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Discriminati sul lavoro? Non abbattetevi: c’è la consigliera di parità

La Consigliera di parità della Città Metropolitana di Venezia Silvia Cavallarin
Nella foto in alto: La Consigliera di parità della Città Metropolitana di Venezia Silvia Cavallarin.

Il dato è nazionale, ma rivela una buona notizia anche per il nostro territorio.
Sono in generale aumento i casi di discriminazione sul lavoro risolti grazie all’intervento dei consiglieri di parità.
Il 40% di coloro che nel 2018 si sono rivolti a queste figure di garanzia hanno trovato veloce soluzione, spesso con conciliazioni concluse dopo un solo avvertimento.
Questa è la buona notizia.
La brutta è che sono in maggioranza ancora le donne a subire discriminazioni sul lavoro e che tali discriminazioni sono  soprattutto legate alla maternità.
Ma c’è anche una nuova categoria tra i discriminati d’Italia: quella legata all’età anagrafica.

Cosa fa la consigliera di parità

“E’ per questo motivo che il nostro lavoro si svolge in due direzioni -spiega la consiliera di parità della Città Metropolitana di Venezia Silvia Cavallarin- Da un lato c’è l’intervento sui casi segnalati e dall’altro c’è l’attività straordinaria, attraverso la quale si cerca di agire sulla coscienza dei futuri cittadini con progetti che riguardano le scuole, sulle aziende e in generale sulla  formazione culturale”.
Ufficiale pubblico nominato dal Ministero del Lavoro su designazione del sindaco, il consigliere di parità ha il compito di vigilare e intervenire nei casi in cui si riscontri una qualsiasi situazione di discriminazione nei luoghi di lavoro, sia pubblici che privati.

Le discriminazioni nella città metropolitana

Nel corso del 2018 la consigliera di parità Silvia Cavallarin è stata raggiunta da 30 richieste di aiuto.
“Nella maggioranza dei casi provenivano da donne, ben 23. Le altre situazioni sono invece state segnalate da uomini. In generale -spiega la consigliera di parità- si tratta per lo più di discriminazioni legate alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, alla maternità e al congedo parentale.Ma ci sono stati anche 5 casi di mobbing e 4 di attività vessatoria”.
Otto di queste si sono chiuse con una conciliazione, altre sono in fase di mediazione.
I casi, spalmati su tutti i livelli di professione, hanno riguardato indifferentemente Venezia, Mestre, Chioggia e Mira, sia sul pubblico che sul privato.</strong > Nessuno di questi si è chiuso però con una denuncia. Tutto si è risolto prima di arrivare davanti a un giudice.

Come arriva la segnalazione

La consigliera di parità può essere contattata direttamente dal lavoratore. Ma anche altri canali di informazione possono dar avvio al suo intervento.
“Lavoriamo in sinergia con l’Ispettorato del Lavoro – spiega Cavallarin – Se una mamma, prima del compimento di un anno del bimbo, dichiara di volersi dimettere, noi la sentiamo, per appurare che sia realmente una sua scelta. Siamo in stretto contatto anche con lo Spisal, che ha uno sportello antimobbing. In questo caso la segnalazione può arrivare anche dal medico del lavoratore. I casi di mobbing sono tra i più complessi e finora hanno riguardato solo donne-racconta Cavallarin – Risultano più difficili da risolvere perché la vittima arriva quando già la situazione è molto avanti e lei, psicologicamente  già provata, è intenzionata a dimettersi. Isolata nell’ambiente lavorativo, crede non ci sia più una soluzione possibile. In realtà non è così. In uno di questi casi, per esempio, siamo riusciti con il datore di lavoro a scardinare la situazione proponendo alla signora un corso di aggiornamento e affidandole un’altra mansione “.
Se vi sentite depresse, se vivete una situazione lavorativa difficile e discriminatoria quindi, non demordete. Soprattutto se siete donne.

Le donne e la discriminazione sul lavoro

“Il consigliere di parità svolge anche una funzione per la promozione dell’occupazione femminile–  dice ancora Cavallarin- Si fa attività di sensibilizzazione per sostenere politiche di pari opportunità contro le discriminazioni nell’accesso ai luoghi di lavoro e si promuovono progetti per garantire pari opportunità nell’occupazione”.
Tutta questa attenzione al mondo femminile, rispetto a quello maschile, è giustificata?
“Purtroppo si -risponde la consigliera di parità- Le discriminazioni nel mondo del lavoro riguardano entrambi i sessi. Gli accessi per gli uomini però sono soprattutto legati ai permessi per la cura dei genitori. Riguardo le donne, invece, ci sono ancora degli stereotipi culturali da combattere che minano la loro progressione di carriera o lo stesso mantenimento del lavoro”.
Spesso, infatti, quando una donna decide di chiedere il part-time per accudire i figli o  di rinunciare al proprio lavoro per seguire la famiglia, non è davvero una decisione condivisa.
A volte è spinta dal datore di lavoro a dare le dimissioni, perché non trova disponibilità a soluzioni alternative.
“ Da qui -rileva Silvia Cavallarin- deriva un fenomeno molto grave, ossia quello delle signore pensionate in povertà. Salari diversi significa giocoforza anche pensioni più basse”.

Come contattare la consigliera di parità

L’Ufficio della Consigliera di Parità opera nell’ambito dei servizi per le Pari Opportunità e la consigliera Silvia Cavallarin riceve su appuntamento.
Chiunque si trovasse in situazione di discriminazione sul lavoro può dunque contattarla al numero  041250.18.13 oppure inviando un’e-mail all’indirizzo: consigliera.parita@cittametropolitana.ve.it.

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