I risultati di uno studio giapponese: bastano 10′ per avere benefici immediati misurabili
Dire: “Correte piano” può sembrare un ossimoro, un controsenso.
Eppure, tecnicamente, c’è una differenza con una semplice camminata, anche quando quest’ultima raggiunge la stessa velocità. Quando corriamo, anche lentamente, a ogni passo entrambi i piedi si staccano infatti da terra, caratteristica molto particolare dell’essere umano.
E la distinzione si prospetta come potenzialmente fondamentale.
Perché potrebbero essere proprio le caratteristiche meccaniche della corsa, ovvero le sue oscillazioni ritmiche e gli impatti verticali, a produrre un immediato beneficio sull’umore e sulle capacità cerebrali.
È l’ipotesi che hanno avanzato i ricercatori dell’Università giapponese di Tsukuba in uno studio pubblicato sulla rivista “Imaging Neuroscience”. Sottolineando, oltretutto, come possano bastare appena 10′ di corsa lenta, alla portata anche di chi è meno allenato, per avere benefici.
Il test e la corsa lenta
Il collegamento tra attività fisica e miglioramento di umore e funzioni cognitive non è una novità.
Gli studiosi giapponesi hanno però provato a capire quale sia il livello minimo per produrre effetti positivi. Sono stati così coinvolti 24 adulti sani, 11 uomini e 13 donne, facendo innanzitutto compilare loro alcuni questionari sull’umore e sottoponendoli a test cognitivi, monitorando nel contempo la loro attività cerebrale.
I partecipanti sono stati quindi fatti correre sulla distanza di un miglio (circa 1.600 metri) su un tapis roulant a intensità estremamente bassa.

La velocità è stata programmata al limite tra corsa e camminata: 5,46 km/h per gli 11 uomini e 3,86 per le 13 donne, al 35% della massima capacità dell’organismo di utilizzare ossigeno durante l’esercizio, con una frequenza cardiaca media di 105-107 battiti al minuto. Pur lentissima, si è trattato in ogni caso di corsa, come confermato dai movimenti di sollevamento del cranio a ogni passo, che non si verificano camminando. La corsa è stata alternata a una sessione di riposo, utilizzata come controllo, senza quindi confronti diretti con la camminata.
La corsa lenta “accende” una parte del cervello legata all’attenzione
Effettuato l’esercizio, i partecipanti sono stati nuovamente sottoposti al test di Stroop, usato abitualmente per valutare le funzioni esecutive del cervello e il controllo cognitivo, misurando la capacità di controllare una risposta automatica e concentrarci sull’informazione corretta. L’esempio classico è quello di vedere la parola “rosso” scritta con un altro colore, dovendo indicare questo secondo colore. Ebbene: dopo la corsa lenta, il tempo necessario per superare l’interferenza si è ridotto.
I ricercatori hanno osservato anche l’attività del cervello con una tecnica che misura le variazioni dell’ossigenazione del sangue nella regione cerebrale della corteccia. E anche in questo caso c’è stato un cambiamento in positivo: l’attività è aumentata, soprattutto nella corteccia prefrontale laterale sinistra, coinvolta in diverse funzioni esecutive, tra cui il controllo dell’attenzione e delle risposte. Risultato confermato anche dopo le analisi aggiuntive svolte per provare a escludere che il segnale fosse legato alle modificazioni sistemiche provocate dall’esercizio, come quelle cardiovascolari.
Quel “rimbalzo” della testa che migliora l’umore
L’effetto della corsa lenta, in ogni caso, non è stato solo cognitivo. Dopo i 10′ di esercizio, i partecipanti hanno infatti riferito un miglioramento dello stato d’animo, in particolare della componente associata alla sensazione di piacevolezza.
Gli studiosi hanno quindi cercato di capire perché si verifichi questo effetto sull’umore, misurando in particolare l’accelerazione della testa durante la corsa. Ovvero quanto la testa si muoveva verso l’alto e verso il basso a ogni passo. Ed è stata riscontrata una correlazione con questo “rimbalzo”.
Maggiore era l’accelerazione verticale della testa, maggiore tendeva a essere il miglioramento della sensazione di piacevolezza. L’ipotesi andrà approfondita, non potendo ancora parlare di una vera e propria dimostrazione scientifica del meccanismo. Sono gli stessi autori ad ammettere che saranno necessari esperimenti che confrontino direttamente corsa, camminata e altre forme di locomozione. Così come va sottolineato che entrambi gli effetti, cerebrali e sull’umore, sono stati riscontrati immediatamente dopo l’esercizio, senza per ora indicazioni sul lungo termine. E che il campione considerato è estremamente piccolo e senza dati per esempio su anziani e depressi.
Alberto Minazzi



