichiarazione dello stato di emergenza – ha anticipato -Domani c’è un Consiglio dei Ministri tecnico che prenderà in considerazione questa votazione e allo stato posso anticipare che non ci sono ragioni per negare il riconoscimento dello stato di emergenza e per non stanziare i primi fondi per dare il segno di una fattiva partecipazione da parte del Governo. Siamo vicini alla comunità venezia – ha concluso-  Questa città è un patrimonio storico dell’intera umanità”.

Un progetto per Venezia

Ad anticipare l’intenzione di mettere in cima alla lista delle questioni da risolvere il caso Venezia è stata il ministro alle infrastrutture e trasporti Paola De Micheli.
“Abbiamo approfondito tutte le questioni, ci siamo impegnati a convocare il Comitatone per dare slancio ad alcune decisioni che vogliamo prendere e a risposte strutturali che riguardano questa città: il Mose, le grandi navi, i dragaggi – ha detto -Oggi a maggior ragione si rende necessario questa grande convocazione istituzionale per un grande progetto su Venezia che vada oltre l’emergenza”.

Protagonista Mose

In prima linea, dunque, tornerà il Mose. Quel gigante di ingegneria meccanica sul quale negli anni se ne sono dette tante, che ha generato scandali e procurato mazzette, che ha diviso la città in fazioni, ieri, quando l’ “acqua granda” ha sommerso la città, è stato invocato e maledito da molti. Doveva essere avviato il 4 novembre, simbolicamente a ricordare una ricorrenza che si voleva scongiurare in futuro. Bloccato nuovamente, è rimasto con le sue paratoie sott’acqua, come tutta la città.

Barriere mobili a scomparsa del Mose

“Ora una cosa è certa -ha detto il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro –Il Mose va finito e vogliamo partecipare alla gestione del sistema di barriere mobili, inserendolo in un piano più generale di regia che coinvolga anche idrovore, sistema antincendio o fognature. Dobbiamo difendere la città. Dopo i 194 centimetri del 1966 lo Stato capì che Venezia meritava una Legge speciale, biglietto da visita di tutto il Paese. Lo è oggi come allora. Di fronte a questa tragedia siamo tutti veneziani e abbiamo due scelte: o ci dividiamo o ci uniamo, anche come istituzioni”.

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