Gli esperti della New York University hanno rilevato per intestino irritabile e stitichezza un possibile collegamento con il vissuto fin dalla gravidanza
Non sono poche le persone che soffrono di disturbi gastrointestinali come intestino irritabile e stitichezza funzionale, ma non è facile risalirne alle cause. E la loro insorgenza potrebbe essere favorita da elementi tutto sommato inattesi.
I ricercatori dello statunitense Pain Research Center, per esempio, hanno dimostrato che a questi disturbi possono contribuire traumi infantili, che impattano sul microbiota intestinale. Ovvero l’insieme di trilioni di microrganismi quali batteri, virus, funghi, che popolano l’intestino umano: la cosiddetta “flora intestinale”, un ecosistema che lavora in simbiosi con il corpo per regolare il metabolismo, difendere l’organismo dagli agenti patogeni e supportare il sistema immunitario.
L’intestino ricorda l’infanzia
Lo stress precoce, vissuto durante la gravidanza e nei primi anni di vita del bambino, stando a quanto scoperto dagli esperti può essere infatti associato a un rischio più alto da adulti di problemi digestivi cronici. Per arrivare a questa conclusione è stato condotto uno studio in una prima fase sui topi e successivamente sugli esseri umani. I risultati hanno dimostrato che forti stress vissuti durante l’infanzia, addirittura anche prima della nascita, come ad esempio la separazione dalla madre, l’ambiente familiare difficile o un forte stress emotivo possono influenzare il funzionamento dell’intestino, che diventa più vulnerabile.

Tutto dipende dalla comunicazione cervello-intestino
Se già in precedenti studi era emerso un possibile collegamento tra stress precoce e disturbi intestinali, la più recente ricerca ha portato ad approfondire i meccanismi e il funzionamento delle vie di comunicazione cervello-intestino. Incrociando dati da modelli animali e due studi sui bambini su larga scala, coinvolgendone oltre 40 mila in Danimarca e 12 mila negli Stati Uniti, è risultato che qualsiasi forma di stress precoce lascia un segno fisico misurabile attraverso il modo in cui il cervello e l’intestino comunicano tra loro.
Da un lato è certo che il nucleo del microbiota non si modificherà per tutta la vita, dall’altro però è anche dimostrato che buona parte della sua composizione è destinata a mutare in funzione di diversi fattori come lo stile di vita, l’alimentazione, l’uso di farmaci.
Lo studio più recente, pubblicato sulla rivista Gastroenterology, si è sviluppato in tre fasi. Nella prima con i topi è stato ricreato lo stress precoce separando dei cuccioli dalle loro madri e successivamente valutata la loro salute intestinale in età adulta, verificando che quelli che avevano subito questo trauma presentavano livelli più elevati di comportamenti simili all’ansia, dolore intestinale e problemi di motilità, ovvero la funzione che consente al cibo di progredire lungo il tratto gastrointestinale.
I risultati dei due studi sui bambini
Nel caso dei bambini in Danimarca, alcuni dei quali figli di madri con depressione non trattata, è risultato che proprio questi ultimi avevano maggiori probabilità di sviluppare disturbi o problemi gastrointestinali compresi nausea e vomito.

Il terzo lavoro, ha raccolto i dati di 12 mila bambini negli Stati Uniti per verificare se l’associazione vi fosse anche in altre situazioni di stress precoce, individuate in abusi o problemi di salute mentale dei genitori. Entrambi gli studi hanno mostrato come i sintomi gastrointestinali aumentavano con qualsiasi tipo di stress nella prima infanzia, senza differenze rilevanti tra maschi e femmine.
Come precisano gli studiosi, ulteriori approfondimenti su come avviene lo sviluppo del collegamento intestino-cervello potrebbero contribuire a comprendere meglio da cosa sono causati i disturbi e di conseguenza a individuare nuovi possibili trattamenti per contrastarli.



