Com’eravamo. I luoghi che raccontano le nostre storie

Alluvione 1966 - PH© Vittorio Pavan Archivio Cameraphoto
Nella foto in alto: Alluvione 1966 – PH© Vittorio Pavan Archivio Cameraphoto

Capita di soffermarsi a cogliere i particolari in una foto per tentare di riconoscerli dopo decenni.
Questo spinge all’approfondimento di un’analisi dei cambiamenti che si sono susseguiti nel tempo.
Se si pensa a un ‘come eravamo’ della nostra recente storia, tra Venezia e Mestre, la cosa diventa ancora più interessante.
Ci sono giunti racconti dai nonni o dai parenti più anziani, ma poter identificare i luoghi e gli avvenimenti nelle immagini è sempre una sorta di riconoscimento tangibile dei ricordi.
Come sia cambiato il nostro modo di vivere si percepisce già nel guardare una foto cartacea in bianco e nero, che ritrae i mestrini davanti a un ‘reperto storico’ come la cabina telefonica. È cambiata la comunicazione: nell’osservare la foto delle persone in coda per telefonare, scattata nel centro di Mestre in Piazzale Luigi Candiani, ci si rende conto di quanto siano cambiate le abitudini e l’utilizzo degli stessi luoghi.

cabina telefonica
Mestre, Piazzale Candiani, 1975, persone in fila davanti a una cabina telefonica @Cameraphoto

Oggi nessuno si mette in coda per fare una telefonata al fisso; ognuno ha il proprio dispositivo portatile, il cui uso è totalmente slegato dal luogo fisico.
I luoghi fisici però hanno raccolto e raccolgono storie, testimonianze.

La foto rispecchia i primi anni ’70 e l’attesa di fare una telefonata evidenzia un concetto di tempo rallentato, rispetto a oggi.
La fila a una cabina telefonica allora era quasi un rito: già si sapeva che bisognava aspettare e, nell’attesa, si pensava a ciò che si voleva dire.
Difficilmente, quindi, si improvvisava.

A Venezia la realtà andò oltre ogni fantasia

Tornando un po’ indietro a Venezia, nel 1954, i ricordi su carta fotografica raccontano di un evento unico.
Campo San Giacomo dell’Orio si preparava a offrire uno spettacolo mai visto, organizzato dal leggendario Circo Togni. Il Campo, uno dei più grandi della città, era tra i più frequentati dai bambini veneziani.
L’arrivo di un treno colmo di giocolieri e di animali aveva acceso gli entusiasmi in città.
Ma la realtà andò ben oltre ogni fantasia se noi stessi, oggi, davanti a quelle immagini che raccontano l’evento, proviamo stupore.
I protagonisti dell’evento storico furono senz’altro gli elefanti.
Un grande telone venne allestito in Campo San Giacomo dellOrio, mentre i pachidermi sfilavano per la città grazie al domatore Ugo Miletti.
La foto d’archivio ritrae proprio gli animali che attraversano la città sotto gli occhi stupiti di adulti e bambini.
Ancora oggi ci sono veneziani che ricordano con allegria quegli elefanti sventolare le loro proboscidi sul ponte degli Scalzi, nell’atto di salutare la città.

Il Circo a Venezia – 1954 – PH© Vittorio Pavan Archivio Cameraphoto

 

Quando l’inverno era molto più freddo

Le foto documentano anche i cambiamenti climatici.
Nel 1963 la laguna ghiacciò. Fu quello l’inverno più freddo del ventesimo secolo, con temperature che toccarono i -14 gradi.
Un evento trasmesso per decenni nel ricordo dei nonni, che raccontavano di aver raggiunto Fondamenta Nuove a piedi, camminando sul ghiaccio da Burano e Murano, isolate per giorni.

