Le cifre: 616 eventi, 27 milioni di partecipanti e un impatto economico di quasi 15 miliardi di euro
Oltre che per il suo fascino culturale e storico, l’Italia è sempre più una destinazione ambita anche per il cosiddetto turismo congressuale, essendo diventata “un vero e proprio benchmark operativo per l’intera industria mondiale”.
Lo sottolinea il Ministero del Turismo commentando la nuova classifica 2025 “Icca GlobeWatch”, il rapporto annuale che classifica le principali destinazioni congressuali mondiali sulla base del numero dei congressi associativi internazionali ospitati nel corso dell’anno.
Perché la graduatoria appena presentata alla Fiera Imex di Francoforte ha confermato per il nostro Paese, per il terzo anno consecutivo, la collocazione al primo posto in Europa e al secondo al mondo nel settore, alle spalle dei soli Stati Uniti.
Un riconoscimento fondamentale, perché si parla del principale indicatore del settore a livello globale. La classifica Icca si basa infatti sull’analisi dei congressi ad alta complessità organizzativa e rilevanza internazionale che si ripetono periodicamente e ruotano tra almeno 3 Paesi.
Il turismo congressuale in Italia nel 2025
Il turismo congressuale, aggiunge il Ministero, rappresenta dunque un settore strategico per l’Italia, “generando non solo arrivi e spesa turistica, ma contribuendo anche a rafforzare il ruolo delle nostre città come hub globali di incontro e discussione”.
Una considerazione che muove dai numeri. Lo scorso anno, infatti, il nostro Paese ha totalizzato 616 congressi, a cui hanno partecipato 27 milioni di persone, che hanno prodotto un impatto economico diretto che Enit ha quantificato in una somma vicina ai 15 miliardi di euro.

Tra le voci di spesa, l’alloggio rappresenta il 44,6% del totale, avendo toccato quota 5,12 miliardi con un incremento del +36,5% rispetto al 2023. Seguono i trasporti, nazionali e regionali, con 2,61 miliardi, la ristorazione esterna (1,8 miliardi) e i trasporti locali (555 milioni).
La spesa media giornaliera per partecipante tocca i 243 euro. Ma si sale a 301 quando gli eventi durano più giornate. Il Ministero sottolinea poi la crescita significativa della spesa nelle sedi, che ha generato un valore diretto di 3,36 miliardi (+19,5%) nei 368 mila eventi ospitati in 5.590 location.
In questo caso, le voci principali sono rappresentate da catering e ristorazione interni con 1,91 miliardi di euro, allestimenti e tecnologie (totale di spesa pari a 699 milioni) e affitto degli spazi (a quota 575 milioni).
Un sistema policentrico e i suoi pilastri
I benefici derivanti dal turismo congressuale, inoltre, hanno il pregio di non limitarsi a poche destinazioni. Il sistema italiano del settore riflette infatti una visione policentrica che ha saputo valorizzare l’intero territorio nazionale.
Tra le punte di diamante c’è Roma, che ha ospitato 114 eventi ed è entrata lo scorso anno stabilmente nella top 10 globale dei poli d’eccellenza per la sua capacità di coniugare storia e innovazione. Milano, a quota 100 eventi, è invece leader per congressi corporate e innovazione tecnologica. Ai vertici delle classifiche mondiali troviamo però anche Bologna (43 eventi, tra le prime 30 destinazioni europee), Firenze (38), Napoli e Torino. Ma risultano attrattivi non solo i grandi centri, con un ottimo riscontro anche per città d’arte e poli fieristici.

In un settore che, globalmente, vale circa 900 miliardi di dollari l’anno, con una prospettiva di crescita del +23% nel prossimo quinquennio, il Ministero del Turismo ha intanto già individuato i 3 pilastri fondamentali per sostenere la crescita del comparto: sostenibilità, tecnologia immersiva e “bleisure” (cioè la tendenza a combinare viaggi d’affari con momenti di svago.
E se, conclude l’analisi ministeriale, il nostro patrimonio culturale e gastronomico rende l’Italia destinazione ideale per il turismo congressuale, che garantisce tassi di occupazione alberghiera elevati anche nei giorni infrasettimanali e la stagionalità delle destinazioni urbane, la sfida per il 2026 è quella di potenziare i collegamenti ferroviari ad alta velocità verso i centri minori.
Alberto Minazzi



