Non è solo una questione di età: anche pancia, muscoli e gambe possono influenzare la fluidità verbale
“Ce l’ho sulla punta della lingua…”. Una sensazione che, almeno una volta, abbiamo probabilmente sperimentato tutti: la parola che abbiamo in mente proprio non ci viene.
Con l’avanzare dell’età, le situazioni di questo tipo aumentano, potendo, nel caso in cui diventino frequenti, essere anche il segnale di problemi neurologici, legati per esempio alla demenza.
Si chiama “fluidità verbale” ed è stata oggetto di alcuni test neuro-psicologici (dire in 30 secondi il maggior numero di parole che iniziano con una data lettera) condotti da un gruppo di geriatri di Università Cattolica e Policlinico Gemelli. Obiettivo: approfondire il tema della capacità di richiamare rapidamente le parole dalla memoria e dei suoi cambiamenti legati all’età e ai fattori che possono influenzarla.
Tra cervello, pancia e gambe
E i risultati della ricerca, condotta su un campione di 3.615 adulti tra 30 e 80 anni (per il 54% donne) e pubblicati in sulla rivista “Frontiers in Aging Neuroscience”, hanno rivelato alcuni aspetti decisamente curiosi: pur restando il livello di istruzione l’aspetto più importante per aumentare la riserva cognitiva utile all’avanzare dell’età, hanno un peso anche gli stili di vita e la forma fisica.
Perché avere più grasso concentrato nella zona addominale (quella che siamo abituati a chiamare “pancia”) si è dimostrato un fattore che, pur non potendo ancora parlare di un vero rapporto di causa-effetto per la trasversalità della ricerca, incide, modificandola, sulla normale associazione tra età e performance cognitive. E anche la fragilità muscolare e un non ottimale funzionamento delle gambe sono risultati connessi indipendentemente a una peggiore fluidità verbale.
La fluidità verbale e i fattori che la influenzano
La fluidità verbale raggiunge il picco intorno ai 45-50 anni per poi declinare progressivamente, con un andamento però non lineare.
Quando le traiettorie cognitive iniziano a modificarsi, a partire dalla mezza età, entra infatti in gioco una serie di fattori, come memoria e istruzione, alimentazione con aderenza alla dieta mediterranea, attività fisica e glicemia.
Proprio l’andamento non lineare della fluidità verbale, per gli autori dello studio, potrebbe aiutare anche a capire quando cominciano i primi cambiamenti associati all’invecchiamento cerebrale.
Il fattore più importante è il livello di istruzione, che ha un importante effetto protettivo. Nei laureati magistrali e in chi ha titoli post laurea, le prestazioni sono infatti risultate migliori del 33%, ma basta un diploma di scuola superiore per migliorare del 22%.
Quanto alla pancia come importante elemento di vulnerabilità, i ricercatori si sono basati sul rapporto tra circonferenza di vita e altezza, e come controllo a quello tra vita e fianchi, riscontrando un più marcato calo della fluenza verbale associato all’età attraverso diversi meccanismi, a partire dall’infiammazione cronica. Pur con effetti relativamente modesti rispetto a quelli osservati per l’istruzione, uno stile di vita sano è stato dunque associato a una migliore prestazione cognitiva.
Infine, anche muscoli e cervello sembrano invecchiare in modo interconnesso. Misurando le performance degli arti inferiori con il chair stand test, in cui chi impiega più tempo ad alzarsi ripetutamente da una sedia mostra una peggiore funzionalità, i risultati hanno suggerito la possibile connessione funzionale con l’invecchiamento cognitivo non solo dell’adiposità, ma anche della mobilità e della funzionalità fisica, che dunque non vanno considerati come compartimenti separati.
Costruire un invecchiamento in salute giorno per giorno
Lo studio, sottolinea Francesco Landi, coordinatore del team di lavoro, “rinforza una visione dell’invecchiamento in salute come processo da costruire giorno per giorno, molto prima dell’inizio della vecchiaia”.
Il messaggio è dunque chiaro: “Mantenere un buon livello di attività fisica, una sana alimentazione, curare la salute metabolica e la funzione muscolare contribuisce non solo alla salute cardio-vascolare e fisica, ma anche alle performance cognitive”.
Alberto Minazzi