Laguna ghiacciata - Venezia 1963 - PH© Vittorio Pavan Archivio Cameraphoto
Laguna ghiacciata – Venezia 1963 – PH© Vittorio Pavan Archivio Cameraphoto

1966: l’acqua granda che devastò Venezia

Tre anni dopo, Venezia conosceva un altro primato. Nel 1966 ci fu infatti l’ “acqua granda” più alta della storia: 194 cm. 
Sono diverse le immagini di quel terribile evento. Le foto che ci sono giunte documentano i momenti precedenti il grande picco, ma denunciano lo smarrimento di una città con le sue gondole in balia dell’acqua e del vento in Piazza San Marco.

Venezia – 1966 PH© Vittorio Pavan Archivio Cameraphoto

Una desolazione che nel 2020 si può comprendere appieno, vista la situazione vissuta dai veneziani solo l’anno scorso, quando, nella notte del 12 novembre, si è verificata la seconda ondata eccezionale di marea più alta della storia.
Paura, buio, desolazione. Come nel 1966, quando saltò la luce nelle abitazioni e le cisterne per il riscaldamento interrate erano straripate, le fognature scoppiate.

Le tragedie del mare

Non fu, quella del 1966, la sola tragedia legata al mare documentata dalle foto: risale a 55 anni fa il sacrificio dell’equipaggio della petroliera Luisa.
Persero la vita 29 marinai italiani.
Il 5 giugno 1965 la petroliera Luisa, attraccata alla Giudecca, s’incendiò.
Numerosi uomini in fiamme si gettarono in laguna sotto agli occhi sbigottiti della gente, affacciata alle finestre e impotente di fronte alla tragedia.
Nell’impossibilità di fronteggiare il fuoco, la nave fu messa in moto e portata dietro a Sacca Fisola, dove fu fatta affondare con quel che restava dell’equipaggio.

Incendio Petroliera Luisa - Venezia 1965 - PH© Vittorio Pavan Archivio Cameraphoto
Incendio Petroliera Luisa – Venezia 1965 – PH© Vittorio Pavan Archivio Cameraphoto

Cameraphoto Epoche: immagini monocrome che raccontano la città

A immortalare eventi straordinari come questi, così come scene di vita quotidiana, a partire da fine anni 40, fu l’agenzia Cameraphoto.
Le immagini, preziose testimonianze di vita della città,
sono state raccolte nell’Archivio Cameraphoto Epoche Venezia.
Un fondo unico per la ricerca e la memoria.
Se vi capita di passeggiare nella zona di Castello, soffermatevi sulla vetrina di Cameraphoto Epoche in calle del Cafetier, subito dopo Barbaria delle Tole.
Scoprirete uno degli archivi in cui troneggiano foto di Sophia Loren, Gina Lollobrigida e Paul Newman a Venezia, della laguna ghiacciata, di Salvador Dalí in gondola. E vi verrà voglia di saperne di più.

Paul Newman – Venezia 1963 – PH© Vittorio Pavan Archivio Cameraphoto

Le immagini monocrome animano l’archivio in un miscuglio di cronaca rosa e nera, in cui rientra la recente storia sociale e ambientale: gli scioperi a Porto Marghera, la realizzazione dell’aeroporto di Tessera, il disastro dell’acqua alta del ’66, i lavori sul cavalcavia, il nuovo  Villaggio San Marco, i mestrini in bicicletta negli anni ’60.

L’archivio, costituito da almeno trecentomila negativi,  è un documento ‘vivo’, che testimonia l’attività della prestigiosa agenzia fotografica dalla nascita: era l’“Interphoto”, fondata dal fotografo veneziano Dino Jarach nel 1947. Nel 1987 Vittorio Pavan e Piero Codato rilevarono l’intero archivio che si arricchì di nuovi servizi. Nel 1999 l’archivio fu diviso in due: “Cameraphoto Arte” e “Cameraphoto Epoche”, quest’ultima gestita dal fotografo Vittorio Pavan tramite la sua attività “Bianconero Venezia”.

 

 

 

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