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Sindrome dell’impostore: metà dei lavoratori europei si sente inadeguata

Sindrome dell’impostore: metà dei lavoratori europei si sente inadeguata

Il 51% dei dipendenti vive il lavoro come una prova continua, tra pressione, confronto e mancanza di riconoscimento. Per il 68% questa insicurezza incide su carriera e scelte professionali

Magari non sapevamo a cosa attribuire questi stati, ma sicuramente almeno una volta nella nostra vita lavorativa li abbiamo provati e ci sarà capitato di sentirci meno capaci di quanto gli altri pensino, di dover continuare a dimostrare qualcosa e di avvertire la sensazione di non meritare davvero il ruolo professionale che abbiamo. E’ quella che viene chiamata “sindrome dell’impostore” e che riguarda tutte le professioni e tutti i lavoratori sia inquadrati nei livelli più bassi, sia in quelli più alti. Una sorta di insicurezza che non riguarda solo chi è all’inizio della carriera e che coinvolge gran parte del mondo del lavoro in Europa.
Succede in Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, le cinque nazioni al centro del sondaggio de ilCVperfetto, che ha rivelato che il 51% tra oltre mille persone coinvolte nell’indagine continua a sperimentare una sensazione di inadeguatezza che porta a vivere il lavoro come una continua prova da superare.

sindrome dell'impostore

Al lavoro tra competizione e confronto

Più di un dipendente su due ha affermato di sentirsi, almeno qualche volta non all’altezza del proprio ruolo professionale. Si tratta di un’insicurezza strettamente legata alla consapevolezza delle proprie capacità.
Il 67% degli intervistati infatti, attribuisce i propri risultati soprattutto o interamente alle proprie competenze, mentre solo il 4% li collega prevalentemente alla fortuna. Ciò nonostante l’ambiente lavorativo viene vissuto come una sorta di ring dove bisogna eccellere per vincere, si è sempre in competizione anche con se stessi e il confronto è all’ordine del giorno.

Ecco che scatta una pressione psicologica per la quale “la sindrome dell’impostore” dalla sfera emotiva si riflette sull’organizzazione del lavoro. Oltre un quarto degli intervistati ha dichiarato di reagire sovraccaricandosi di attività per dimostrare il proprio valore, mentre altri tendono a rimettere continuamente in discussione le proprie decisioni, a cercare consensi in ciò che fanno e a perfezionare all’eccesso ogni dettaglio con conseguenze sulla produttività, che spesso diventa inefficiente.

sindrome dell'impostore

“Non sono adatto a questo lavoro”

Il sondaggio evidenzia che quasi sette lavoratori su dieci sentono la necessità di apparire più sicuri e competenti di quanto si sentano in realtà.
Un “obbligo” percepito di doversi sempre mostrare performati avvertito dal 40% delle persone “sempre” o “spesso”, dal 29% “qualche volta”. Tutto ciò, secondo quanto emerso, ha alla base diversi fattori.
Nel 32% dei casi in primis il confronto con colleghi percepiti come più brillanti; nel 29% c’è la mancanza di feedback o riconoscimento; nel 28% l’essere eccessivamente autoesigenti, oltre all’impressione che competenze e tecnologie cambino troppo rapidamente (24%).

Nel mercato del lavoro sempre più competitivo

In questo quadro in cui ogni giornata lavorativa diventa una sorta di match, non sorprende che il 68% ritenga questo senso di inadeguatezza responsabile degli effetti negativi nel proprio percorso professionale. <
Una situazione che in molti casi si traduce nel rinunciare a opportunità, evitare ruoli di responsabilità o trattenersi dal proporre idee innovative.
Un altro aspetto emerso dal sondaggio è che per il 56% degli intervistati manager aziendali e responsabili “mai” o “quasi mai” parlano apertamente dei propri errori o delle difficoltà incontrate nel percorso professionale.
In molti contesti continua a prevalere dunque un modello di leadership costruito sull’infallibilità apparente, dove il dubbio viene percepito come debolezza e non come parte fisiologica della crescita professionale.

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