Dai fondi di caffè alle energie rinnovabili. La forza di un chiccho

Fondi di caffé

Abbiamo idea di cosa siano fisicamente 40 tonnellate di fondi di caffè?
Una grande montagna nera, risultato di quanto viene consumato in un anno tra i fruitori delle macchinette di caffè, quelle che troviamo negli uffici o nelle scuole verso cui ci dirigiamo durante una pausa, nelle sole province di Venezia, Padova e Treviso.
Questo è perlomeno il residuo dei distributori automatici della sola azienda Scattolin di Noale che,  si accinge a mettere in pratica un progetto di recupero dei fondi di caffè per produrre energia pulita.

L’energia del caffè

“Il progetto – spiega Massimo Scattolin titolare dell’azienda – prevede la costante riduzione di scarti e residui legati alla nostra attività commerciale. Oggi i fondi di caffè non sono più un rifiuto perché possono diventare energia preziosa utilizzati in impianti di biogas. Noi stimiamo di re-immettere in circolo 40 tonnellate di sottoprodotto che possono produrre 25.000 kWhe di energia elettrica da fonte rinnovabile, con un risparmio di circa 10.000 kg di Co2 non in immesse in atmosfera e di 4.200 TEP”.

Massimo e Giorgia Scattolin
Massimo e Giorgia Scattolin

Economia circolare: dalla terra, alla terra

In poche parole, i fondi del caffè, che vengono recuperati periodicamente dai distributori, verranno messi in apposite big-bags (grandi sacche), le quali verranno consegnate a una ditta esterna autorizzata che provvederà a conferirle a un impianto di biogas. Qui i fondi verranno lavorati per la generazione di energia rinnovabile, per la produzione di calore per abitazioni e condomini, energia elettrica e biometano. Inoltre questi impianti, nel processo biologico di digestione anaerobica che permette alla biomassa di trasformarsi in biogas, producono a loro volta un “digestato” che viene usato quale fertilizzante per i terreni agricoli.

Lo schema dell'impianto biogas
Lo schema dell’impianto biogas

L’azienda noalese procede da tempo a una raccolta differenziata in loco.
Ogni distributore di caffè, bibite e merendine, ha infatti una colonna dove vengono già separati i vari materiali: l’alluminio delle lattine, la plastica delle bottigliette, i bicchieri e le palette di plastica del caffè. Questo permette una riduzione dei rifiuti del 90% e avvia al riciclo l’alluminio e il Pet.

Dal chicco di caffè all’economia sostenibile

Sono sempre di più le aziende, sul nostro territorio, che investono nell’economia circolare. In questo caso, la produzione di energie attraverso i fondi di caffé si allarga al sociale. Un anno fa, infatti, è nato l’accordo con
una cooperativa sociale di Milano, la Bee4, nata con lo scopo di offrire una seconda occasione di vita a persone che hanno affrontato il carcere lungo la propria storia personale.
I distributori di caffè e bibite che si rompono o sono da revisionare, vengono mandati a Milano, dove i membri della cooperativa provvedono a rimettere in sesto i macchinari nelle parti elettriche e meccaniche. Un modo ulteriore per rinviare, attraverso la rigenerazione dei distributori, il loro diventare rifiuto.

chicchi di caffé
chicchi di caffé

Sul territorio, green e sociale si uniscono con l’attenzione alle piccole realtà locali con i loro prodotti a chilometro 0.
Sociale, riciclo, energia pulita e rigenerazione della terra: l’insospettabile chicco di caffè è il protagonista di un formidabile ciclo virtuoso e solidale.
“Questa è la dimostrazione – sottolinea Giorgia Scattolin, titolare con il fratello dell’azienda noalese – che anche un chicco di caffè, grazie all’economia circolare, può essere utilizzato senza produrre scarto. Noi siamo convinti che questa sia la strada per costruire un modello di sviluppo sostenibile”.

 

 

 

 

 

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