Coronavirus. Non si trasmette col cibo: filiera veneta sicura

coronavirus

Il coronavirus non si trasmette attraverso gli alimenti. E il rischio contagio non viaggia con i trasporti dei nostri prodotti.
A fronte delle tante paure e degli interrogativi che continuano a esser formulati dai cittadini, la risposta arriva, ufficiale, dalla Regione Veneto.

Una filiera a prova di virus

L’appello a una corretta informazione è partito dall’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan che ha incontrato le categorie economiche del Veneto e ha tenuto un vertice in videoconferenza con il ministro per le Politiche agricole e gli assessori delle altre Regioni. Il nostro settore agricolo, è stato ricordato, da tempo si è dotato di protocolli sanitari stringenti, con controlli periodici e approfonditi. La filiera alimentare veneta, del resto, ha dovuto negli ultimi anni affrontare emergenze sanitarie ben più serie. Basti pensare all’influenza aviaria, al morbo della mucca pazza o alla peste suina, che sono state alla fine superate e hanno permesso, a beneficio di tutti, di avere un sistema sempre più sicuro anche in situazioni ordinarie. «Rassicuriamo i cittadini sul fatto che i nostri prodotti sono certificati e sani”, ha dichiarato l’assessore.

Agricoltura a Sant’Erasmo

Chieste al Governo misure per l’agricoltura

A breve, la Regione Veneto convocherà un “Tavolo Verde” con le categorie. In quella sede, oltre a fare il punto della situazione, si discuteranno richieste e proposte da presentare al Governo. Intanto, a Roma, sono state avanzate alcune richieste urgenti per il settore, da affrontare con il prossimo decreto della Presidenza del Consiglio.
Una richiesta di sostegno a tutto tondo, per minimizzare le conseguenze della situazione attuale. Si va dal tema degli approvvigionamenti degli allevamenti al riconoscimento della cassa integrazione anche per i lavoratori stagionali, dal sostegno degli agriturismo (che hanno visto azzerare le prenotazioni) alla vigilanza sulle speculazioni sui prezzi. Ma anche si chiedono proroghe dei mutui, stop alle tasse e una maggiore attenzione alle problematiche della logistica e dei trasporti della filiera agroindustriale.

Gli ospedali si potenziano

Il ritornello, in queste ore, è dunque sempre lo stesso: nessun allarmismo, ma nemmeno abbassare la guardia. E se, sulle implicazioni sanitarie legate alla produzione alimentare, il lavoro da fare è legato soprattutto al superamento dei pregiudizi, vi sono altri settori in cui si possono invece adottare misure concrete.
Sempre la Regione, sfruttando i poteri attribuiti al presidente come Soggetto Attuatore per l’emergenza coronavirus sul nostro territorio, ha deciso così di implementare il personale sanitario per fronteggiare l’aumento dei carichi di lavoro.

Attingendo con procedura d’urgenza ai candidati risultati idonei nelle graduatorie dei concorsi già effettuati, saranno in questi giorni assunte 215 nuove figure professionali: 100 infermieri professionali, 80 operatori sociosanitari, 20 assistenti sanitari, 10 tecnici e 5 autisti. Tutte assunzioni immediate a tempo indeterminato, che resteranno in servizio anche una volta superata l’emergenza.

Coronavirus: il punto della situazione

Certo, non si può nascondere che l’emergenza è tutt’altro che superata. Il numero dei contagi confermati sta crescendo, anche se sempre senza numeri tali da configurare una pandemia. I dati sono in continuo aggiornamento, per cui si può fare solo una fotografia parziale, ben sapendo che questa potrebbe essere presto superata.

Al momento, in ogni caso, nella Città Metropolitana di Venezia i casi acclarati sono 10, equamente divisi tra capoluogo e resto del territorio.
L’ultimo soggetto risultato positivo al tampone è un infermiere dell’ospedale SS. Giovanni e Paolo di Venezia, venuto a contatto con i primi due pazienti colpiti da coronavirus (l’88enne di Cannaregio e l’86enne di Dorsoduro), già ricoverati al padiglione Jona e ora spostati nei reparti di competenza. Qui era ricoverato anche l’83 di Castello risultato positivo.
All’Angelo di Mestre, invece, è ricoverato l’80enne della Gazzera.

Nel resto della Provincia, il caso più grave resta quello del 67enne di Oriago. Gli altri quattro casi, invece, riguardano il personale ospedaliero: 3 sanitari a Dolo e una dottoressa a Mira.

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