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L’intelligenza artificiale al primo processo pubblico (simulato) in Italia

L’intelligenza artificiale al primo processo pubblico (simulato) in Italia
L'aula del Tribunale della Corte d'Appello di Venezia

L’iniziativa promossa da Confindustria partirà il 9 ottobre. Previste 4 udienze e la sentenza il 4 novembre

L’intelligenza artificiale fa ormai parte della nostra vita quotidiana. C’è chi la utilizza per lavoro, chi per informarsi su qualcosa, ma anche creare contenuti, progettare grafiche, analizzare dati e fare ricerca. Così come l’Ai anche supporta la diagnostica medica, trova applicazioni nella gestione della sicurezza informatica e nell’ottimizzazione della logistica aziendale.
Ma c’è anche il rovescio della medaglia. I sistemi generativi dell’Ai possono diffondere notizie false su larga scala. Gli hacker possono sfruttarla per automatizzare attacchi informatici complessi o trovare falle nei sistemi aziendali e statali. Ancora, inserire dati aziendali o personali nei programmi di Ai espone a potenziali fughe di informazioni riservate.
I criminali la usano inoltre per creare messaggi perfetti, voci clonate e video (deepfake) realistici per rubare soldi o dati personali. Non a caso, proprio in questi giorni, per contrastare le clonazioni fatte con l’intelligenza artificiale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha registrato l’audio “Io sono Giorgia Meloni” da sottoporre all’esame dell’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale affinché stabilisca se possa diventare un marchio registrato.
In questo modo, il titolare può intraprendere azioni legali in ciascun Paese europeo, essendo la registrazione valida in tutta l’Ue, con pesanti conseguenze per il trasgressore.

L’Ai sul banco degli imputati

Proprio sulla base del risvolto negativo derivato dal suo utilizzo distorto, l’intelligenza artificiale il 9 ottobre salirà sul banco degli imputati a Bari con l’accusa di lesioni, diffamazione e truffa. Sarà il primo processo pubblico simulato, organizzato dal Club delle Imprese per la Cultura di Confindustria Bari e Bat (acronimo che identifica i 3 giganti tecnologici cinesi che guidano lo sviluppo dell’Ai in Asia), che si svolgerà nell’aula della Corte di Assise.
Dopo 4 udienze, fissate per il 9, 16 e 23 ottobre, il prossimo 4 novembre, in quella finale dedicata a requisitoria e arringhe, ci sarà la sentenza finale. Il dibattimento che vedrà alternarsi accusa, difesa, testimoni e giuria popolare è dedicato all’impatto dell’Ai sulla vita delle persone e ci si interrogherà su rischi, responsabilità e opportunità delle nuove tecnologie.

Il primo processo pubblico all’intelligenza artificiale in Italia

L’imputata è chiamata a rispondere di 4 capi d’accusa: istigazione al suicidio, lesioni colpose, diffamazione attraverso contenuti falsificati e condotta sindacale algoritmica legata alla sostituzione del lavoratore.
Le imputazioni sono tutte ispirate a casi realmente accaduti: dal suicidio di un minorenne indotto a togliersi la vita dopo mesi e centinaia di conversazioni in chat, all’illecita diffusione di contenuti diffamatori social razzisti attribuiti a una docente che in realtà mai erano usciti dalla sua bocca; dalle lesioni personali colpose gravissime per una diagnosi errata di un tumore al seno, alla sostituzione algoritmica del lavoro, esclusione collettiva opaca (una forma di discriminazione in cui un intero gruppo viene sistematicamente escluso dai processi decisionali, dalle risorse o dai diritti, ma attraverso meccanismi non trasparenti, nascosti o non dichiarati ufficialmente, ndr), controllo illecito, truffa mediante dipendenza tecnologica indotta  e disastro ambientale.

Assolta o accusata?

Per ciascuno di questi casi, nel corso delle udienze diversi esponenti del mondo accademico, dell’impresa e della società civile saranno chiamati ad affrontare da diverse prospettive le opportunità, i rischi e le implicazioni dell’intelligenza artificiale. Tra i testimoni in aula saranno presenti il presidente nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli, il rettore dell’Università di Bari, Roberto Bellotti, lo psicopatologo forense Roberto Catanesi, docenti universitari, imprenditori e sindacalisti.

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